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Quando era primavera a Torino

News • di 28 Marzo 2019

Una nostra lettrice la sera del 21 marzo pedalava con altri ciclisti alla Critical Mass di Torino, e ha quindi assistito alle azioni della polizia nei confronti dei ciclisti. Ci ha inviato questa riflessione che volentieri pubblichiamo.
Ricordiamo che stasera 28 marzo, alle 19, in molte città italiane ci saranno pedalate festose e pacifiche con le quali dimostrare che “pedalare non è un reato”.
Le città coinvolte al momento sono Torino, Milano, Genova, Firenze, Bologna, Ascoli Piceno, Roma, Napoli (i link portano ai rispettivi eventi su Facebook, per maggiori informazioni).

Il 21 marzo pare non sarà mai più il primo giorno di primavera, l’equinozio si è spostato.
Ma come si fa a spostarne l’idea dalla mente? Non credo sia possibile, o forse sì, perché il mondo sempre più effimero che viviamo ci renderà questo cambiamento più leggero e l’applicazione che ci ricorda i compleanni, ci informa sul meteo e ci allarma sui giorni di fertilità, potrà sempre riportarci a quella vecchia e ciclica consuetudine, chiamata stagione, spiegandoci in forma di gif il suo significato antico.
#comodo, no?
La consolazione è che in questo giorno sia stata istituita, nel frattempo, la giornata mondiale della poesia, me lo ricordava oggi pomeriggio un passante a Torino, in piazza Castello, il quale me ne ha gentilmente offerta una: un “pizzino poetico”, così viene chiamato, dedicato a Paolo Borsellino; sì perché in realtà oggi è anche la giornata in memoria delle vittime delle mafie.
Ma non è abbastanza nella sabauda Torino il 21 marzo 2019.
Ed ecco che in questo giovedì fuori stagione e malnutrito di memoria a Torino accade il peggio: è venuta a mancare anche la poesia.

Vorrei spiegarvi senza ulteriori fronzoli il motivo ma non posso, perché la poesia è stata giustiziata pubblicamente e senza nessuna ragione, se mai dovesse esisterne una valida per un gesto simile. Cercherò allora di farvi una breve cronaca.

La storia parte davvero poetica, proprio da piazza Castello, a Torino, dove oltre a chi distribuiva pizzini poetici sotto il sole, che cominciava a celarsi dalla vergogna preannunciata, c’era anche un nutrito gruppo con bandiere della pace ad urlare al cielo “l’unica razza è quella umana!”.
Una piazza allegra, blindata per vocazione, ma spensierata.
E la storia continua davvero poetica, perché ad attrarre dal tramonto di quella piazza un altro gruppo spontaneo di persone, c’era un fine: fare massa; e un mezzo: farlo criticamente. E se non è poesia questa…
Nella norma questo genere di riappropriazioni spontanee delle strade, sì le critical mass, partecipate da chiunque voglia rivendicare il diritto di muoversi in bicicletta o comunque a essere svincolato da un mezzo motorizzato privato (e tutto quello che ne consegue), sono eventi gioiosi, si pedala, gloriosi, ci si muove in città senza sentirsi in pericolo, si fischietta, si fa il verso alle automobili incitandole a spegnere i motori: “dai, solo per 2 minuti!”, si chiacchiera, ci si edifica, ci si dimentica di tutti i soprusi, gli insulti e i rischi che si attraversano giornalmente per il solo fatto di scegliere il mezzo di trasporto più democratico e senza controindicazioni mai inventato dall’uomo.
Già, l’uomo. La società. Le best practices e la retorica, il political correct e la corruzione, le scelte.
La tristezza di vivere in un paese dove imperversa l’odio e lo si militarizza.

L’aria rarefatta di smog e terrore, questo l’inquinata città sabauda fissa oggi e per sempre in questo 21 marzo.
Perché la poesia comincia e continua… fino a quando le viene fatto lo sgambetto, alle spalle, mentre lei guardava oltre, foriera dei tanti respiri e dei tanti campanelli scoordinati a riempire quel Corso Vittorio Emanuele II sudicio di smog e perbenismo. La poesia della spontaneità, dello stare insieme, sconosciuti ma uniti, la poesia del bene comune sopra ogni altro diktat viene manganellata, ferita, terrorizzata, accerchiata…
Il resto potete vederlo in rete, e condividerlo.
Attenzione, però. Il 21 marzo ci allerta, si è verificato un attentato alla poesia, il fatto che potesse essere premeditato ce lo raccontano ogni giorno i fautori dell’odio nazionalpopolare.
Da salvaiciclisti a manganellaiciclisti è stato sufficiente un mezzo governo.
Verrà tutto giustificato da altre “tempeste emotive”?

Lettera firmata







3 Risposte a Quando era primavera a Torino

  1. Roberto ha detto:

    Stasera anche Casteddu (Cagliari) se la pedala: https://www.facebook.com/events/813209692353418/

  2. matias ha detto:

    stupenda!

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