Stamattina, mentre andavo al lavoro in bici, ho notato qualcosa di curioso e affascinante. Intorno a me, altri ciclisti si muovevano sulla strada tra le auto, su e giù dai marciapiedi, facendo slalom tra i pedoni sulle ciclabili come se stessero ballando. Avevano una grazia tutta loro, fatta di equilibrio, intuizione, tempismo. Sembravano ballerini urbani, danzatori della sopravvivenza metropolitana.

E allora mi è venuto da pensare: tutti amano i ballerini, anche quelli che non hanno mai messo piede in una sala da ballo. Applaudiamo la loro leggerezza, la loro eleganza, la bellezza dei movimenti. Ma perché non tutti amano i ciclisti, anche se spesso – in mezzo al traffico – si muovono con la stessa grazia?
Forse la differenza è nel volto. I ballerini sul palco sorridono, mostrano emozione, passione, bellezza. I ciclisti in città, invece, hanno spesso un’espressione dura, tesa, quasi arrabbiata.
E mi sono chiesta: come potrebbero mai sorridere?
Devono concentrarsi, stare attenti a ogni buca, ogni apertura di portiera, ogni precedenza ignorata. Rischiano la vita ogni giorno, vengono sgridati, suonati, ignorati. È difficile essere leggeri, quando si è costantemente in allerta.

Eppure, se le nostre strade fossero davvero accoglienti per chi pedala, se fossero più sicure, più rispettose, più umane, allora forse anche i ciclisti potrebbero permettersi di rilassare il volto. Di sorridere. Di sembrare più simpatici, più “ballerini”.
Forse, rendere le città più ciclabili non servirebbe solo a muoverci meglio, ma anche a renderci migliori. Più sorridenti. Più empatici. Più umani, anche nel traffico.
E allora sì, magari un giorno guarderemo i ciclisti per strada con la stessa ammirazione con cui guardiamo un ballerino sul palco. Perché entrambi, in fondo, cercano solo un po’ di spazio per muoversi in armonia con il mondo.











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