“Rialzati” di Adriano Malori, storia di una rinascita

Ho conosciuto Adriano Malori nel 2017. Si è rivolto a noi per dei corsi di formazione sulla biomeccanica, poiché voleva affiancare la sua attività di preparatore a quella di biomeccanico. Non avendo una particolare simpatia per il ciclismo professionistico, non conoscevo la sua storia. Per cui ho potuto conoscerla solo dai suoi racconti fatti durante i pranzi e le pause dei corsi.

A Dicembre 2019 è uscito il suo libro “Rialzati”, che racconta la sua storia. La storia di una promessa del ciclismo professionistico, di un campione del mondo Under 23 a cronometro la cui carriera s’interrompe contro una buca durante una corsa senza importanza in Argentina. Una buca che lo fa cadere a più di 60km/h e che gli fa sbattere la faccia contro l’asfalto, procurando un trauma neurologico così importante da essere stato descritto in questi termini da un medico: “Adriano, il tuo cervello ha disconnesso la parte destra del tuo corpo”.

Rialzati Adriano Malori

Il libro di Adriano non racconta le solite storie dei ciclisti professionisti, fatte di noiosi elenchi di vittorie, salite e scatti bensì mostra cosa significhi trovarsi di fronte a un trauma fisico tremendo e quali siano le sofferenze e lo sconforto da affrontare per uscirne. Il racconto di Adriano mette i brividi: immaginate di essere un ragazzo di poco meno di 30 anni, con una fulgida carriera di fronte a voi e d’improvviso svegliarvi nel letto d’ospedale ed essere etichettato come invalido e sentire i medici dire che il solo riuscire a tornare a camminare può essere ritenuto un successo.

Nelle pagine del libro Adriano racconta senza paure né mezzi termini il suo percorso, la fatica, il confronto con gli altri malati neurologici con i quali è ricoverato, la depressione che lo assale la prima volta che si vede allo specchio, le paure di non poter tornare a essere normale.

Quello di Adriano non è un libro di ciclismo e neppure un libro sulla bicicletta bensì è un racconto di una persona che ha usato ciò che la bici le ha insegnato per uscire da un incubo. Il racconto di “Rialzati” non è mai pervaso da sentimenti neri, Adriano racconta e fa provare una voglia di vita incredibile, leggendo le pagine del libro si prova una sorta di vitalità, perché Adriano è un ragazzo che ha lottato con i denti per riuscire a mostrare ai medici che avevano torto.

Ha superato la riabilitazione neurologica, ha affrontato mesi di fisioterapia quotidiana, è tornato in bici, si è allenano ed è tornato a gareggiare. Questo in 6 mesi, con una capacità che ha stupito persino i medici ma che noi ciclisti conosciamo bene: è l’insegnamento che ti dà l’andare in bici. A volte si pedala liberi nel vento e in discesa, altre volte tocca spingere su salite infami con la pioggia gelida che sferza la faccia. Adriano l’ha imparato bene e lo racconta con grande trasporto.

Un libro che dovrebbero leggere non solo le persone che amano la bici ma soprattutto quelle che trovano una scusa per tutto, che si lamentano di ogni cosa, che vedono il bicchiere mezzo vuoto, per capire quanto in realtà fortunati per il solo fatto di essere in salute e di essere vivi.

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