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Lazio Trail, il racconto di chi si è cimentato nell’impresa

News • di 16 Giugno 2016

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“Buongiorno Dottore, si è divertito questo finesettimana?”… all’invariabile domanda che mi rivolge la mia segretaria al rientro in studio, il pensiero mi ritorna agli ultimi tre giorni appena trascorsi al Lazio Trail: non so se possa definirsi divertimento spingere incessantemente un pezzo di pesante ferraccio, arrancando nel fango, sotto un diluvio incessante ma… sì, correre al Lazio Trail è stata una bellissima esperienza.

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L’appuntamento è per venerdì 13 maggio 2016 a Cassino. Gli amici Daniele e Paolo si sono prodigati da tempo per organizzare le cose nel migliore dei modi. Già alla cena pre-partenza l’atmosfera è quella giusta, tanti amici tutti rilassati e senza eccessi agonistici. Il tutto nel più puro stile da bikepacking, movimento che nel corso di questi ultimi anni ha preso pieno slancio anche qui da noi. Poche regole, nessun aiuto, massima autonomia.

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E così eccoci ad arrancare sulla salita che, nelle prime ore della notte, ci porta all’Abbazia di Monte Cassino. Chi vuole può fermarsi a dormire nella foresteria che l’organizzazione ha messo a disposizione, gli altri continuano.

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Nella specie il sottoscritto si aggrega a due fortissimi bikers che nella notte sfidano l’avventura. Dopo poco mi ritrovo a spingere la bici per una salita pietrosa, guardano da dietro le luci di Eriberto ed Enzo. Inizia il su e giù infinito che caratterizzerà questa avventura. A tratti si avanza a piedi e mi viene in mente la famosa frase di Igor “… potrebbe andare peggio … potrebbe piovere!”(cit. Frankenstein Junior, ndr). E infatti le previsioni meteo fanno puntualmente il loro corso e sopra le nostre teste si scatena l’ira di Giove Pluvio! Tuoni, fulmini e saette come nelle peggiori notti da tregenda. Provo a spingere ancora per qualche ora la mia bici ma, alla fine, il richiamo di un rudere a bordo pista è troppo forte. Nell’ora più buia e fredda della notte la mia anima da barbone ha il sopravvento, nel giro di qualche minuto mi ritrovo infilato nel bivybag in mezzo ai calcinacci.

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La mattina ha l’oro in bocca e non perdo tempo, riprendo da solo la marcia, visto che i miei compagni di viaggio hanno continuato impavidi il loro percorso. Il tracciato è molto più tecnico di quanto mi aspettassi, la media bassissima e non solo per il fango che trovo. Il Lazio Trail non è cosa da prendere sottogamba. Il mio ingresso nel bar di Roccasecca lascia perplessi avventori e gestori, una lunga scia di acqua segna il mio passaggio. Le scarpe in goretex fanno il loro lavoro al rovescio, tenendo tutta l’acqua al loro interno…

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Ma ora che mi sono rifocillato posso ripartire impavido come un capitano nella tempesta. Il problema non è solo la pioggia ma anche il freddo. Diventa sempre più duro pedalare spediti. Arpino, Castelliri: le salite e le discese si susseguono nel mezzo di un mondo incantato di boschi e prati. I Monti Ernici sono magici e garantiscono percorsi emozionanti. Niente foto, non perchè non ce ne sia tempo ma perchè, al solito, prediligo i ricordi.

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La campana della Certosa di Trisulti segna implacabile il suo tempo nella lunga salita che porta fino a lei. Ma non è tempo di fermarsi, un ripido fosso mi riporta verso Vico nel Lazio. Il tempo è sempre inclemente, sono solo ed il mio GPS nuovo di pacca da segni di non gradire troppo l’umidità. Dopo Guarcino, Fiuggi appare come un porto sicuro e mi garantisce una lavanderia dove passare un paio d’ore al caldo. Le signore che vengono a lavare i loro panni guardano sbigottite questo barbone che si è sistemato al calduccio.

