Cilento in bicicletta: i suoni della Via Silente

Era da tanto tempo che sentivamo parlare della Via Silente, gli echi di questo nuovo percorso cicloturistico in Campania ci erano giunti fin dall’altro capo del mondo. Era quindi d’obbligo andare a vedere di cosa si trattasse, soprattutto capire cosa significasse percorrere un itinerario circolare all’interno di un’unica regione ed un’unica provincia, quella di Salerno.

Arrivati a Velina, dove si trova l’Info Point di partenza della via, ci ha accolti la sua ideatrice, Simona Ridolfi. Accolti nel vero senso della parola, per quattro giorni ci ha ospitati nella sua piccola ed accogliente casetta in campagna. Simona la conoscevamo di fama, non solo per la Via Silente ma anche come viaggiatrice. A piedi, in moto ed in bici, il mondo l’ha girato in lungo ed in largo. Dai suoi molti viaggi è nata l’idea di questo tracciato, prima ideato su carta e poi provato dal vivo per capire se, dalle sue stesse parole: “Mi avrebbe emozionata come mi hanno emozionata i cammini all’estero”. E così è stato. Dall’idea alla linea sulla mappa, la Via Silente ha definitivamente preso forma.

Via Silente perché le strade ed i luoghi che percorre sono lontani dal rumore cittadino e perché per assonanza ricorda il nome dell’area principale che attraversa: il Cilento. I 600 chilometri sono tutti all’interno del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, un Parco che parte dalle coste di acqua cristallina del sud della Campania per spingersi fin su i 1900 metri del Monte Cervati, la vetta più alta della Regione Campania.

Nel mezzo c’è di tutto. Ci sono gli ulivi centenari della costiera di Pisciotta, la faggeta degli Alburni, i ciliegi di Ceraso, i castagneti ed i fichi d’india, l’odore di menta che permea l’aria non appena si scende di quota. Le straordinarie gole del fiume Calore, l’inghiottitoio di Vallivona e le sorgenti del Sammaro. Ed i centinaia di piccoli borghi medievali tenuti egregiamente, impossibile elencarli tutti!

È un percorso che si può fare tutto l’anno ma è indubbio che Agosto non sia il mese migliore. Per fortuna tra un bagno a mare, una rifrescata nei fiumi e all’ombra dei boschi si trova del refrigerio. Il tracciato non è affatto banale. Più di 13.000 metri di dislivello positivo accumulato, tratti con pendenze fino a oltre il 15% (la salita al cimitero fuori Controne non la dimenticheremo mai!). Non è un tracciato per tutti ma può essere interpretato e gestito in base alle proprie capacità. I paesi e le strutture ricettive non mancano, così come non mancano i posti dove passare la notte in tenda – sempre nel pieno rispetto del luogo, mi raccomando!

Nonostante le pendenze importanti e la calura estiva nel nostro peregrinare abbiamo incrociato cicloviaggiatori di tutti i tipi: noi con le nostre bici pesanti ed autosufficienti (abbiamo dormito quasi sempre in tenda); altri con city bike ed un solo pannier con le strutture per dormire già prenotate; altri ancora partiti totalmente all’avventura digiuni di viaggi in bicicletta e con tanta voglia di pedalare.

Le strade che percorre sono principalmente strade secondarie, scarsamente trafficate. Il silenzio è indubbiamente un grande protagonista delle nottate all’aperto e delle pedalate, ma questo territorio è tutt’altro che silente. Ha una gran voglia di parlare attraverso la voce dei suoi abitanti, attraverso i loro racconti di vita e di amore per questa terra bellissima e difficile.

C’è la voce di Rosi a Felitto. Vissuta quarant’anni in Germania e da poco rientrata nella sua terra. Adora tanto il suo paese da aver deciso di acquistare un vecchio palazzo nel centro storico per paura di vederlo crollare ed abbandonare. La voce di Alessandro, 80 anni, una vita come pastore tra gli scivolosi pendii degli Alburni. Ne conosce ogni angolo, foglia, zolla di terra. Mentre ci racconta delle nottate passate a cercare pecore e funghi indicando i luoghi sui pendii, non possiamo fare a meno di notare il suo sguardo innamorato ed orgoglioso delle montagne e del suo passato.

Ancora c’è la voce di Maria, 81 anni, rientrata da poco al suo paese e che in gioventù addirittura lavorò per la regina Elisabetta II. Molte sono le storie come quelle di Maria e Rosi, storie di migrazioni dettate dall’esigenza, di sofferenza per la lontananza dalle proprie radice e dai luoghi del cuore. Tutte racchiuse nelle parole di una bellissima canzone scritta da Monia Ridolfi, “Monte Sovrano”, dedicata proprio al Cilento, alle sue bellezze ed alla difficoltà per un giovane di crearsi un futuro:

“Pecché m’’e rato a te se poi me n’aggia ire

pecché rind’a tutta chesta, a chesta tua perfezione

tu nun’’e pensato nun’’e pensato a me e a tutti sti uagliune?”

 “Perché mi hai permesso di averti se poi devo fuggire

Perché dentro tutta questa, questa tua perfezione

Tu non hai pensato, non hai pensato a me e a tutti questi ragazzi?”

Di tanti che vanno via, altri restano o addirittura si trasferiscono qui alla ricerca di un rapporto più sincero e genuino con la vita. C’è Giuseppe che dopo anni passati su navi da crociera come  barman ha deciso di tornare nel suo paese, Sanza, e di aiutare i genitori nella gestione del ristorante di famiglia, portando con sé una ventata di innovazione e sana esterofilia.

C’è Amedeo che da Napoli si è trasferito nella campagna di Vibonati, dove ha rimesso a nuovo un vecchio rudere e ne ha tirato fuori un casale dove offre ospitalità e prodotti a cm 0. Ancora,

Annamaria a Teggiano che da sempre riceve viaggiatori con una dolcezza disarmante.  È proprio questa la particolarità di questo percorso: non ci sono solo i paesaggi ed i borghi, ma anche e soprattutto le persone e le vite che lo compongono. Alla fine di ogni giornata la testa è già piena di ricordi e di incontri indimenticabili.

Eravamo scettici all’idea di percorrere 600 km all’interno dello stesso territorio ma già dai primi giorni abbiamo capito che non sarebbe stato semplicemente un itinerario cicloturistico ma qualcosa di più, un vero e proprio viaggio attraverso costumi e luoghi carichi di significato, un vero e proprio Cammino, come i grandi Cammini d’Italia ed Europa.

Un percorso che nutre lo spirito, che parte e ritorna nello stesso punto, eppure chi lo percorre non si sente mai fermo, ma torna al punto di partenza trasformato dalle esperienze vissute ed arricchito dai ricordi e dalle immagini di una terra meravigliosa.

Tutte le informazioni per la Via Silente si trovano sul portale presente all’indirizzo web: https://www.laviasilente.it

Mentre la traccia GPS completa è scaricabile direttamente dall’applicazione Komoot al seguente link: https://www.komoot.com/user/952173553371

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