A Rimini, in occasione di Velo-city 2026, il summit mondiale della ciclabilità, abbiamo incontrato Ivano Marchiol. Unico amministratore del Friuli Venezia Giulia invitato a parlare in una delle sessioni plenarie, Marchiol ricopre oggi la carica di assessore alla Mobilità, ai Lavori pubblici e al Verde per il Comune di Udine. Il suo percorso politico nasce da un impegno civico diretto, spinto dalla necessità di trovare risposte concrete ai diritti fondamentali di vivibilità e mobilità che spesso faticano a trovare spazio nelle agende politiche.
In questa intervista a Bikeitalia, l’assessore condivide la sua visione per la rigenerazione urbana, i prossimi cantieri in arrivo nel capoluogo friulano e come la sua personale esperienza di vita lo abbia spinto a battersi per un’accessibilità che sia davvero universale.
Assessore Marchiol, lei è salito sul palco di Velo-city come unico amministratore del Friuli Venezia Giulia: che significato ha per lei e per Udine sedere a questo tavolo globale e quali riflessioni ha condiviso durante il suo intervento?
Sono ovviamente molto orgoglioso di aver rappresentato la mia regione a questo summit mondiale. Come ho sottolineato in plenaria, credo che la trasformazione dello spazio pubblico sia la vera sfida politica attuale per l’Italia, per l’Europa e per il futuro dei nostri cittadini. Riuscire a ridisegnare le nostre città significa generare vivibilità e nuove occasioni di economia. Per farlo, però, dobbiamo smettere di rimanere immobilizzati nella “trappola del consenso” o di aspettare l’arrivo di finanziamenti milionari. Il mio consiglio agli amministratori è di agire subito e di avere coraggio politico, magari iniziando con interventi di urbanistica tattica. Non bisogna aspettarsi applausi preventivi; i consensi arrivano dopo, quando si cominciano a mostrare concretamente i benefici sulle persone.
A Rimini ha potuto toccare con mano le trasformazioni urbane della città. Quali di queste esperienze e degli stimoli internazionali intende “portare a casa” per accelerare il cambiamento a Udine?
L’esempio di Rimini è lampante e bellissimo: invito tutti ad andare su Google Maps e confrontare il litorale del 2019 con quello di oggi. C’è stato un cambiamento radicale: è stato tolto spazio alle macchine e ai posteggi per fare posto al verde, alla pedonalità e alla ciclabilità. Da questo confronto internazionale mi porto a casa la conferma che la strada intrapresa è quella giusta, e soprattutto porto con me l’importanza del following through.
Il coraggio politico non si esaurisce nella grande decisione iniziale, ma nel continuare con tutte quelle azioni quotidiane – piccole o grandi – che riportano la città nella dimensione delle persone. Il mio sogno sarebbe vedere una direttiva politica nazionale, o meglio ancora europea, che imponga un atto democratico di redistribuzione dello spazio pubblico. Basterebbe dare un mandato chiaro alle città: trasformate il 20% o 30% dei posteggi auto in strada in infrastrutture verdi o ciclabili. Sembra un’utopia, ma ricordiamoci lo spavento iniziale prima della legge Sirchia sul fumo nei locali del 2003: c’era chi temeva il fallimento dei ristoranti, e invece oggi nessuno tornerebbe mai indietro.
Ricevi il meglio di Bikeitalia direttamente via mail: compila il modulo e iscriviti alla nostra newsletter settimanale, è gratuita!
Iscriviti alla newsletter
Un tema cruciale emerso anche qui è quello dell’accessibilità universale. In che modo investire in percorsi ciclabili e “senza barriere” diventa un’infrastruttura fondamentale per l’autonomia di tutti?
