Mobilità

Quando il decoro colpisce chi pedala: il paradosso di Sanremo

Quando il decoro colpisce chi pedala: il paradosso di Sanremo

La rimozione di una trentina di biciclette da parte della Polizia Locale di Sanremo, presentata come un’operazione di contrasto al degrado – realizzata a poche settimane dall’inizio del Festival della Canzone Italiana – ha acceso un dibattito che va ben oltre il confine della Città dei Fiori.

Decoro contro mobilità quotidiana

Da una parte c’è chi plaude all’intervento in nome del decoro urbano e della sicurezza; dall’altra, numerosi cittadini si sono ritrovati senza bici pur utilizzandola regolarmente per i propri spostamenti quotidiani. Un paradosso tutt’altro che raro: interventi pensati per “ripulire” lo spazio pubblico finiscono per penalizzare proprio chi, scegliendo la bicicletta, contribuisce a ridurre traffico e congestione. E per rimuovere bici apparentemente abbandonate (che invece abbandonate non erano).

Quando l’aspetto della bici inganna

Tra le segnalazioni emerse – come riportato sul sito Riviera24.it* – c’è quella di chi ha visto portare via una bici semplicemente perché vecchia o visivamente usurata. Un criterio estetico che rischia di essere fuorviante: una bicicletta arrugginita o con qualche segno del tempo non è automaticamente abbandonata.

Dalle testimonianze raccolte emerge anche un altro elemento critico: l’assenza di strumenti chiari per dimostrare la proprietà del mezzo. In mancanza di foto, documenti o registrazioni ufficiali, l’unica “prova” rimasta a molti utenti è la chiave del lucchetto, insufficiente però a evitare disagi, perdite di tempo e il timore di dover pagare sanzioni e costi di deposito per una rimozione mai annunciata.

Nessun avviso, molti problemi

Senza avvisi preventivi, bollini o comunicazioni chiare, la rimozione improvvisa della propria bici lasciata per strada si traduce in un disservizio concreto, fatto di tempo perso, spostamenti saltati e difficoltà nel dimostrare la proprietà del mezzo. Un problema che colpisce soprattutto chi usa la bici come vero mezzo di trasporto, non come oggetto occasionale.

La posizione della Polizia Locale

Dal Comando della Polizia Locale arriva la spiegazione ufficiale: le biciclette rimosse vengono custodite per permettere ai proprietari di reclamarle (e solo dopo alcuni mesi, in assenza di richieste, vengono smaltite, ndr). I criteri dichiarati parlano di rottami, parti mancanti e segni evidenti di inutilizzo. Ma la stessa ammissione di un’area grigia – quella delle bici vecchie ma ancora utilizzate – mostra quanto il confine sia fragile e quanto il rischio di errori sia reale, soprattutto in assenza di regole condivise e facilmente comprensibili.

Un confronto che apre una strada

È proprio su questo punto che il caso di Sanremo offre uno spunto interessante. L’incontro tra l’assessora Lucia Artusi e Flavio Di Malta, rappresentante del mondo ciclistico locale, ha messo sul tavolo una questione spesso ignorata: non si può parlare di decoro senza affrontare seriamente il tema della sosta delle biciclette. In una città che vanta una delle piste ciclabili più conosciute d’Europa, la carenza di rastrelliere moderne e di spazi adeguati per parcheggiare in sicurezza è una contraddizione evidente.

Il confronto ha fatto emergere una contraddizione evidente: Sanremo è attraversata dalla Ciclabile della Riviera dei Fiori, una delle infrastrutture ciclabili più conosciute e apprezzate d’Europa, ma non dispone – in proporzione – di un sistema adeguato di parcheggi e rastrelliere moderne. Una città simbolo del ciclismo che, nei fatti, fatica a offrire spazi sicuri e funzionali per chi la bicicletta la usa ogni giorno.

Una città ciclabile senza parcheggi per bici?

La carenza di stalli dedicati costringe spesso i ciclisti a soluzioni di fortuna: ringhiere, pali, griglie metalliche “sparse qua e là”, come le definisce lo stesso Di Malta. In questo contesto, interventi repressivi rischiano di colpire non l’abbandono reale, ma l’assenza di alternative concrete. Il risultato è un corto circuito: si rimuovono le biciclette perché “fuori posto”, senza interrogarsi sul perché non esistano luoghi adeguati dove lasciarle.

Soluzioni semplici, già sperimentate altrove

Le proposte avanzate vanno nella direzione giusta: un’anagrafe delle biciclette, che permetta di risalire ai proprietari prima di procedere con le rimozioni, e un regolamento chiaro e pubblico sulla sosta, accompagnato da infrastrutture adeguate che consentano di legare il telaio e non solo la ruota. Strumenti semplici, già adottati in molte città europee, che riducono conflitti e incomprensioni.

