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Il gravel esiste: il mio racconto del Marche Trail

Il gravel esiste: il mio racconto del Marche Trail

Con la bicicletta si può viaggiare, correre su strada o perdersi nei boschi e io, da neofita di questo mondo, sto ancora cercando la versione del ciclismo che preferisco, quella più adatta a me.

Come lo sto facendo? Provando tutte le esperienze possibili, anche quelle che mi sembrano impossibili.

Con questo spirito ho deciso di partecipare al mio primo trail e ho scelto il Marche Trail.

Un tracciato di 350 km con oltre 6.000 metri di dislivello positivo tra i panorami, la cultura e le tradizioni di una delle regioni più belle d’Italia. Ho colto l’occasione per provare la mia nuova bicicletta, una Scott Contessa Speedster Gravel. Il mezzo perfetto per queste avventure, equipaggiato con gruppo Shimano GRX specifico per l’uso gravel e pneumatici Schwalbe G-ONE Allround.

Ho deciso di affrontare il trail in maniera totalmente unsupported e ho scelto il set up da viaggio più leggero e pratico possibile, il trittico di borse Givi Adventure.

Bici pronta e via a pedalare.

Con un treno da Milano sono arrivata comodamente a Numana, dopo aver raggiunto il camping che ci ha ospitato per la prima notte, ho ritirato il pacco gara e il tracker gps da portare con me durante tutto il percorso. Il dispositivo gps è utile agli organizzatori per monitorare in tempo reale la posizione di tutti i partecipanti, lo metto in borsa e lo dimentico il resto del viaggio. 300 partecipanti, di cui 10 donne.

Un numero basso, penso, ma lo capisco. Questi eventi sono percepiti come “imprese impossibili” e troppo spesso raccontati come “cose da uomini”. Anche per questo ho deciso di partecipare, per raccontare un’altra storia.

La partenza è alla francese, sveglia di buon mattino e dopo una colazione con il sole che sorge e le foto di rito, inizia l’avventura! Non sono sola nella mia impresa, con me c’è Pietro Franzese che si è occupato di documentare il tutto.

La traccia parte dal mare ma ci porta subito verso l’entroterra marchigiano, il mare lo rivedremo l’ultimo giorno, all’arrivo.
È il mio primo trail e devo fare amicizia con “il gravel” e con la mia nuova bici.

Pedalare su sentieri, strade bianche e ghiaia non è un’impresa impossibile, ma ci vuole concentrazione e un po’ di tecnica, soprattutto in discesa.

I primi km su strada passano veloci, poi arrivano le salite e discese su sterrato, a volte gentile altre più impervio. Cerco di capire la tecnica osservando gli altri ciclisti e metto in pratica i consigli di chi ne sa più di me e di km ne ha macinati parecchi.

Il bello di questi eventi è la community che si crea durante il viaggio, ci si incrocia in salita e poi al ristoro per una birra e perché no, anche a dormire sul pavimento di un ristorante (si, è successo anche questo); l’atmosfera che si crea è davvero unica.

Non sono mancati ristori a base di ciauscolo e olive ascolane, la traccia è disegnata per scoprire la regione, tra un’alba sul mare e un tramonto con vista sui Sibillini.

Le Marche sono una regione stupenda e il percorso è un alternarsi di salite (anche molto ripide) e discese tra le colline marchigiane, si pedala tra boschi e strade di campagna, passando per alcuni tra i borghi più belli d’Italia. Menzione speciale a Loreto ed Offida dove abbiamo incontrato un’anziana signora che ci ha mostrato l’arte del merletto a tombolo, una sosta da non perdere se siete in zona.

Durante un trail del genere sicuramente non ci si annoia mai. Mi è capitato di dover scendere dalla bici e spingere e di scivolare sul brecciolino in discesa, sono cose che succedono. Queste esperienze servono anche a misurarsi con i propri limiti e imparare qualcosa di nuovo, pedalando.

Ho incontrato persone di tutte le età, provenienti da diverse zone d’Italia (e non solo) e con tutti i tipi di bicicletta. C’erano le MTB, che ho un po’ invidiato nei passaggi più insidiosi e le gravel di ultima generazione, dal carbonio all’acciaio passando anche per qualche esemplare di fat bike!

C’è chi ha scelto di viaggiare in bikepacking e chi con le borse da cicloturismo.

Ma veniamo al punto.
Come ci si prepara ad un’avventura di questo tipo? È adatta a tutti?
Di trail in Italia ce ne sono tantissimi e sono tutti diversi, per numero di km e difficoltà.

Io ho calcolato il dislivello e studiato bene il percorso, sapevo che sarebbe stato faticoso ma non impossibile. Mi sono ritrovata a pedalare 12 ore di fila per raggiungere l’obiettivo di finire il trail in 3 giorni, è stata dura ma ce l’ho fatta. È un modo diverso di viaggiare, più veloce e faticoso, ma i luoghi che ho attraversato e i paesaggi mozzafiato valgono sicuramente la fatica.

Si può rendere il tutto meno faticoso decidendo di dormire in strutture, ce ne sono tante lungo il percorso, così da alleggerire il peso delle borse e riuscire a riposare meglio durante la notte. Oppure si può scegliere di non dormire affatto e pedalare per 30 ore consecutive arrivando al traguardo senza mai fermarsi. E c’è chi l’ha fatto!

Sta proprio lì la bellezza degli eventi unsupported come il Marche Trail: la libertà di scegliere in che modo affrontare il percorso, a che ritmo pedalare. Perché non è una gara, è un’avventura.

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