Lettera al prossimo Ministro degli Interni

2 Settembre 2019

Nota della redazione: questo articolo è stato pubblicato originariamente il 2 settembre; il nuovo ministro degli interni è Luciana Lamorgese

Egregio Sig. futuro Ministro degli Interni,

Chiunque Lei sia, mi voglio congratulare con Lei per l’incarico che sta per ricevere: occorre una grande statura morale e profonde competenze per prendersi cura della sicurezza di un popolo intero senza farsi guidare da pregiudizi.

Mi permetto di scriverLe questa lettera perché mi auguro che il suo Ministero venga finalmente guidato nelle decisioni, non da ideologie che individuano e perseguitano un nemico per motivi elettorali, ma da evidenze scientifiche affinché si pongano in essere i dovuti interventi per la tutela della sicurezza dei cittadini che Lei sarà chiamato ad amministrare.

Parlo di evidenze scientifiche perché l’attività di chi amministra deve essere guidata da fatti e numeri, senza i quali si sfocia necessariamente nella lotta tra opinioni che lasciano tutti quanti sconfitti e senza vincitori.

Ma se parliamo di sicurezza e di numeri, la prima cosa da fare è rivolgere uno sguardo ai dati statistici  che ci dicono che la criminalità nel nostro paese è in netta diminuzione, che gli omicidi sono episodi sempre più rari e sporadici, che il terrorismo (islamico o politico) non colpisce nel nostro paese da quasi due decenni (evviva, evviva, evviva).

Eppure gli Italiani continuano a morire di malattie (sulle quali Lei ha scarso o nullo potere di intervento) e di incidenti stradali che, dopo 17 anni di flessione, hanno ricominciato ad aumentare pericolosamente. Giusto per capire la dimensione del fenomeno, mi permetto di farLe presente che nel solo 2017 almeno 3.378 persone hanno perso la vita sulle nostre strade e quasi 247 mila persone sono rimaste ferite, ma se consideriamo gli ultimi cinquant’anni si arriva alla spaventosa cifra di 352 mila morti e oltre 13 milioni di feriti.

Credo che l’espressione “ecatombe” non sia fuori luogo, vero?

Il problema non è solo il numero, ma il fatto che, contrariamente a quanto avviene con le malattie cardiovascolari o con le varie forme di cancro, l’incidentalità stradale non si concentra sulla popolazione più anziana, ma soprattutto tra i più giovani.


Fonte: Istat

L’incidentalità stradale è infatti la prima causa di morte per la popolazione di età compresa tra i 15 e i 24 anni e questa non è esattamente una buona notizia per un paese che continua inesorabilmente a invecchiare, come l’Italia.

Le cause dell’incidentalità stradale, ci dice l’Istat, sono la velocità, la distrazione al volante, l’alcool e le droghe.

E se andiamo a vedere cosa è stato fatto nel nostro paese per contenere questi fenomeni nel corso degli anni, troviamo veramente poco.

Sulla velocità vale le pena evidenziare che, mentre nel resto d’Europa si sta sempre più puntando sulla riduzione delle velocità, in Italia il controllo delle velocità è una pratica quasi illegale, al punto che il sindaco di una città non può neppure decidere di installare un autovelox automatico davanti a una scuola perché questo è di fatto vietato dall’art. 4 della legge 168/2002 perché sarebbe automaticamente bollato con l’infamante accusa di voler “fare cassa” a spese dei cittadini.

E sulla distrazione, gli agenti di pubblica sicurezza hanno grandi difficoltà a dimostrare che il conducente di un veicolo stesse usando il cellulare o meno.

Sulla questione alcool e droghe, in mancanza di dati ufficiali, mi permetto di presentare la mia esperienza personale: in 20 anni da patentato, pur guidando decisamente poco, non sono mai stato sottoposto alla prova del palloncino nel nostro paese, cosa che invece mi è accaduta più volte in Germania, in Spagna e in Turchia.

Ecco, signor Ministro, chiunque Lei sia, nell’attesa che venga nominato, mi auguro che possa prendere visione di questa mia lettera e cercare conferma delle evidenze che vi ho riportato affinché queste possano eventualmente guidare il Suo operato.

Perché un paese in cui qualcuno ha paura ad attraversare la strada è un paese in cui lo Stato ha smarrito la propria funzione principale: quella di garantire la sicurezza del cittadino.

Detto questo, Le auguro buon lavoro.

P.S.
Se poi non sapesse da dove cominciare, le segnalo il comma 103 della scorsa legge di stabilità che ha previsto l’apertura di ZTL e aree pedonali a veicoli elettrici e ibridi. Il sottosegretario ai trasporti del precedente governo, Michele Dell’Orco, ne aveva annunciata l’abrogazione con la prima legge utile che, ancora, non è arrivata.

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