Immagina un itinerario ciclabile di oltre 480 km che avvolge Torino, passando per tutti i territori della sua provincia: Collina del Po e Area Metropolitana, il Pinerolese e il Canavese.
Il percorso definitivo per scoprire storia e cultura della capitale sabauda e della sua provincia in sella a una bicicletta.
Questo itinerario esiste e si chiama CAT, acronimo per Cycling Around Turin: ideato dall’ente del turismo di Torino e Provincia, la traccia è da pochi giorni pubblica su Outdooractive.

In occasione della press ride organizzata da Turismo Torino e Provincia, ho avuto modo di testare tre assaggi del CAT tra Canavese, Pinerolese e Area Metropolitana di Torino.
Cycling Around Torino – mappa del percorso
Per ulteriori dettagli sul percorso e le tappe, è possibile visionare il sito ufficiale di Turismo Torino e Provincia a questo link.
Canavese – via Frangicena e Ivrea
Il territorio del Canavese, anche a causa della sua posizione geografica strategica tra Alpi e Pianura Padana, vanta una storia millenaria documentata da numerose testimonianze storiche. Tra tutte, le più celebri sono forse quelle legate ai pellegrini che percorrevano la via Francigena dal nord Europa, scavallando le Alpi dal Passo del Gran San Bernardo, scendendo in valle d’Aosta per seguire il corso della Dora Baltea.
Appena fuori dalla valle d’Aosta, ecco Ivrea, già antico insediamento romano e porta del Canavese. Dopo Ivrea, la via Francigena raggiunge poi le rive del Lago di Viverone.

Il percorso del CAT segue il tratto Canavese della via Francigena. Quella del Lago di Viverone è considerabile come una delle aree più antiche d’Italia a essere state colonizzate: già in epoca preistorica nei suoi dintorni paludosi vi erano alcuni insediamenti. Sulle sue sponde sono state rinvenute delle palafitte, oggi patrimonio UNESCO.
Dalle sponde del lago la traccia del CAT risale fino a Ivrea seguendo silenziose strade secondarie. Si può pedalare in tranquillità, con il suono del vento tra gli alberi a fare da sottofondo, tra antichi borghi, ricetti, cantine e piccole chiese con centinaia di anni di vita.
Da una parte il lago, dall’altra le pendici della Serra di Ivrea.

Dietro il suo aspetto di piccola città, Ivrea nasconde l’energia propria di quei luoghi che occupano un posto d’onore nella storia.
La sua posizione privilegiata, all’imbocco della valle d’Aosta e punto di riferimento del Canavese, ha fatto sì che fosse nodo strategico per il traffico di merci e persone tra Italia e Nord Europa.
Il centro storico riporta ancora i segni di questo glorioso passato. Il tracciato del CAT tocca l’antica Cattedrale di Santa Maria Assunta, punto di passaggio per i pellegrini in cammino sulla Via Francigena, e il Castello Sabaudo, che domina l’ingresso della valle. Dalle sue mura si vede distintamente la Cattedrale e, dietro di essa, ecco la squadrata collina morenica stagliarsi sullo sfondo per demarcare lo skyline della città.


E poi, per le vie di Ivrea è ancora fresco il ricordo degli anni in cui la famiglia Olivetti portò la città in uno dei centri più avanzati dell’innovazione industriale italiana.
Seguendo il percorso del CAT lungo le strade cittadine è impossibile non notare i vari edifici di matrice Olivetti: dalle officine ICO all’ex hotel La Serra, fino all’Unità Residenziale Ovest, meglio conosciuta come Talponia – tutti avvolti da un invisibile velo di nostalgia.
Ricevi il meglio di Bikeitalia direttamente via mail: compila il modulo e iscriviti alla nostra newsletter settimanale, è gratuita!
Iscriviti alla newsletter
Pinerolese – Pinerolo e Pancalieri
Il tracciato del CAT volge poi verso sud, toccando alcune delle dimore facenti parte della “Corona di Delizie”, come la Reggia di Venaria Reale e la Palazzina di Caccia di Stupinigi, prima di arrivare a Pinerolo.
Pinerolo è il posto giusto per trovare quel giusto mix tra campagna rilassante e grandi salite: da una parte la Val Chisone e la val Pellice, dall’altra una pianura agricola con cascine, meleti, maneggi, fattorie.
Nel mezzo, proprio Pinerolo: città che il ciclismo ce l’ha nel sangue.
Chi è appassionato di bici probabile che già la conosca: è salita alle cronache già quando, nel 1949, durante la radiocronaca della Cuneo-Pinerolo, 17a tappa del Giro d’Italia, Mario Ferretti pronunciò l’indimenticabile frase “Un uomo solo al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi.”
Coppi arrivò poi al traguardo di Pinerolo con 11’52” su Gino Bartali e Pinerolo divenne simbolo indelebile del ciclismo di una volta, il ciclismo eroico, di leali rivalità, fughe, partenze all’alba e colpi di scena.


