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Mestieri in bicicletta – Seconda parte

News, Storia • di 18 Settembre 2013

Secondo dei tre approfondimenti dedicati ai mestieri in bicicletta.
Mestieri in bicicletta – Prima parte

Il triciclo da mosaicista e piastrellista

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E’ un vecchissimo triciclo. Apparteneva al sig. Cosimo Sorgente, nato a Crispiano, Taranto il 13/12/1928, ma operante a Lecco. L’aveva ereditato, insieme al mestiere di piastrellista mosaicista, dallo zio. Anche questo artigiano veniva nella ditta Sandrinelli. Era un autentico artista che riparava pavimenti di ville antiche e chiese distrutte dai bombardamenti o da calamità naturali. Ha le gomme piene e tra gli attrezzi trovati nel cassone, c’è pure la chiave per smontare i pedali: il peso del cassone e della attrezzatura era molto pesante e a volte bisognava spingere in salita per diversi km, così che diventava comodo, onde evitare colpi agli stinchi, staccare il pedale. La bicicletta si presenta ancora oggi con gomme piene e naturalmente un solo rapporto. Non manca mai la classica sella in pelle con le molle. Nell’attrezzatura, oltre a diversi martelli di diversa fattura e scalpelli si evidenza una macchinetta fatta apposta per tagliare le piastrelle, completa di squadra falsa per tagliare i fuori squadra. In pratica la rotellina di taglio rimaneva ferma e la piastrella, azionata dalla manovella a destra, si muoveva nei sue sensi. Ingegnosa, pratica, robusta e artigianale: in altre parole unica nel suo genere. Il cassone, ricoperto in lamiera, era il piano di lavoro del sig. Cosimo, dove tagliava e posizionava nella tavola di composizione i pezzi di mosaico. La tavola veniva trasportata nella parte anteriore del cassone. Mi commuove il pensiero di come lavoravano faticosamente queste due persone che hanno usato questa bicicletta e quanta fatica abbiano fatto per spostarsi da un cantiere all’altro con questa bici.

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Con questo lavoro il sig. Cosimo riuscì a far diventare grandi 3 figlie che, udite udite, gareggiavano in bicicletta.

Triciclo da apicoltore

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Questa bicicletta da apicoltore è stata donata da un apicoltore sig. Vismara di Cogoredo che fu iniziato a questa attività da uno zio prete, don Andrea Brambilla di Monza. E’ sicuramente la bicicletta più pesante della collezione. Il cassone infatti è tutto in ferro e fatto a misura per contenere le arnie da spostare. Nel cassone anteriore sono posizionate delle arnie tradizionali a caricamento verticale, mentre nel cassone posteriore sono posizionate le arnie con un sistema a scorrimento orizzontale. Va notato un particolare che la dice lunga sull’inventiva di chi lavora.

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Per ordinare l’ingresso delle api, ad una ad una sono stati messi dei chiodi alla giusta distanza per un’ape. Sul cassone della foto in alto si trova un raro affumicatore a caricamento a molla, nell’interno si trovano i classici attrezzi del mielaro dalle diverse spatole per pulire la cera, alla maschera tipica di questo mestiere. Grande intuizione per l’epoca, Il cassone aveva una doppia sospensione per attutire gli urti sulle strade sterrate e fare in modo che il lavoro delle api non venisse disturbato da sobbalzi che sicuramente con un triciclo così pesante dovevano essere piuttosto duri. I mielari dell’epoca, come quelli di oggi, dovevano seguire le fioriture adatte alla produzione del miele. Quindi si spostavano molto e a volte di decine di km. La fatica, che si intravvede guardando le biciclette era enorme e insegna a noi, dominati da uno sfrenato comodissimo, invece di lamentarci è ora di rimboccarci di nuovo le maniche in questa epoca di crisi.

Bicicletta da bibitaro

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Anche questa bicicletta fa parte della storia di Lecco. E anche questa ci racconta un mestiere che non c’è più: il bibitaro dei cinema. Ce ne ricordiamo solo quando guardiamo un vecchio film. Da un parcheggio delle bici di un cinema di Lecco arriva questa donazione alla collezione del sig. Sandrinelli. Il bibitaro, proprietario di questa bici, faceva la spola, dagli anni 40 in poi, tra i tre più importanti cinema di Lecco, Impero, Lariano, Italia. Vendeva all’interno delle sale dolciumi, gazose, bibite, spumoni, liquirizie, tabù e mentine…il suo attrezzo di lavoro era la cassetta posizionata sul robustissimo portapacchi anteriore. Mentre nella cassetta posteriore aveva la scorta necessaria. La cassetta, piuttosto larga e pesante, aveva un robusto spallaccio in modo che una volta tolta potesse essere trasportata a tracolla nei cinema durante la proiezione. La parte che appoggiava al corpo era ricoperta con pelle imbottita in modo da non farsi male. Andare al cinema in quell’epoca era un gesto sociale importante ed era vissuto con tutti i suoi riti. Vi si invitavano le ragazze per avere con esse un momento di intimità, si fa per dire.. e per far bella figura si offriva un dolcetto o una bibita che il bibitaro aveva sempre con sé: era un lusso poterlo fare. Aveva anche i pacchetti di sigarette e le vendeva anche una ad una: a quell’epoca nelle sale cinematografiche non c’era il divieto come oggi, e quando sullo schermo le scene erano chiare si vedeva molto bene la cappa…era un modo molto democratico per far fumare tutti.

