Se pensate che per avere città piene di biciclette servano per forza il DNA olandese o un sole perenne, è arrivato il momento di guardare verso il Mare d’Irlanda. Dublino sta vivendo una vera e propria rivoluzione a pedali, smontando pezzo per pezzo la vecchia e logora scusa del “ma qui piove sempre” o “le nostre strade non sono adatte”.
I dati recenti, riportati dall’Irish Times e basati sul Walking and Cycling Index 2025 della National Transport Authority, parlano chiaro: nella capitale irlandese l’uso della bicicletta per il tragitto casa-lavoro è cresciuto del 50% in soli due anni.
I numeri di un miracolo urbano
Non si tratta di percezioni, ma di numeri che farebbero invidia a qualsiasi amministratore locale europeo. Tra il 2023 e il 2025, i viaggi dei pendolari in bici sono passati da 23,2 a ben 30 milioni. La percentuale di adulti che pedala per cinque o più giorni alla settimana è balzata dall’8% al 12%. Ma il dato più impressionante chi sogna città a misura di persona è quello sui percorsi casa-scuola, che sono quasi raddoppiati.
Tutto questo si traduce in circa 510.000 viaggi in auto evitati ogni singolo giorno solo nella zona di Dublino. Una boccata d’ossigeno enorme per la città, che si libera così dal traffico, dall’inquinamento acustico e dalle emissioni.

Ma qual è la formula magica che ha trasformato i dublinesi in ciclisti urbani? Nessuna magia: solo volontà politica e infrastrutture. Dal 2020 a oggi, in Irlanda sono stati investiti 600 milioni di euro in mobilità attiva. La vera differenza l’hanno fatta le piste ciclabili – ricavate sulla carreggiata, non sui marciapiedi – protette e separate dal traffico veicolare, che hanno impresso una svolta alla mobilità.
Focus ➡️ Leggi il Walk and Cycling Index 2025 di Dublino
E la cittadinanza ha appoggiato questo cambiamento: i sondaggi mostrano che la stragrande maggioranza dei residenti (il 78% appoggia iniziative come le Zone 30) sostiene la creazione di nuovo spazio per le bici, persino laddove questo significa togliere corsie e spazio alle automobili.
Il paragone con l’Italia: perché noi restiamo al palo?
Viene spontaneo fare un confronto (impietoso) con le nostre città italiane. Pensiamo a realtà comparabili per dimensioni, orografia e densità abitativa, come Torino, Bologna o Firenze. Parliamo di città prevalentemente pianeggianti, con un clima decisamente più clemente di quello irlandese e una struttura urbana ideale per essere attraversata a pedali in mezz’ora.
Eppure, un boom del 50% in ventiquattro mesi qui da noi ce lo sogniamo. Perché a Dublino sì e – solo per fare un esempio – in un qualsiasi agglomerato urbano della Pianura Padana no? La risposta sta nel diverso coraggio delle amministrazioni.
Mentre a Dublino si sottrae fisicamente spazio alle auto per mettere cordoli e creare reti ciclabili continue, in molte città italiane la ciclabilità è ancora vista come un elemento secondario da sacrificare al primo mugugno per la perdita di un posto auto. Invece di investire nella sicurezza, da noi l’approccio è frenato da un autocentrismo culturale radicato.

Basti pensare al recente dibattito sul nuovo Codice della Strada italiano, che tende a complicare – anziché facilitare – la realizzazione di corsie ciclabili, doppi sensi ciclabili e Città 30, disincentivando di fatto i Comuni dal fare scelte coraggiose.
Focus ➡️ Come continuare a fare corsie ciclabili con il nuovo Codice della Strada
A Dublino i cittadini, rassicurati dalla qualità delle infrastrutture ciclabili, mandano i figli a scuola in bici; da noi, la paura di condividere la carreggiata con SUV sfreccianti ci spinge a non prendere la bici e a rintanarci nell’abitacolo, alimentando il circolo vizioso della congestione stradale.
La lezione irlandese sulla ciclabilità
La storia di Dublino ci insegna, ancora una volta, la regola d’oro della mobilità moderna: “Costruisci (le ciclabili) e (i ciclisti) arriveranno”. Appena si offre alle persone un’alternativa valida, protetta e connessa, queste scelgono volentieri di lasciare la macchina a casa.
È ora che anche le città italiane smettano di trovare giustificazioni. L’Irlanda, con Dublino, ci sta dimostrando che liberarsi dalla dipendenza dall’auto non è un’utopia, ma un risultato che si ottiene con investimenti seri, ciclabili ben fatte ma, soprattutto, tanta volontà politica.
[Fonte]

















D’accordissimo su tutto, specialmente sull’utilizzo delle bici in centro e dei rigorosi limiti di velocità. Poi (e lo dico da sempre) nei paesi più piccoli e privi di servizi pubblici come dove abito io, l’asso di briscola è rappresentato dalla cultura della bici (magari corredata di un robusto portapacchi). Purtroppo in tanti si muovono con l’auto anche per tratte ridicole di poche centinaia di metri.
In Romagna il clima non è male per molta parte dell’anno e uscire di casa in auto per cercare un parcheggio dopo cento metri è una follia.
Si impiega pure il triplo del tempo.
Non illudiamoci però che a casa degli altri sia sempre meglio di casa nostra in Italia!
Non è tutto oro quel che luccica; io vivo e mi sposto in bici a Dublino e la situazione è ben lontana dall’essere ottimale:
Specialmente lungo il fiume alcune piste ciclabili sono nella stessa corsia degli autobus, altre saltano da una parte all’altra della strada ai semafori, spesso si allargano e si stringono a caso.
Molte sono segnalate con una linea tratteggiata che vuol dire che le macchine ci possono sostare per un massimo di 30 minuti.
È un’avventura.
“…ma, soprattutto, tanta volontà politica.”
Tutta la mia stima, cara Redazione… tutta la mia stima per la fiducia! Io non ci riesco più…