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Nel frattempo mi ritrovo con Eriberto ed Enzo. Fuori continua ad imperversare la tempesta e il richiamo di un pasto caldo ed un letto asciutto è troppo forte. La mattina successiva il tempo ci concede qualche attimo di tregua. Gli Altipiani di Arcinazzo sembrano proprio lì, ma fango e pozzanghere di dimensioni marine continuano a rallentare il nostro passo. Per il resto, la zona che attraversiamo è caratterizzata da pascoli e boschi incontaminati, davvero il luogo ideale per questo tipo di avventura.

Intanto la sveglia incorporata nel mio cervello inizia a mandare messaggi inquietanti, la ignoro confidando in un miglioramento delle condizioni meteo e del percorso. Subiaco passa veloce e ci regala una sosta ristoratrice, ma non c’è tempo da perdere, bisogna continuare perché manca ancora tanta strada. Ma le condizioni meteo diventano sempre più avverse. Il fango, soprattutto, rende la corsa un penoso arrancare. Gli organizzatori, in costante contatto con tutti i partecipanti, ci autorizzano una valida alternativa su asfalto, ma al Lago del Turano il mio GPS è da tempo fulminato e… sbagliamo strada!

Nella notte più fonda, sotto una pioggia incessante, arranchiamo per i monti sopra il Lago del Salto alla ricerca di una strada che ci porti giù. La luce dell’Incantesimo del Lago del Salto ci appare come un faro in mezzo alla tempesta. Finalmente un riparo e un pasto caldo. Anche questa sera di aprire il bivy non se ne parla nemmeno.

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La mattina del terzo giorno una sirena inizia a suonare imperterrita nella mia mente: mi rammenta che il tempo è scaduto! Martedì si deve tornare a lavorare. Il diavoletto che mi accompagna sghignazza soddisfatto … “ma davvero pensavi di chiuderla in tre giorni? Illuso!”. E questa volta ha davvero ragione, non sono nemmeno a metà del percorso. È vero il peggio è passato, ma sul Terminillo c’è anche la neve e pensare di arrivare entro le 5.00 del mattino di martedì è davvero impensabile. Mesto raccatto le mie cose e punto la ruota in direzione Roma. L’appuntamento col Terminillo è solo rinviato…

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Insomma è stata una buona lezione di umiltà, dopo aver chiuso il Trail dei Laghi Laziali in 25 ore e l’Italy Divide in meno di 5 giorni, mi ero un po’ gasato e pensavo di poter correre anche questo Trail. Invece Daniele e Paolo hanno fatto un lavoro splendido, tracciando un percorso tra i più duri che io abbia mai affrontato. Posti fantastici, e organizzazione attenta, sono contento che i miei due compagni di viaggio siano riusciti a chiudere il giro. Complimenti.

Per quanto mi riguarda, mi rimane una traccia pronta ed una sfida solo rinviata. Verrà il momento che anche questo Trail entrerà nelle mia collezione.

Peace&Love

Dani Miglio “passolento”

[Nota degli organizzatori del Lazio Trail: “Per dovere di cronaca, il passaggio sul Terminillo è stato forzatamente vietato, era maggio e c’era la neve, a tutti i partecipanti ai quali già prima della partenza era stata fornita una traccia alternativa che rimaneva più a bassa quota. Arrivederci al prossimo anno Dani Miglio e per chi vorrà partecipare. Appuntamento il 1 Settembre 2017 questa volta con partenza da Roma].







Una risposta a Lazio Trail, il racconto di chi si è cimentato nell’impresa

  1. roberto ha detto:

    Daniiii il solito mito infaticabile!
    Bel racconto … non so se farò un giorno il Laziotrail… ma sicuramente è una regione che mi manca da esplorare!
    Ed il racconto di Dani è benzina sul pagliaio :-)

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