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Ciclostaffetta della Pace da Roma a Riace: la solidarietà sale in sella

News, Rubriche e opinioni • di 4 Febbraio 2019

La candidatura di Riace al Premio Nobel per la Pace, lanciata dal settimanale Left, ha raccolto quasi 100mila firme: una vasta comunità di persone ha voluto esprimere il proprio sostegno al sindaco rimosso-ed-esiliato Mimmo Lucano che nel piccolo comune calabrese ha creato negli anni un modello di accoglienza studiato in tutto il mondo, modello messo ai margini e costretto a chiudere dalle politiche restrittive contenute nel Decreto Salvini. Ma qualcuno ha deciso di fare qualcosa di più promuovendo una ciclostaffetta dal Tirreno allo Ionio, per raggiungere Riace pedalando accanto al mare e attraversando il territorio per portare un messaggio di pace.

La pedalata in un primo momento sarebbe dovuta partire da Napoli domenica 17 febbraio, ma poi alcuni attivisti interessati a prendervi parte hanno suggerito di anticiparla e farla cominciare dalla Capitale sabato 16 febbraio e non da un punto di partenza qualsiasi: da Piazzale Maslax, nei pressi della Stazione Tiburtina, luogo in cui si è sviluppata l’attività di Baobab Experience e simbolo di accoglienza e solidarietà per i migranti in transito. La prima tappa-prologo – di ben 240 km da coprire dal tramonto all’alba – sarà la più lunga e impegnativa.

“Non siamo ciclisti sportivi, partiremo di mattina presto con le stesse belle biciclette che usiamo ogni giorno per andare al lavoro. Roma-Napoli sembra anche a noi una distanza enorme: chiusi nelle nostre città non siamo più abituati a percepire lo spazio e la distanza”, scrive Sandro Calmanti sul suo blog presentando la pedalata solidale che farà in compagnia di Piero Ventura, di Claudio Mancini e di chi vorrà unirsi lungo la strada anche solo per un tratto, per manifestare la propria vicinanza all’iniziativa. La partenza è fissata alle ore 6:06 di sabato 16 febbraio.

Nel corso di questo primo giorno in sella, gli attivisti attraverseranno l’agro pontino dove i braccianti – tra cui molti migranti sikh – utilizzano la bici come mezzo di trasporto; quindi entreranno a Napoli da Aversa e passeranno anche sulla Statale 7-bis all’altezza di Teverola dove proprio ieri (domenica 3 febbraio 2019, ndr) alle prime luci dell’alba due migranti in bicicletta sono stati travolti e uccisi dal conducente di un’auto che li ha falciati senza fermarsi a prestare soccorso e, stando alle prime ricostruzioni, senza neanche provare a frenare.

L’itinerario poi seguirà il litorale tirrenico e ionico e sono già state stilate le varie tappe:

– Domenica 17 febbraio Piazza del Plebiscito Napoli-Salerno 98 km
– Lunedì 18 febbraio Salerno-Agropoli 44 km
– Martedì 19 febbraio Agropoli-Policastro Bussentino 46 km
– Mercoledì 20 febbraio Policastro Bussentino-Scalea 53 km
– Giovedì 21 febbraio Scalea-Paola 59 km
– Venerdì 22 febbraio Paola-Lamezia Terme 66 km
– Sabato 23 febbraio Lamezia Terme-Catanzaro (in treno)-Soverato 39 km
– Domenica 24 febbraio Soverato-Riace 40 km

La ciclostaffetta della Pace è, naturalmente, aperta e chiunque volesse unirsi (anche solo per una tappa) è il benvenuto: gli organizzatori sulla pagina Facebook di lancio dell’evento ricordano che “Tutti coloro che volessero unirsi a noi, anche solo per una tappa o parte di essa possono contattarci. Ricordiamo a tutti che la staffetta non è una competizione né una gara ciclistica. Al contrario la nostra andatura sarà volutamente lenta per permetterci conoscenza del territorio e delle persone che incontreremo. I singoli, le associazioni, gli enti locali che sono impegnati nell’accoglienza e nella solidarietà con i migranti e vogliono condividere la loro esperienza e far parte di questo progetto possono contattarci per stabilire degli incontri di conoscenza. Il viaggio è completamente autofinanziato dai partecipanti, chiunque avesse la possibilità di ospitarci alla staffetta è ben gradito”.

A mio avviso non è un caso che il mezzo scelto per questo staffetta di solidarietà sia proprio la bicicletta, perché consente di attraversare un territorio rispettando il contesto e avendo una visione d’insieme: una finestra aperta sui tanti microcosmi che lo animano. Ed è proprio questo l’aspetto principale che sottolineano anche i promotori della ciclostaffetta: “Con il nostro pedalare vogliamo immergerci nelle realtà che attraverseremo, prima di tutto ascoltando e cercando di capire le difficoltà che affliggono i territori e la marginalità che subiscono quotidianamente. Lo faremo carichi e cariche dei nostri ideali, facendoci portavoce del fatto che la solidarietà e l’accoglienza sono la risposta per costruire un mondo più giusto per tutte e tutti”. Riace non si arresta.






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