Sette nuove ebike a tre ruote per gli operatori ecologici di Asia, l’azienda municipalizzata per l’igiene ambientale di Napoli, presentate in pompa magna in Piazza Municipio durante la Giornata mondiale della Bicicletta. È questa l’ultima iniziativa annunciata dal Comune di Napoli per “rendere più sostenibili” le operazioni di pulizia urbana nel centro storico.
Un piccolo passo – simbolico e tutto da valutare – in una città che, secondo l’ultimo Rapporto Euromobility, si piazza all’ultimo posto in Italia per chilometri di piste ciclabili. E, di questo passo, rischia di rimanerci ancora a lungo.
L’iniziativa, al momento sperimentale, prevede l’uso di sette mezzi a pedalata assistita per lo spazzamento manuale. Ma più che una svolta ecologica, sembra un’operazione d’immagine, utile soprattutto per le dichiarazioni celebrative.
“Presentiamo quest’importante iniziativa proprio nella Giornata mondiale della Bicicletta per rendere più sostenibili e più ecologici i processi di raccolta e spazzamento manuale – ha dichiarato l’assessore al Verde e all’Igiene Urbana, Vincenzo Santagada –. Negli ultimi mesi abbiamo anche posizionato nuovi cestini intelligenti, sicuramente la città è molto più pulita rispetto a qualche anno fa ma dobbiamo continuare in questa direzione e fare ancora molto”.
Ma mentre si celebrano le ebike per gli spazzini, i ciclisti urbani – quelli veri, che ogni giorno si muovono in città sfidando buche, traffico e assenza di infrastrutture – continuano a essere ignorati o penalizzati. Non è un caso che, come ha scritto su Facebook Luca Simeone, presidente di Napoli Pedala, “Napoli è all’ultimo posto per km di ciclabili nel rapporto dell’Associazione Euromobility, e di questo passo ci resterà per ancora molto”.
Domenico Ruggiero, amministratore unico di Asia, a proposito del nuovo servizio sperimentale della pulizia della città in ebike ha aggiunto: “Lavoriamo per offrire, passo dopo un passo, un volto europeo alla città di Napoli con strumenti nuovi e sempre più all’avanguardia. La sperimentazione delle prime sette bici a pedalata assistita agevolerà il lavoro degli operatori economici ed aumenterà l’efficienza nella pulizia delle strade, con un occhio sempre attento all’ambiente e alla salute dei nostri operatori. Partiamo dal centro e poi passeremo all’inserimento dei nuovi mezzi nelle altre Municipalità”.
Parole ambiziose, che però cozzano con la realtà delle politiche urbane partenopee: piste ciclabili progettate senza alcuna consultazione con i cittadini e le associazioni del territorio, come denunciato dallo stesso Simeone.
“I progetti calati dall’alto, non condivisi con il territorio e con gli utenti, possono solo diventare mostruosità”, scrive, ricordando che Napoli Pedala aveva inviato due anni fa uno studio con correttivi alla progettazione delle ciclabili, mai preso in considerazione.
Il Comune, dal canto suo, difende interventi di dubbia utilità più per necessità amministrativa che per reale convinzione: “I lavori risultano contrattualizzati ed in corso e concorrono al raggiungimento del target chilometrico e temporale assegnato, a pena di perdita del finanziamento”. Tradotto: si fanno per non perdere i soldi, indipendentemente dall’efficacia.
A completare il paradosso, c’è la previsione di un’interruzione della ciclabile davanti a un ufficio postale, per permettere la sosta di quattro auto. Una scelta che vanifica il concetto stesso di infrastruttura ciclabile continua e sicura: “Se non è un capolavoro questo… Si riesce a fare una cosa che scontenta tutti e non serve a nessuno”, chiosa Simeone con amara ironia.
Nella Giornata Mondiale della Bicicletta, insomma, Napoli festeggia con qualche bici a pedalata assistita agli spazzini e tante piste ciclabili a metà. Ma mentre si rincorrono i “target chilometrici”, a mancare è ancora una visione coerente e partecipata di mobilità sostenibile. Finché si confonderanno annunci con visione, Napoli resterà il fanalino di coda della mobilità sostenibile.
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