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Che notizia! Un calciatore torna a casa in bici dopo la partita

Che notizia! Un calciatore torna a casa in bici dopo la partita
Il calciatore norvegese della Cremonese Morten Thorsby torna a casa in bici dopo la partita: si ferma e firma autografi a due giovani tifosi (foto CuoreGriogiorosso.com)

C’è un’immagine che sta facendo il giro dei social e delle testate sportive: Morten Thorsby, centrocampista della Cremonese, che dopo la sfida contro il Milan lascia lo stadio Zini in sella alla sua bicicletta per tornare a casa.

A guardare i titoli, sembra di assistere a un evento paranormale. Si parla di “scelta insolita” e di “calcio d’altri tempi”. Ma analizzando bene il contesto, quello che dovrebbe lasciarci interdetti non è il gesto di Thorsby, quanto lo stupore collettivo che ha generato.

Cremona, una città a misura di persona

Cremona è una piccola città di circa 70.000 abitanti. Le distanze tra lo stadio e il centro sono davvero ridotte se percorse su due ruote. In una realtà così, tornare a casa in bici dovrebbe essere la normalità assoluta.

Cremona
La città di Cremona e la distanza dello stadio Zini dal centro storico

Il fatto che il gesto di un professionista venga trattato come una stravaganza “vintage” è la prova di quanto siamo assuefatti al dominio dell’auto. Thorsby non sta facendo un tuffo nel passato; sta semplicemente applicando la logica urbana.

Proprio come ha fatto recentemente a Milano anche Marcus Thuram: l’attaccante dell’Inter è stato intercettato mentre faceva shopping in pieno centro usando una bici a noleggio.

Non un’auto con autista, ma una bici in sharing per districarsi tra le boutique e il traffico milanese. Un gesto che per le testate diventa “ecologico” e “curioso”, quando in realtà è semplicemente il modo più rapido per muoversi in una metropoli congestionata.

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Il doppiopesismo del casco

C’è un dettaglio che non è sfuggito a chi osserva le dinamiche della sicurezza stradale con occhio critico. Nelle foto e nei video, Thorsby e Thuram pedalavano senza casco. E sapete cosa è successo? Niente. Nessuna testata ha gridato allo scandalo, nessun commentatore ha puntato il dito parlando di “cattivo esempio” o di “incoscienza”.

Provate a immaginare la stessa scena con un normale cittadino, magari un attivista della mobilità sostenibile ripreso in un servizio del telegiornale; e ora pensate ai commenti da social che sarebbero apparsi.

Morten Thorsby calciatore norvegese della Cremonese pedala verso casa dopo la partita contro il Milan
Morten Thorsby pedala senza casco (foto credit: cremonasport.it)

Sia chiaro: l’uso del casco è sempre consigliato, ma non deve mai diventare un obbligo. Il fatto che nessuno abbia fatto la morale a Thorsby dimostra che, quando c’è di mezzo il carisma di un atleta, ci si ricorda improvvisamente che la bicicletta è un mezzo di trasporto, non un’attività estrema.

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Thorsby: non un calciatore, ma un “messaggero”

Tuttavia, ridurre Thorsby a un semplice atleta “stravagante” o “eccentrico” è una cosa molto superficiale. Morten è il fondatore di We Play Green, una fondazione che punta a coinvolgere i 3,5 miliardi di tifosi di calcio nel mondo nella lotta al cambiamento climatico. E lo dimostra a partire dal suo numero di maglia, il numero 2 (avrebbe voluto l’1,5 ma il regolamento non lo permetteva) proprio per ricordare l’obiettivo dell’Accordo di Parigi: limitare il riscaldamento globale sotto i 2 gradi.
Thorsby ha capito che la sua visibilità è una piattaforma.

Come ha raccontato a Rivista Undici, si sente un messaggero che deve uscire dalla “bolla” dorata del calcio per riportare l’attenzione sulla natura, quel legame che ha coltivato fin da bambino tra le montagne e il mare della sua Norvegia.
Per lui la bici è quindi anche un atto politico di coerenza.

We Play Green
Alcuni degli atleti che aderiscono a We Play Green

Il modello norvegese

Alle recenti olimpiadi di Milano-Cortina si è poi fatto un gran parlare del “modello norvegese”. Approfondimenti di ogni tipo per capire quale fosse il segreto del primo posto nel medagliere olimpico. O il motivo per cui la nazionale norvegese di calcio abbia chiuso il girone di qualificazione ai mondiali al primo posto, sconfiggendo l’Italia per due volte 3-0 e 4-1. E forse il segreto è tutto qui: una cultura dell’attività fisica e del movimento integrata nel quotidiano, non vista come una sofferenza o un obbligo.

In Italia, l’auto di lusso è ancora lo status symbol per eccellenza del calciatore e dell’atleta di successo. In Norvegia, il successo si misura anche nella libertà di muoversi in modo sostenibile. C’è una maturità culturale profonda che vede lo sport non come qualcosa di separato dalla vita, ma come un’estensione naturale del proprio benessere.

Recupero attivo: la scienza dà ragione ai campioni

Oltre all’etica, c’è infine la fisiologia. Dopo uno sforzo intenso come una partita di Serie A, un’attività fisica a bassa intensità e senza impatti, è l’ideale per il recupero.

Pedalare agilmente verso casa aiuta a drenare i cataboliti muscolari e favorisce il ritorno venoso. Invece di chiudersi nel microclima di un SUV, Thorsby ha iniziato lo scarico fisico e mentale immediatamente dopo la sua prestazione in campo.

Robben calciatore in bici
L’olandese Arjen Robben, quando giocava nel Bayern Monaco, tornava a casa in bici dopo l’allenamento

Ci auguriamo che questi esempi non restino casi isolati. Vedere atleti di alto livello scegliere la bicicletta aiuta a scardinare l’idea che le due ruote siano un mezzo di serie B.

Ci restituisce finalmente l’idea che pedalare è, semplicemente, la scelta più razionale e efficiente per vivere la città.

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Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Ottimo esempio di “normalità”, che, purtroppo, diventa, agli occhi di chi si limita a giudicare in superficie, “straordinarietà”, fuori dagli schemi e convenzioni. Ma senza arrivare a scomodare chi ha una visibilità sportiva certamente superiore alla mia, che faccio l’impiegato, c’è stato chi mi ha considerato pazzo, perché esco in bici con 35 gradi di temperatura, con la pioggia, col freddo (preciso che io non vivo in Norvegia, come il nostro caro Morten, tutt’altro!!!) o semplicemente perché la uso “troppo”. Al che chiedo: c’è per favore qualcuno che può indicarmi dove acquistare un ciclometro, così da accorgermi in tempo del sopraggiungere di questo limite invalicabile? Grazie. Ciao.

  2. Pedalo Felice ha detto:

    Idolo!
    molto poco italiano e non il solito droide protocollare

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