Il 22° Rapporto Audimob di Isfort racconta, come ogni anno, lo stato di salute della mobilità italiana. E anche questa volta emerge un paradosso noto ma sempre più evidente: l’Italia continua a muoversi in auto, pur avendone troppe, troppo vecchie e troppo ferme. Un parco circolante di 41,3 milioni di vetture, parcheggiate per oltre il 95% della giornata, con un’età media che sfiora i 13 anni. Le famiglie, intanto, nel 2024 hanno speso mediamente 334 euro al mese per mantenerle, contribuendo a un costo nazionale complessivo da 105 miliardi l’anno. Numeri che mal si conciliano con gli obiettivi europei di decarbonizzazione e che confermano la distanza tra le intenzioni e la realtà quotidiana.
Eppure, dentro questo scenario statico, qualcosa si muove davvero: la bicicletta.
La crescita della bici: dal 4,1% al 5,2% in un anno
Tra i dati più interessanti del Rapporto Isfort c’è l’aumento della quota di spostamenti effettuati in bicicletta, che passa dal 4,1% del 2024 al 5,2% nel primo semestre 2025. A prima vista sembra un incremento modesto, ma in realtà significa una crescita quasi del 27% in un solo anno.
In un Paese dove gli indicatori sulla mobilità cambiano con estrema lentezza, si tratta di un segnale di trasformazione importante. La bici cresce più dell’auto (in calo), del camminare (in leggero calo) e persino del trasporto pubblico (in lieve ripresa). Una tendenza che si allinea a un lento riequilibrio modale registrato negli ultimi due-tre anni e che lascia intravedere una progressiva apertura a modalità di trasporto più sostenibili.
Carlo Carminucci, direttore della ricerca, lo conferma nel presentare il rapporto: “Ci sono segnali di cambiamento positivi, sebbene ancora deboli (…) questi segnali devono fungere da stimolo per accompagnare con più energia la transizione verso modelli di mobilità più equilibrati”.
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In Italia troppe auto e poca intermodalità
Nonostante il leggero calo della quota di utilizzo dell’auto privata (dal 63,1% al 60,8%), la macchina resta il mezzo dominante. La mobilità italiana rimane rigida, con tassi di motorizzazione record in Europa e pochissima intermodalità, ferma al 2,8%.
Anche la transizione elettrica procede lentamente. Nel 2024 la quota di mercato dei veicoli elettrici puri è scesa al 7,6%, molto lontana da Regno Unito, Francia e Germania. Il rischio, per Isfort, è quello di una “transizione troppo brutale” senza adeguati strumenti di accessibilità economica e sociale.
In questo contesto, il fatto che la bicicletta continui a guadagnare spazio è un dato ancora più significativo.

Bologna unica città italiana nel Copenhagenize Index 2025
La crescita del ciclismo urbano non nasce dal caso. È il risultato di politiche locali, infrastrutture che iniziano a diffondersi e una nuova cultura della mobilità. In un panorama nazionale ancora segnato dall’auto, alcune città stanno mostrando che un modello diverso è possibile.
Non a caso Bologna è l’unica città italiana presente nel Copenhagenize Index 2025, la classifica internazionale delle città più bike-friendly del mondo. Un riconoscimento ricevuto anche grazie all’attuazione del Biciplan e a limite di 30 km/h in città. Un modello che, se replicato altrove, potrebbe amplificare l’aumento degli spostamenti in bicicletta oggi rilevato a livello nazionale.
Che cosa succede quando si investe davvero nella bici?
Il Rapporto Audimob dimostra che, nonostante la forza dell’auto, gli italiani rispondono quando l’alternativa esiste. Dove si costruiscono ciclabili, si riducono le velocità dei mezzi a motore e si tutelano gli utenti fragili, la bici cresce. E cresce rapidamente.
Se in un solo anno la quota di utilizzo è aumentata del 27% nonostante una scarsa rete ciclabile nazionale, si può immaginare quanto potrebbe crescere con politiche strutturali. La direzione è tracciata, ma serve continuità: investimenti pubblici, standard di qualità per le infrastrutture e un ripensamento delle città che metta al centro le persone.
Perché, alla fine, il vero paradosso non è avere troppe auto ferme (per il 95% del tempo): è continuare a progettare la mobilità pensando principalmente a loro.
Gli italiani, intanto, pedalano sempre di più. Ora tocca alle città tenere il ritmo: meno lamiere ferme, più mobilità viva. Il resto è solo traffico.
[Fonte]





















Io sono un pendolare bici+treno (4Km bici + 60 treno + 3 bici), e quindi conosco la ragione per cui il 2,8% sceglie il trasporto intermodale.
Siamo un fastidio su strada, e siamo un fastidio sul treno.
A cui si aggiunge il rischio della strada, e le incognite dei treni.
Direi che sia una delle modalità di spostarsi che integra il massimo livello di vulnerabilità.
A un estremo c’è il Cayenne, che impone la propria presenza, ed esprime agli altri la stabilità del proprio benessere, e all’altro estremo c’è la bici sul treno, la cui presenza è molto eventuale, e anche nel caso… la lapidazione può cominciare piuttosto rapidamente. Sui treni moderni il trasporto bici avviene occupando dei posti a sedere, e quando tanta gente comincia a salire, la tolleranza verso la diversità scende.
Tentare le persone con la bicicletta è un primo passo, ma convincerle all’intermodalità richiede un livello di sacrificio in favore della collettività che va preparato culturalmente.
… “in un paese come il nostro, con questa politica, e con chi li vota, il cambiamento non è realmente possibile”.
Ecco, solo con questa frase, Lei ha già detto tutto. Concordo in pieno.
Se ci pensiamo, l’auto costa dai 300 ai 400 euro al mese, per un utilizzo medio di 40 ore al mese. Circa 10 euro l’ora. Se nelle grandi città si usano taxi, metro e mezzi pubblici si risparmia decisamente. Questione di cultura, a Lisbona, Dublino, Madrid ed altre città europee il taxi è usato anche per andare a far la spesa.
d’accordissimo..io ho la passione per la bici….e ritengo che questo sia un dato più che significativo ma soprattutto importante. la ma bici è la migliore cosa da usare sotto tutti i punti di vista.
Il concetto-chiave lo hai espresso alla fine: non si può continuare a progettare le infrastrutture in modo auto-centrico.
Ma finché in Italia si continua a fare così, il cittadino italiano continuerà a pensare che non esiste modo diverso per spostarsi.
Da urbanista che ci ha provato (e poi desistito) posso dire che in un paese come il nostro, con questa politica, e con chi li vota, il cambiamento non è realmente possibile.