In Italia arriveranno 14.000 posti di lavoro dalla bicicletta

9 Dicembre 2014

Come vi abbiamo già anticipato sarebbero 650 mila i posti di lavoro per l’Unione Europea che deriverebbero da uno sviluppo della ciclabilità. Questa volta, a seguito dello studio presentato lo scorso giovedì a Bruxelles dal centro di ricerca “Transport & Mobility” di Leuven, siamo in grado di specificare ulteriormente il valore che avrebbe per il nostro paese il raddoppio del numero di ciclisti sulle strade italiane.
Gli oltre 14.000 posti di lavoro (PL) preventivati per l’Italia, saranno così distribuiti tra le diverse aree di attività del mondo bici:
Vendita e riparazione di bici: 3.470 PL
Produzione di biciclette: 1.407 PL
Infrastrutture per la ciclabilità: 720 PL
Cicloturismo: 9.102 PL

Come tengono a specificare i ricercatori stessi, le stime sono state realizzate nel modo più conservativo possibile e, dando un’occhiata ai dati provenienti dagli altri paesi europei, non si può non ritenere le previsioni in questione il peggiore scenario possibile per il nostro paese.

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Allo stato attuale, infatti, l’Italia si colloca, per numero di occupati nel settore cicloturismo, al 12° posto nell’EU27, dietro Bulgaria e Finlandia e subito prima dell’Austria, in una classifica capitanata dalla Germania che al momento occupa oltre 177 mila persone nel settore, contro i 13.792 dell’Italia.

Posizione Paese Occupati
Cicloturismo
Potenziale
Occupazionale
Cicloturismo
1 Germania 177.102 293.989
2 Francia 54.288 90.118
3 Ungheria 49.041 81.409
4 Polonia 36.380 60.391
5 Regno Unito 35.788 59.407
6 Svezia 18.548 30.789
7 Olanda 18.176 30.172
8 Repubblica Ceca 18.082 30.016
9 Spagna 17.432 28.937
10 Finlandia 15.817 26.257
11 Bulgaria 14.138 23.470
12 Italia 13.792 22.894
13 Austria 9.968 16.547

Raddoppiando il numero di ciclisti sulle strade italiane, quindi, si arriverebbe uno sviluppo del cicloturismo fino a 22.894 posti di lavoro complessivi, cifra ancora lontana dalla situazione tedesca.
Non si può non notare che lo studio presentato prevede una crescita lineare dell’occupazione nel cicloturismo in tutta Europa, ma non considera una serie di elementi di fondamentale importanza quali il potenziale di sviluppo futuro del settore (quanto potrà crescere ancora il cicloturismo in Svezia?), l’attrattività turistica del paese verso l’estero (l’Italia è il paese al mondo con il più alto numero di siti UNESCO) e le condizioni climatiche locali (se in Germania il cicloturismo è plausibile per 3 mesi all’anno, l’Italia può contare su una stagionalità più lunga).

Ma se da un lato questo tipo di proiezione può sembrare semplicistica, dall’altro non si può non notare che finché l’Italia (e in particolare il sud) continuerà ad ignorare il fenomeno del cicloturismo, difficilmente si potrà avere alcuna forma di crescita occupazionale maggiore di quella stimata nello studio.

Al di là dei dati meramente quantitativi, lo studio commissionato dalla European Cyclists’ Federation, offre anche degli interessati dati qualitativi: i diversi tipi di ciclismo richiedono l’impiego di mano d’opera poco o per nulla qualificata. Pertanto uno sviluppo occupazionale in questo settore permetterebbe un reinserimento all’interno dell’economia dei disoccupati generati dal crollo del sistema manifatturiero in Europa.

Lavoro bicicletta infografica

Reintegro nel mondo del lavoro che potrebbe essere molto conveniente per l’economia nazionale: secondo i dati presentati, infatti, il mondo della bicicletta richiede una maggiore intensità di lavoro (tranne nelle riparazioni) rispetto a settori analoghi del mondo dei trasporti. Ecco quindi che per generare un milione di euro di fatturato nella produzione di biciclette occorrono 4,89 lavoratori, mentre nel mondo dell’automotive occorrono 1,63 lavoratori.
Lavoro bicicletta infografica

Particolarmente interessante è un dato di estremo rilievo per l’economia italiana: come fanno notare i ricercatori di Leuven, all’aumentare del numero di ciclisti in circolazione (e quindi del corrispettivo modal share) si assiste anche a un aumento della spesa media per l’acquisto di biciclette. L’Italia, secondo produttore di biciclette in Europa e specializzato nella manifattura e commercializzazione di biciclette di media, alta e altissima gamma, potrebbe beneficiare più di chiunque altro.

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