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Bicicletta da venditore di pianeti di fortuna

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Questa bicicletta è entrata nella collezione del sig. Nello Sandrinelli attraverso un rigattiere. Ma il personaggio proprietario era molto conosciuto nel milanese, nel monzese e nel lecchese. Tutte zone che costituivano il “mercato” della sua attività. Era conosciutissimo per la sua eccentricità che si manifestava attraverso il suo abbigliamento atto ad attirare l’attenzione. Si spostava con la sua bici nei paese, con due pappagalli ammaestrati che, col becco, estraevano da un contenitore dei bigliettini colorati con oroscopi e diciture fortunate, che scatenavano l’ilarità e la curiosità dei presenti. Suonava anche la fisarmonica per intrattenere il suo pubblico e mi ha colpito il trespolo per il pappagallo: era doppio per rendere il lavoro più comodo a Cocò, cosi si chiamava. Era inoltre sfilabile per posizionarlo più in altro da fermo. La gabbietta più piccola, sul portapacchi posteriore era solo per il trasporto del pappagallo più piccolo ed era foderata con pelle di coniglio. Eccentrico ma ingegnoso e attento ai suoi due amici. La bicicletta ha come elemento tecnico distintivo i freni a bacchetta.

Bicicletta da innestatore

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E’ appartenuta ad un contadino valtellinese e donata al sig. Sandrinelli dal sig. Fiorina (Poggiridenti, Sondrio). Il possessore come mestiere faceva l’innestatore di vigneti e frutteti. Aveva, quel che si dice, il pollice verde ed era in grado di far rifiorire a nuova vita qualsiasi pianta in cattivo stato. Il suo mestiere lo portava assai spesso in Svizzera. Per arrotondare dava anche la caccia alle talpe per venderne la pelliccia e ai ricci di cui si nutriva. La sua era una bella bici. E’ la versione economica della bicicletta in uso all’esercito svizzero. Freno a tampone sul davanti e a contropedale dietro. Bellissima sella in pelle a due molle. Anteriormente aveva una lampada a petrolio. Nella cassetta ci sono tutti gli attrezzi necessari al suo lavoro. Qui fa bella mostra un attrezzo molto particolare che serviva a fissare il sughero nei punti di innesto .Nella cassetta anteriore si trovano due pelli, una di riccio e l’altra di talpa con la relativa trappola artigianale per catturarli.

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Bicicletta da ostetrica e levatrice

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Questa bicicletta è appartenuta alla sig. Ines, levatrice della zona di Lecco fino agli anni ’40. All’epoca si partoriva in casa. Ed è a bordo di questa bicicletta che la sig. Ines giunse a casa dei genitori di Nello Sandrinelli e lo fece nascere. Nella borsa ci sono tutti gli strumenti necessari ad affrontare tutte le necessità di un parto. All’epoca la nascita non era trattata come una malattia come oggi, ma veniva affrontata per quello che è: un evento naturale. Gli attrezzi del mestiere sono contenuti nelle due borse che si vedono nella foto, compreso un asciugamano rifinito a mano.

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Non entro nei dettagli perché alcuni sono veramente impressionanti. Ma mi piace soffermarmi ancora una volta sul valore di questa collezione. Non si tratta di biciclette messe insieme trovando pezzi in mercatini vari, ma sono veramente appartenute ad un proprietario che le ha corredate di tutti gli strumenti necessari al suo lavoro. E’ per questo che trovare una sede appropriata ad una collezione del genere diventa importante. La bicicletta, pur essendo professionale, non manca di una eleganza tutta sua compresa la retina per la gonna.

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Nelle borse si trova pure un libro illustrato di ostetricia del 1909 del dott. Ernest Bumm. Freni a bacchetta ed ovviamente un faro potente alimentato a dinamo efficiente facevano parte della strumentazione necessaria per una signora che veniva chiamata ad ogni ora del giorno e della notte in punti distanti ella zona di appartenenza e a volte contemporaneamente. Credo che la frequenza delle nascite all’epoca avrà costrettola proprietaria a fare tante corse e a ritmo sostenuto. La fatica di questi spostamenti era però ricompensata ampiamente dal vedere la vita nascente. Non ci si pensa mai: in sala parto si entra in tre o quattro e si esce con uno in più che non è entrato e deve solo uscire: fantastico.

Bicicletta da professoressa

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E’ la bicicletta appartenuta alla professoressa Garavaglia di Como (appartenuta alla stessa) sin dagli anni 40. E’ la bicicletta più bella, da un punto di vista estetico e anche tecnico, della collezione: e’ una Bianchi rifinitissima per vere signore. Pedali e portapacchi posteriore in acciaio con molla per fissaggio borsa come da foto. Parafanghi fasciati che evitavano anche gli schizzi laterali. Un faro potente e una superdinamo protetta con un guscio in metallo. Freni a bacchetta, porta giornale sella comoda e l’immancabile retina per la gonna, pronta per essere inforcata. In quel periodo la signora si recava direttamente a casa dei suoi alunni e a volte erano distanti parecchi km. A volte le lezioni si tenevano nelle stalle. La bicicletta è completa della borsetta, della cartella con penne stilografiche, libri di testo di lingua italiana (1935) tutto quanto appartenuto alla proprietaria.
Ecco il portapacchi in acciaio inox, con la parte a molla che rientra nel piano della parte fissa. Si nota anche un grosso parafango.

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(Continua terza parte)







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