Bikemeron #12 | La bicicletta come rinascita

18 Marzo 2020

Bikemeron è una raccolta di racconti di storie belle e all’insegna dell’ottimismo che stiamo raccogliendo per offrire un po’ di sollievo ai fruitori di internet che in questi giorni sono assediati dalla paura del contagio da un nuovo virus. Pubblicheremo un racconto al giorno per tutta la durata dell’emergenza. Se vuoi contribuire alla raccolta, invia il tuo racconto su come la bicicletta ti ha salvato o cambiato la vita a info@bikeitalia.it

La bicicletta come rinascita

di Anonimo*

Nella aberrante spirale del sesso a pagamento, vi ero intrappolato ormai da anni… per manifesta “incapacità di accettarmi per quello che sono”, dirà poi lo psicologo che mi avrebbe seguito.

Dapprima per curiosità, poi per piacere e infine per dipendenza, al fine di finanziare le mie “uscite” ero arrivato persino a rubare la pensione della nonna (sembra una barzelletta, un luogo comune, ma è così…!). Il mio stipendio non bastava più… lo sperperavo tutto lungo le strade della provincia… e qualche volta anche oltre, bruciando così preziosissimo denaro non solo per le meretrici, ma anche in carburante.

Eppure, il sottoscritto non era dedito solo a vizio e dissolutezza, bensì anche un discreto cicloturista. Ma chissà perché l’adrenalina, la fatica, il gusto del viaggio… evidentemente non bastavano a tenere a bada il mio testosterone ormai impazzito.

Ad un certo punto, era il 2000, arriva lei, una sfavillante bicicletta ibrida (Specialized Sirrus): leggera, scattante, elegante, forcella in carbonio e soprattutto… costosa. Ma figurati se un vizioso come me non si lascia ingolosire da un prodotto simile, pronto per sostituire la fantastica ma poco versatile (per la mia tipologia di utilizzo) bici da corsa.

Un rapido sguardo al saldo del conto corrente… “No – dannazione! – non ce n’è abbastanza!” All’improvviso il “genio”: “Ma sì, c’è la carta di credito – mi dico – e al prossimo stipendio rientro subito!” Dopo 3 settimane di attesa il negozio mi telefona e mi dice: “È arrivata”. Con me c’è mio padre. Un po’ agitato, in verità, perché già sospettava qualcosa. In una precedente occasione di ristrutturazione della casa nella quale vivevo con i miei genitori mi fu chiesto un contributo che, ovviamente, ebbi difficoltà a rilasciare.

Messo alle strette riuscii, con una menzogna, a svicolare, ma l’animo di un papà non dorme tranquillo con certi sospetti. Così decide di accompagnarmi, un po’ per controllarmi e certamente un po’ per l’insopprimibile bisogno di starmi vicino.

Al momento di pagare arriva la doccia gelata. Il commerciante mi dice “Non accetto carte di credito. Mi costava troppo in commissioni. Tengo solo il bancomat…”. Mi sento svenire…. Nel disperato tentativo di travisare la mia posizione, porgo la tessera bancomat al negoziante, ma, ovviamente, tutti e 3 i tentativi  di transazione vanno a vuoto. Mio padre sbianca e tremante dice “La pago io, tu però, una volta a casa, chiarisci cosa non va”.

Nel tragitto negozio – casa (8 km che sembrarono 8000!) non riesco a godermi nulla della tanto desiderata bicicletta. I miei pensieri, i rimorsi e soprattutto le paure si rincorrono furiosi cercando di impedire al cuore di scoppiare! Incrocio un pesante autocarro da cava, carico di sassi… una forza che ancora oggi non so spiegare mi impedisce di sterzare nella sua direzione…

A pochi metri da casa ingoio il cuore, raccolgo tutte le forze che ho e racconto tutto… Il resto lo potete immaginare: due genitori da sempre innamorati del figlio che all’improvviso mi guardano come un estraneo limitandosi a darmi un tetto e da mangiare; lunghe sedute dallo psicologo;

Restrizioni (più o meno volontarie) nella gestione del denaro.

Poi, lentamente. la ripresa.

Recupero un po’ di soldi; l’amore dei miei genitori per me riprende vigore; mi innamoro e mi sposo; metto su casa e famiglia… e riprendo la bicicletta, portando con me su un bel tandem di seconda mano mia moglie e nel carrello bimbi la mia bellissima prole (oggi indipendente, almeno sulla bici!).

È vero: in questo caso la bici ha avuto un ruolo secondario nella mia rinascita, ma come negare che le migliaia di chilometri macinati in bici su e giù per l’Italia non avessero depositato in me il seme della voglia di qualcosa diverso da uno dei vizi (maschili) più deleteri che io conosca?

La bicicletta protagonista, seppur indiretta, della mia nuova vita è tutt’oggi nel mio garage, pronta a partire. Mi ha accompagnato ancora in tanti bei posti. Durante il viaggio di nozze (sì, l’abbiamo fatto in bicicletta nella splendida Irlanda) l’ho lasciata usare a mia moglie, la quale non saprà mai su quale veicolo di salvezza ha avuto l’onore di viaggiare.

La mia bicicletta… “quella” bicicletta c’è ancora, e tutte le volte che la guardo, e la uso, è come una perenne ombra monitoria (tra l’altro è anche di colore nero), per la quale – sento che posso dirlo – ho ripreso a vivere nel giusto equilibrio.

Grazie! Grazie! Grazie!

* l’autore, per tutelare la sua privacy, preferisce restare anonimo

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