New York, effetto strade ciclabili: meno incidenti e più acquisti

29 Maggio 2013

new-york-bici

new-york-ciclabiliLa città di New York dimostra una sensibilità sempre maggiore ai problemi della “mobilità nuova”. In un paese in cui storicamente sono le macchine a farla da padrone, si stanno scoprendo e sperimentando i vantaggi di un rallentamento della mobilità urbana. Le prime avvisaglie si erano avute verso la fine del 2011, quando furono introdotte le prime “neighborhood slow zones“, in pratica delle zone 30 con delle misure di rallentamento del traffico (dossi e restringimenti); l’esperimento sta avendo successo, tanto che se ne prevede l’estensione a nuovi quartieri. In questi giorni poi si è assistito al lancio di un ambizioso progetto di bike sharing, con 600 stazioni di prelievo e circa 10 mila biciclette; da fine maggio è possibile noleggiare le bici, con tariffe orarie, giornaliere, mensili e annuali.

Ma le iniziative prese negli ultimi anni vanno molto oltre: in numerosi casi c’è stata una riprogettazione radicale di strade e incroci, avente come obiettivo quello di creare spazi urbani più vivibili e sicuri per pedoni, ciclisti e automobilisti. Un recente rapporto del Dipartimento dei Trasporti della “Grande Mela” presenta i risultati di questi progetti, quantificando i benefici che ne sono derivati. Il rapporto è di grande impatto visivo, con delle chiare foto che illustrano le modifiche che sono state apportate all’infrastruttura urbana. In alcune strade a Manhattan per esempio sono state create delle piste ciclabili ben separate dal resto del traffico; ciò ha permesso anche di riordinare la viabilità per auto e pedoni, rendendo la strada più sicura per tutti. In queste zone è stata misurata una riduzione dei ferimenti derivanti da incidenti stradali che va dal 35 al 58%; confermando che strade più ordinate portano vantaggi anche ai commercianti; c’è stato un generale aumento delle vendite, con punte del 49% per alcune attività.

new-york-studioAltre misure introdotte nella città non sono state dedicate in particolare ai ciclisti, ma prevedono una generale moderazione del traffico. Si sono ad esempio create corsie riservate alle svolte a sinistra o a destra, o si è ridotto di molto lo spazio stradale dedicato alle automobili, lasciando il resto ai pedoni, come nella famosa Union Square; ne è risultata una diminuzione degli incidenti del 26%, e dai sondaggi il 74% degli utenti della piazza dichiara di preferire la nuova configurazione stradale alla vecchia. Altre zone prima riservate ai parcheggi per le automobili sono state pedonalizzate, con un aumento delle vendite nei locali commerciali adiacenti pari al 172%. Infine, si è pensato anche a migliorare il trasporto pubblico di superficie, creando delle corsie preferenziali per gli autobus che vanno ora il 20% più veloce, trasportando il 10% di persone in più.

Parlando degli USA, non poteva poi mancare un tocco di tecnologia: in alcune zone si stanno sperimentando dei sensori che rilevano la quantità di traffico e permettono di modificare in tempo reale la durata del rosso dei semafori, contribuendo a decongestionare le zone in cui si rimane incolonnati. Data la grandezza della città c’è ancora molto da fare. Il rapporto infatti si pone anche come una guida, o una raccolta di esempi per estendere queste misure a altre zone della città. I passi fatti finora sono comunque incoraggianti, e potrebbero segnare l’inizio di una rivoluzione culturale che contagi altre metropoli statunitensi e non solo.

Il rapporto

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