Oltre ai già citati fatti di cronaca rosa – dove “rosa” è riferito al Giro d’Italia, seguendo il percorso del CAT notiamo lo stretto rapporto con le due ruote anche dal BikeCafe in centro, dalle ciclabili che collegano i diversi quartieri della città, dalle ciclostazioni al coperto accessibili tramite app, dalle persone che si spostano su city bike per svolgere le commissioni quotidiane e quelle in mountain bike che incrociamo mentre risalgono le ripide vie della città vecchia in direzione San Maurizio, Basilica di origine Medievale simbolo di Pinerolo.
Da Pinerolo il percorso del CAT si sviluppa verso est. Si snoda per stradine di campagna e tratturi gravel attraversando frutteti e campi. Si passa dal castello medievale dl Macello e dalla città dei fiori Vigone, dove incrociamo la Pista Ciclabile “Via delle Risorgive”.
Una venticinquina di km dopo Pinerolo, nel cuore della alta pianura piemontese tra le Alpi e il Po, ecco Pancalieri.

Pancalieri è città delle erbe officinali e aromatiche e della menta: quest’ultima eccellenza locale e prodotta in loco da ChialvaMenta, la più antica azienda familiare nel settore della lavorazione della menta di Pancalieri. E chissà che, arrivando a Pancalieri nelle ore più calde dopo aver pedalato sulle strade assolate della pianura, non sia proprio un bicchiere di acqua e menta il modo migliore per concedersi una rinfrescante pausa.

Carmagnola – Bosco del Gerbasso e Lanca di San Michele
Poco dopo Pancalieri, procedendo verso est il percorso del CAT incrocia il fiume Po.
Prima di puntare verso Carmagnola, centro agricolo noto per la produzione di peperoni, il tracciato ne segue il corso attraversando due zone dall’alto valore naturalistico: si tratta del Bosco del Gerbasso e della Lanca di San Michele.


Il Bosco del Gerbasso è un’area naturale protetta che, a partire dagli anni ‘80, è stata salvaguardata con interventi di riforestazione per ospitare specie tipiche delle foreste piemontesi, tra cui querce, carpini, olmi e aceri campestri.
È testimonianza di che cos’era una volta la pianura torinese: quella che adesso è una infinita distesa di campi, una volta era una fitta area boschiva.
La Lanca di San Michele, adiacente al Bosco del Gerbasso, è una delle zone umide residuali più importanti della pianura torinese. Si tratta di un luogo sospeso tra acqua e terra, dove il fiume Po conserva il suo carattere più autentico e la vegetazione è rifugio per varie specie di avifauna, come aironi e garzette.
Il percorso del CAT passa silenzioso tra Bosco del Gerbasso e Lanca di San Michele su sentieri sterrati, a tratti avvolti nella vegetazione delle aree naturali, a tratti costeggiando il corso del fiume Po. Di auto, neanche il rumore. Un’oasi di pace a una decina di km dalla periferia sud torinese.

Un percorso da scoprire
Il percorso del CAT, per l’elevato valore turistico dei luoghi attraversati, invita a essere percorso con la calma di chi utilizza la bicicletta per scoprire nuovi territori tra natura, enogastronomia, arte e cultura. Su Outdooractive, il percorso è già suddiviso in 10 tappe di lunghezza compresa tra i 30 e i 60 km. Il dislivello non è mai troppo impegnativo, con le uniche vere salite comprese nel tratto nell’area collinare di Torino.
Facendo base a Torino e sfruttando i collegamenti via treno con i principali centri toccati dall’itinerario, è possibile percorrerne soltanto alcuni tratti senza particolari difficoltà logistiche.



















bellissimo tutto questo ma volendo intraprendere questo giro completo forse bisognerebbe anke segnalare dei punti dove poter dormire visto ke per fare il giro ci vogliono 10 giorni
Mi piace vedere questi contenuti e sempre un input in più per scoprire posti che non conosci: quando esco in bici preferisco strade poco battute, boschi, e strade sterrate che però non ti portano ovunque. Buona pedalata a tutti in Italia siamo ancora molto lontani dal concetto ciclabile.
[Questo commento è stato moderato prima della pubblicazione > https://www.bikeitalia.it/linea-guida-moderazione-commenti-su-bikeitalia-it/ – Bikeitalia.it]
Sono sorpreso nel vedere come in Piemonte le strade ordinarie vengono classificate come piste ciclabili. Ci vuole coraggio nel fare questo e soprattutto narrare che queste siano vere e proprie ciclabili crea nei ciclisti illusioni sulla loro sicurezza. Cito solo la ciclabile che sale da pinerolo in val Chisone: sicurezza zero! Per vedere vere piste ciclabili forse è meglio andare in Savoie.(un ciclista che si è trasferito dove esistono piste ciclabili vere).
ottima iniziativa