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Nostalgia Saltafoss

News • di 10 Luglio 2017

Sono tornate le salopette, le Polaroid, i baffoni, i sandaletti di cuoio, i Jeans a palazzo, il Bulli della Volkswagen.
Colpa della generazione Xennial al potere, quelli nati fra gli anni ’70 e ’80 che si ritrovano in questo momento ad avere il ruolo di influencer, né troppo giovani per non essere presi sul serio, né troppo vecchi per non essere considerati trendsetter.
Questa ondata di nostalgia, o ondata di novità per i più giovani, è arrivata e la mia fissazione per le biciclette non mi fa pensare ad altro che alla Saltafoss e alle sue sorelle Gambalunga, Tin Tin-agers e affini e a tutte quella bici da cross da ragazzo più o meno esasperate che vedevo girare in quegli anni.
Vedevo, ma non avevo perché le bambine non potevano avere la Saltafoss, era solo per i maschi. Mi sono arresa dopo aver cercato di trasformare una Graziellina rosa in una bici da cross limitandomi a togliere il cestino e i parafanghi e a fare la faccia brutta.

La storia di come è nata la Saltafoss è splendida, è la storia di un padre di nome Giulio Ceriani, un appassionato di biciclette che aveva un’officina di motociclette e di come trasformò una Carnielli Roma Sport in qualcosa che agli occhi di un bambino doveva sembrare una moto: sospensioni, gomme dentate, cambio a comando tondo, grandi parafanghi, numero di gara e  finto serbatoio. Si poteva viaggiare in due e il motore arrivava dalla fantasia di chi la guidava.
All’epoca non lo sapeva, ma nei primi anni Settanta Paolo Ceriani, il figlio di Giulio, è stato probabilmente il bambino più invidiato d’Italia. Era infatti il collaudatore ufficiale delle Saltafoss. Tra cadute, ferite e forcelle spezzate si trovò a testare la bicicletta perfetta per le esigenze tecniche e le esigenze della fantasia di un bambino.
Giulio Ceriani creò altre trenta Saltafoss che regalò agli amici del figlio. Da qui si scatenò una moda che durò per anni e che segnò una generazione.

Tin Tin è stata prodotta per essere vinta acquistando delle merendine per ragazzini, dando il nome alla generazione dei Tin Tin-agers

Erano altri tempi, dove l’idea di fare business non si creava a tavolino, ma dove si seguivano le passioni e si realizzava di aver avuto successo solo mentre questo accadeva.

Negli anni ’80 arrivò in Europa la MTB, tutti passarono a comprare quel tipo di bici, e Giulio Ceriani decise di vendere il marchio.

Qualche mese fa ho regalato una Saltafoss rossa a mio figlio per i suoi 8 anni. Inutile raccontare quanti adulti lo fermino per strada per raccontargli che anche loro avevano la stessa bicicletta da ragazzini e di come vederla gli facesse venire nostalgia. Poi è successa una cosa strana, dopo qualche giorno due signori anziani mi hanno cercata al lavoro e  mi hanno regalato una Saltafoss che era stata di loro figlio e che giaceva abbandonata nella loro casa in campagna, hanno detto che quando l’hanno trovata hanno pensato a me. E’ diventata la mia bicicletta ufficiale, alzando al massimo la sella può essere usata anche da un adulto di un metro e ottanta.

Ho aspettato trent’anni per avere la mia prima Saltafoss, ma ne è valsa la pena.

Da Instagram @Signorpicchio78







2 Risposte a Nostalgia Saltafoss

  1. A.D. ha detto:

    Sono nato nel 1973, quindi iappartengo a quella generazione, che secondo me va dal 68 al 76, che ha avuto la fortuna di poter usare una bici da cross! I bambini poco più piccoli di noi subirono la moda delle BMX, complice il cinema per ragazzi, E.T. e altre decine di film americani in cui i ragazzini cavalcavano quelle biciclettine senza fronzoli, e snobbarono le nostre cross. Infatti le nostre bici da ragazzo non ebbero una stagione particolarmente lunga, se paragonata alle BMX stesse, che esistono ancora, quasi immutate, dalle prime degli anni ’80. La cosa che mi ha sempre stupito nelle bici da cross è la loro grande varietà di forme dei telai, spesso dai disegni arditissimi, la scelta di componenti all’avanguardia nel mondo del ciclismo, sospensioni posteriori, forcelle a doppia piastra con steli rovesciati, addirittura freni a disco, che all’epoca non montavano nemmeno i ciclomotori! Le case produttrici investirono molto su questo tipo di bici, nonostante fossero destinate esclusivamente ai ragazzini, oggi mi sembra che per loro il mercato offra prodotti molto più omologati: MTB di misure ridotte o BMX, tutte molto uguali fra loro!

  2. Ciclista Sdraiato ha detto:

    Saltafoss… quanti ricordi! Due mie amici ne avevano una, però senza cambio e col freno a disco anteriore (che non frenava manco per finta. Il disco poi me lo ricordo di uno spessore non indifferente; chissà se qualcuno ha mai provato a cambiare la pastiglia?). Scroccavo giri agli amici facendo finta di sistemarle (a uno si svitava sempre un pedale e glielo rimettevo su a mano, finché il padre non lo fissò per bene). Io invece giravo con una pieghevole che però mi ha dato molte soddisfazioni: li battevo tutti…

    Un amichetto che conobbi al parchetto sotto casa ne aveva una con cambio a 5 rapporti e un ammortizzatore orizzontale, per poter disassare il davanti e il dietro. Anni folli per noi bambini d’epoca…

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