Vincere la battaglia contro il Generale Inverno

26 Dicembre 2014

Bici_inverno

In Russia persino Napoleone ebbe la peggio contro le truppe gelate del Generale Inverno. Ora è arrivato anche da noi ed è una delle ragioni che fanno appendere la bicicletta al classico chiodo o attaccarla ai rulli per l’allenamento in casa. Eppure, alibi a parte, qui da noi non è affatto impossibile uscire con l’amata due ruote anche nei mesi più freddi. Basti pensare che in Austria come in Germania, in Belgio come nella rigida New York si continua a pedalare con ogni tempo. Quindi in Italia, con un clima favorevole e mite praticamente tutto l’anno, si può fare. Non con le infradito e la canotta ovvio. Basta qualche considerazione e qualche accorgimento nell’abbigliamento e senza neppure svenarsi troppo.

Da dire subito che in bicicletta non si ha freddo se non nei primi metri. E’ l’esercizio stesso del pedalare che generando energia riscalda tutto il corpo e – banalmente – sarà impossibile, registrare casi di congelamento. Ovviamente bisogna vestirsi. Anni fa c’era la regola – ma è sempre valida – di vestirsi, specie se si pedala in città (i centri urbani sono comunque più caldi) “a cipolla”, senza dover ricorrere a un abbigliamento per la bici. Basta mettere più strati uno sopra l’altro da poter aggiungere o togliere a seconda della necessità. Un paio di guanti e una cuffia più o meno spessi e importanti a proteggere le parti più esposte e meno in movimento e la cosa è fattibilissima. Piove? Ci sono in commercio delle ottime mantelline, giubbini e panta impermeabili (spesso aerati) e per ogni tasca.

Chi usa la bicicletta fuoriporta e magari si arrampica per irti colli invece sa, o dovrebbe sapere, tutto. Il vestirsi a strati qui lascia spazio ai materiali tecnologici, leggeri, caldi ma traspiranti che consentono performances di assoluto rispetto. Anzi, per molti pedalare con temperature basse rende persino più reattivi. Quindi gambali e manicotti, guanti, maglie e giubbini in tessuti sofisticati, senza dimenticare quelli pieghevoli antiacqua da tenere a portata di tasca insieme ai copriscarpe in caso di acquazzoni, un sottocasco e il gioco è fatto.

Semmai se un limite c’è nei mesi invernali questo è rappresentato da un numero di ore di luce inferiore, specie per chi non può – per abitudine o necessità – allenarsi la mattina. Ora però il mercato offre un’ampia scelta: bande riflettenti da indossare o da mettere alle caviglie (il movimento ritmico della pedalata aumenta la visibilità) e luci LED leggere ed efficaci consentono di vedere e, ancor più importante, farsi vedere.

Il Generale Inverno sarà anche temibile ma oggi non giriamo più con le scarpe di cartone e può essere tenuto a bada. Può intimidire, questo si, ma qui – al più – si devono far conti con la volontà. E i ciclisti quest’ultima l’hanno ferrea, da persone toste quali sono.

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