Il vero nodo: come si fa il decoro

Il punto, però, è più generale un altro. Le operazioni di “decoro urbano”, se non accompagnate da comunicazione preventiva, dialogo con gli utenti e alternative concrete, rischiano di trasformarsi in azioni punitive verso chi sceglie forme di mobilità sostenibile.

Il caso di Sanremo mostra che il problema non è la rimozione della bici in sé, ma il contesto in cui avviene. In una città che promuove il ciclismo come risorsa turistica e ambientale, ogni intervento dovrebbe partire dalle infrastrutture e dalle regole, non arrivarci dopo.

Sanremo dimostra però anche che un confronto è possibile e auspicabile: costruire un’agenda condivisa tra amministrazioni e ciclisti non è un favore a una minoranza, ma un investimento sulla qualità dello spazio pubblico e sulla mobilità di tutti.

*[Fonte]

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Commenti

  1. Davide ha detto:

    Sig. Giovanni, guardi che anche le auto dispongono di parcheggi liberi – strisce bianche. Tutti devono avere la possibilità di parcheggiare un mezzo, le rastrelliere e gli archetti utilizzati in moltissime città europee sono completamente gratuiti, si paga il parcheggio bici dove si necessita di una maggiore custodia del bene. Visiti qualche bella città europea ed impari come l’uso della bici rende le città più vivibili. Studi quante persone vengono trasportate in un km di viale cittadino con le auto in coda rispetto alle bici, quanti metri quadri per auto di suolo pubblico vengono occupati nel muoversi, e quanti per parcheggiare. Un posto auto in un parcheggio richiede almeno 20 metri quadri di superficie. Pagato con le tasse anche dei ciclisti. Io non contesto il diritto alla mobilità motorizzata, ma esigo prese di posizione più razionali. Si metta a studiare teoria del traffico prima di parlare.

  2. Fede77 ha detto:

    Son daccordo nel rimuovere le bici dove si nota chiaramente che sono abbandomnate da mesi se non anni…
    Sarebbe stato logico e civile mettere un avviso sui vari mezzi, e se non cifosse stato riscontro entro un mese, allora toglierle… ma come vediamo nella foto, altrettanti scooter parcheggiati alla meno peggio.

    Siamo proprio un paese difficile da interpretare.

  3. Emanuela Bussolati ha detto:

    Personalmente, per spostarmi in città (Milano) utilizzo sempre la bici (molto) o i mezzi (poco) e utilizzo solo biciclette usate e apparentemente arrugginite/sverniciate, che mi faccio regalare o che acquisto da amici o da ciclisti che garantiscono l’usato come non rubato. A Milano sono stata derubata così tante volte di biciclette “quasi nuove” o molto ben tenute, sia in giro, sia in cortile, che la mia scelta è quella di girare con una bici che sembra vecchissima e scassata. (ovviamente catena, freni, luci, raggi sono appostissimo).
    Dunque se mi sottraessero la bicicletta anche le forze dell’ordine, per esempio per le Olimpiadi, dovrei probabilmente rinunciare alla bici per sempre. Troppi ostacoli: ciclabili parcheggiate, scarse e assurde, buche nella maggior parte delle strade e dei marciapiedi (anche i cinquenni con monopattino nel percorso casa e scuola spesso ci finiscono dentro) eccetera. Nessuna attenzione e cura da parte della Amministrazione (e di automobilisti e autotrasportatori) per ciclisti grandi e piccoli che gli alleggeriscono pure il traffico.

  4. antonino lipari ha detto:

    Mentalità medioevale di amministrazioni che invece di trovare delle soluzioni, leggasi rastrelliere diffuse, pensano a reprimere chi fa della bici una scelta di libertà

  5. Pitolino ha detto:

    che poi ricordiamoci che le rastrelliere devono essere adeguate perché legare la bici con la ruota davanti è il miglior modo per farsela rubare, la maggior parte delle bici ormai con sgancio rapido staccano la ruota e si portano via tutto il telaio quindi parcheggi classici sono totalmente inutili. evito di commentare quello che è successo perché non penso sarei diplomatico, mi sembra evidente che adesso si sia scelto di colpire il ciclista (vedi boiata casco in arrivo) per impedire la mobilità cosa che sta andando avanti ormai da sei anni….

    se usassero lo stesso zelo per chi spacca bottiglie dappertutto facendoci tornare a casa a piedi avremmo risolto tutti i problemi.. ma 😁 lì il decoro non esiste.
    giustamente una bici legata a un palo È inguardabile le bottiglie di vetro rotte a terra sono una virtù…