Parlo da cittadino, da amministratore, ma mi sento di dire anche da persona con disabilità. Ho avuto un grave incidente nel 2007 e al momento delle dimissioni mi è stato detto chiaramente: “Prendi la patente speciale, altrimenti non ti muoverai più di casa”. E avevano ragione, perché le nostre città dal Secondo Dopoguerra sono state ridisegnate e stravolte esclusivamente a misura di automobile. Oggi, se hai delle limitazioni o delle fragilità, sei di fatto costretto a muoverti in macchina. Questo è un limite enorme. Però, quella che per me è una disabilità mi offre anche il privilegio di vedere le cose da una prospettiva diversa: fare infrastrutture a misura di persona migliora la vita a tutti. La disabilità non riguarda categorie separate di persone; in determinati momenti della vita – che tu sia un genitore con un passeggino, un anziano, un turista con un trolley, o che tu abbia semplicemente subìto un infortunio temporaneo – tutti siamo “sulla stessa barca”. Creare spazi ciclabili e pedonali comodi significa garantire spostamenti più veloci ed efficienti per tutta la comunità, non solo per l’ambiente.


Spesso a livello locale si incontrano forti resistenze. Come si spiegano ai cittadini i vantaggi concreti di queste trasformazioni, superando i timori legati al commercio o alle abitudini?
C’è quasi sempre una netta discrepanza tra la percezione dei problemi e la realtà oggettiva dei fatti. A Udine, insieme all’esperto Andrea Burzacchini, abbiamo realizzato un progetto pilota sull’autonomia nei percorsi casa-scuola in tre istituti medi. La percezione visiva all’uscita delle lezioni era quella di un caos di auto parcheggiate male, portando le persone a credere che fosse inevitabile usare il Suv. Tuttavia, dai questionari distribuiti alle famiglie è emerso che dal 50% al 66% degli studenti ci va a piedi o in bus. È solo una minoranza, per quanto rumorosa o visibile, a generare l’ostacolo fisico.
Bisogna usare dati reali per ragionare in maniera più lucida. Naturalmente all’inizio ci sono resistenze: ogni cambiamento ne porta. Ma c’è un’enorme “maggioranza silenziosa” che è favorevole e che andrebbe stimolata a farsi sentire, altrimenti rischiamo di cedere a chi urla più forte. A volte serve sperimentare metodi nuovi per coinvolgere i cittadini; durante la mia candidatura, per far capire i programmi in modo non noioso, ho persino realizzato un gioco da tavolo sulla rigenerazione urbana di Udine.
Con quali priorità e cantieri si appresta a rientrare a Udine, per continuare a cambiare la città “un passo e una pedalata alla volta”?
Rientro con la convinzione di dover lavorare su due binari paralleli: la visione strategica a lungo termine e le azioni attuative sul breve e medio periodo. Stiamo portando avanti la riqualificazione di importanti piazze storiche: in Piazza Garibaldi il cantiere per la pedonalizzazione è già avviato, con un progetto curato dallo studio internazionale Land, e seguiranno poi i cantieri in Piazza San Cristoforo e Piazza Venerio. Inoltre, stiamo completando fondamentali assi ciclabili di penetrazione verso il centro cittadino (quello nord è concluso, a ovest il cantiere è in essere e a sud partirà a breve) e vorrei diffondere l’uso del controsenso ciclabile (senso unico eccetto bici, ndr) e delle “strade E-bis” a priorità ciclabile.
Quali azioni state mettendo in campo per riuscirci?
Sul fronte pianificatorio, per la prima volta a Udine stiamo realizzando contemporaneamente il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) e il PGTU (Piano Generale del Traffico Urbano), a cui si affiancherà il primo vero Piano del Verde. La cosa straordinaria è la risposta dei cittadini: al questionario del PUMS abbiamo ottenuto 2.700 risposte, un numero enorme per una città delle nostre dimensioni. E cosa chiede la cittadinanza? Maggiore sicurezza sulle strade, più spazi pedonali, continuità per le biciclette e un rafforzamento del trasporto pubblico. Questi sono i mandati che dobbiamo compiere. Guardiamo lontano, ma agiamo nel breve.
[Per aggiornamenti sull’attività di Ivano Marchiol: link]




















I commenti che non rispettano queste linee guida potranno non essere pubblicati