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Da Cisternino a Ceglie Messapica

Italia, Itinerari, Puglia, Valle d'Itria • di

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Pedalando fra i sentieri che silenziosi si ramificano nelle campagne tra il borgo antico di Cisternino e la golosa Ceglie Messapica, può anche capitare di imbattersi in un aereo cacciabombardiere serenamente parcheggiato nel vialetto di casa. Non sorprendetevi. La Valle d’Itria riserva mille e più sorprese. Che lo stupore abbia inizio.
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L’itinerario prende il via poco distante dal centro storico, cuore pulsante di Cisternino. Si ha appena il tempo di scorgere la stazione delle Ferrovie Sud-Est sulla destra che subito ci si ritrova immersi tra le vie di campagna, sentinelle silenziose della brulicante vita nelle contrade.
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Mappa

Altimetria

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La distanza da coprire è minima. Appena 15 chilometri. Ma la garbata bellezza che sfodera la Valle d’Itria potrebbe atterrire chiunque. E allora prendiamo fiato.
Il fondo stradale è quasi totalmente asfaltato. Forse un po’ troppo rabberciato. Ma l’attenzione sarà rapita sicuramente da altro.
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Ai già pochi chilometri da percorrere si aggiunge il fatto che il profilo altimetrico del percorso pedala a nostro favore. Tanto è vero che il primo tratto, per buona parte, è caratterizzato da allegre discese. Tutto l’itinerario presenta sempre e comunque i classici saliscendi propri dei territori collinari come quelli della Valle d’Itria. Ma in questo caso non si affronta niente di estremo o impegnativo. Quindi in alto i cuori.

La traccia si snoda quasi interamente fra stradine di campagna distanti dai flussi veicolari decisi. Il XXI secolo riemerge infatti solo a tratti, incrociando per qualche istante una strada provinciale, o quando l’acuto scampanellare metallico di un passaggio a livello ci ricorda che non siamo i soli a vagabondare divertiti per questo magico angolo di paradiso.
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Ci lasciamo velocemente alle spalle contrada Tanzarella e Carperi. Attraversiamo spediti un cunicolo naturale fatto di tronchi, arbusti, fronde e cespugli. Un attimo dopo lo scenario cambia repentinamente. Il verde rigoglioso si fa da parte per lasciare campo libero a tutte le sfumature di colore della campagna. Sulla destra il magnifico prospetto di masseria Monterale. Noi proseguiamo a sinistra. Scavalchiamo la strada ferrata e percorriamo brevemente la SP 16 in direzione Pascarosa.
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In men che non si dica pedaliamo nuovamente nel silenzio. Superiamo il bivio per il Trullo Sovrano, tipica costruzione conica dalle dimensioni generose rispetto a quelle delle consuete cupole che punteggiano la Valle d’Itria. In questo abbiamo un piano superiore, destinato ad abitazione, ed un piano inferiore dedicato al ricovero del bestiame o da adibire a magazzino.
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Più avanti, lungo la strada, sulla destra, leggermente nascosta dalla vegetazione, quasi al riparo da occhi indiscreti, troviamo specchia Satìa.
Il fenomeno delle specchie, costruzioni megalitiche di origine messapica, non è oggi ancora pienamente compreso. Le ipotesi sono diverse: è possibile che questi cumuli informi di pietre, o dalla struttura irregolare a tronco di cono, siano semplicemente materiale di risulta derivante dallo spietramento del terreno adibito successivamente all’utilizzo agricolo, oppure, che siano il risultato di trulli collassati.
Tuttavia, la presenza di specchie dall’architettura regolare e ben definita lascia invece supporre che questi manufatti avessero chiare finalità strategiche e venissero utilizzati per scopi militari come torri di avvistamento, punti di osservazione, o come veri e propri “ponti” di comunicazione tra una specchia e l’altra. Questa tesi è inoltre supportata dall’esistenza di una rete di siffatti “avamposti”, collegati tra loro da una muraglia, il tutto facente parte del Paretone, ampio e complesso sistema difensivo dell’antica Kailìa, l’attuale Ceglie Messapica. Questo era costituito da tre o quattro cinte murarie concentriche che racchiudevano al loro interno l’abitato ed il territorio circostante della roccaforte messapica.
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Continuando, si attraversa il delizioso borgo di Pascarosa. Successivamente incrociamo la SP 14 e nuovamente i binari delle Sud-Est.
La strada prosegue, senza indugi, sinuosa sino a Ceglie. Lasciamo un po’ di spazio nelle borse laterali della nostra bici: sulla via si incrocia masseria Seppunisi, prelibato esempio della caseificazione artigianale nella tradizione della murgia dei trulli ed avamposto gastronomico di un itinerario dal finale a KM0.
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Arriviamo a destinazione su via Sandro Pertini. Prendiamo tutto il tempo di cui abbiamo bisogno prima di rientrare. Il ritorno sarà ostico. Non per le distanze da coprire o per salite al cardiopalmo da affrontare… Ma a causa della digestione. Non si è mai troppo sazi di Valle d’Itria.
Pedalate per credere.





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