  6. Accaso ha detto:

    usassero la stessa solerzia per gli autoveicoli parcheggiati in modo errato

  7. Stefano ha detto:

    Io sono d’accordo sulla rimozione di biciclette a cui mancano parti (a volte prese in “prestito” da altri ciclisti perché hanno bisogno di quel pezzo introvabile) o hanno evidenti segni di rottura insanabili. Sicuramente costerebbe più un pezzo di ricambio che tutta la bici nuova. Sono biciclette che non hanno speranza di essere rimesse in vita dai loro proprietari. Perché gli stessi hanno perso l’interesse nell’ usarla. O perché sono bici che prendi nella GDO o con punti benzina. O le regalano acquistando un elettrodomestico. Avvolte mi capita, camminando per le strade di Roma, di vedere dei veri e propri rottami che solo a guardali ti prende il tetano. Vengono abbandonate dai proprietari per non portarli nei centri di raccolta di smaltimento. Un giorno ho lasciato un messaggio su una bici che non stava messa poi tanto male ed era lucchettata su palo di un insegna pubblicitaria. Avevo scritto che ero interessato alla sua bici e chi avrebbe potuto contattarmi tramite email. Beh sapete come è andata a finire? Che io non ho ricevuto nessuna mail dopo un anno, il biglietto che avevo scritto si era ormai sbiadito e quella povera bicicletta si stava sempre più deteriorando.

  8. giuseppe c ha detto:

    Semplicemente devo dire alla polizia stradale, e locale, non solo di Sanremo che invece di rimuovere le biciclette dovrebbero rimuovere le tante moto parcheggiate sulle ciclabili… oltre le auto… che oltre al non decoro creano pericolo… nella citta dove vivo,(bergamo) c’è lo stesso problema ma tutti se ne infischiano… grazie, distinti saluti

  9. Roberto Lorenzi ha detto:

    purtroppo in Italia le biciclette sono odiate dalla stragrande maggioranza di cittadini, governo in e autorità varie in primis e questa mentalità purtroppo non si cambia, siamo lontani anni luce dal nord Europa.

  10. Piero Bottali ha detto:

    Il ciclista metropolitano va premiato perché non inquina, non fa rumore, non occupa spazio cittadino: è perciò un benemerito e non gli vanno rotti i c******* ma va favorito e ringraziato.

    [Questo commento è stato moderato prima della pubblicazione – Bikeitalia.it]

  11. Marco Viale ha detto:

    Davvero incredibile tutto ciò, purtroppo ancora una volta a dimostrazione di un paese vecchio che fa fatica ad adeguarsi con i tempi. Anziché plaudire ed incentivare chi assume dei comportamenti quotidiani per migliorare la qualità di vita della collettività (meno macchine = meno traffico, meno rumore, meno inquinamento) si colpisce con il pretesto del decoro, senza neanche ragionare sul fatto che le biciclette sono forse vecchie e non belle apposta per non farsele rubare..

  12. Alessio ha detto:

    una boiata. questa è appropriazione indebita… se vuoi rimuovere una bici devi mettere delle segnalazioni sulla bici stessa. Ovunque in Italia viene messo un messaggio e si passa alla rimozione solo 15gg successivi, delle sole bici che presentano ancora il messaggio. Peraltro per evitare la rimozione basta togliere il messaggio dalla propria bici… evitando disagi

  13. Marco ha detto:

    la cosa incredibile è che quasi tutti i temi relativi alle biciclette, dai parcheggi alle piste ciclabili, sono già stati risolte altrove. Basterebbe guardare come hanno risolto un dato problema per esmpio ad Amsterdam e le soluzioni sono già pronte.
    p.s. in Olanda per identificare le bici abbandonate mettono un avviso, se dopo 1 mese l’ avviso è ancora lì via di rimozione. Le bici rimosse vengono rivendute a prezzi modici a chi le vuole. Risolto…

  14. Paolo ha detto:

    Buongiorno, il vero problema di Sanremo, oltre a mancare gli stalli per le bici, sono le bici abbandonate nei pochi stalli, senza sella, senza ruota. Ben venga la rimozioni di tali bici.

    [Salve Paolo, come avrà letto nell’articolo oltre a bici effettivamente abbandonate e malmesse sono state rimosse anche bici semplicemente arrugginite ma funzionanti che venivano utilizzate dai cittadini che l’avevano legata alla rastrelliera o a un palo e non l’hanno più ritrovata in quanto rimossa degli agenti della Polizia Locale. Chiaramente i rottami di bici e/o le bici effettivamente e palesemente non marcianti è bene che vengano rimosse: ma la questione affrontata dall’articolo era un’altra – Bikeitalia.it]

  15. Giovanni ha detto:

    ancora…ma i ciclisti sono pronti ah pagare la sosta negli appositi parcheggi custoditi, oppure solo perché 500-600 metri distanti dal luogo di fermato fanno esattamente come gli automobilisti ? parcheggi selvaggi ? ho l’impressione che il problema vero e’ che bisognerebbe smettere di avere solo diritti….e Qualche volta anche doveri e se io uso la bici…non ho il diritto assoluto Senza rispettare doveri…

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