Dal Giro d’Italia al Tour de France, fino alla Vuelta a España 2025: in pochi anni il Piemonte è diventato crocevia delle grandi corse ciclistiche mondiali. Per l’arrivo della “Gran Salida” spagnola, la Regione ha destinato 7 milioni di euro di fondi pubblici, suddivisi in due annualità (3,5 milioni nel 2025 e 3,5 nel 2026), cifra che comprende sia la quota di hosting versata agli organizzatori sia i costi organizzativi. Accanto a Torino, che ha garantito supporto logistico senza esborsi straordinari, anche comuni come Venaria Reale e Susa hanno contribuito con spese proprie per manutenzioni e logistica, spesso attingendo a risorse comunali ordinarie.
L’operazione è stata presentata dalle istituzioni come un investimento in promozione turistica e marketing territoriale: quattro tappe piemontesi trasmesse in mondovisione, con un’audience stimata in oltre un milione di telespettatori al giorno e una ricaduta economica potenziale da decine di milioni di euro. Un impegno che porta il Piemonte a centrare un primato unico: ospitare, in pochi anni, le grandi partenze di Giro, Tour e Vuelta.
La Regione Piemonte ha sostenuto la maggior parte dei costi per portare la partenza della Vuelta 2025 a Torino e dintorni. In una variazione di bilancio approvata dal Consiglio regionale il 14 ottobre 2024 sono stati stanziati circa 7 milioni di euro per l’evento.
Questo importo – suddiviso su due annualità (3,5 milioni nel 2025 e 3,5 nel 2026) secondo i documenti di bilancio regionali – ha coperto la “Gran Salida” spagnola in Piemonte, che includeva quattro tappe dal 23 al 26 agosto 2025. L’investimento pubblico è a carico del bilancio regionale (fondi interamente pubblici), in linea con quanto speso in altre occasioni simili (ad esempio la Toscana ha investito una cifra analoga per ospitare il Grand Départ del Tour de France 2024).
La Giunta regionale guidata da Alberto Cirio ha rivendicato con orgoglio questo impegno finanziario, notando che il Piemonte è l’unica regione ad aver ospitato nell’arco di pochi anni le grandi partenze di tutte e tre le grandi corse a tappe (dopo il Giro d’Italia 2024 e una tappa del Tour de France 2024).

Per quanto riguarda il Comune di Torino, non risultano delibere di spesa comparabili a quelle regionali. La città ha principalmente contribuito in termini organizzativi e logistici – ad esempio ospitando la presentazione ufficiale delle squadre in Piazzetta Reale e gestendo la viabilità durante il passaggio della corsa – ma senza uno stanziamento straordinario di milioni di euro come quello regionale.
Intanto una macchia ha sporcato questa prima partenza della Vuelta dall’Italia: il maxifurto di bici alla squadra del superfavorito Jonas Vingegaard nella notte tra il 24 e il 25 agosto proprio a Torino, una notizia che ha fatto ben presto il giro del mondo su tutte le testate che stanno seguendo la gara.
Il ruolo di Torino è stato quello di partner istituzionale (insieme a Turismo Torino e Provincia), mettendo a disposizione servizi di polizia locale, gestione del traffico e spazi pubblici per gli eventi collaterali. Tali costi operativi sono stati coperti attraverso le normali risorse comunali e il supporto organizzativo della Regione Piemonte, che ha finanziato il grosso dell’evento. In altre parole, l’investimento economico diretto è stato quasi interamente pubblico regionale, con il Comune coinvolto soprattutto nella gestione operativa.
Anche altri enti locali piemontesi interessati dal percorso hanno sostenuto alcune spese, seppur molto inferiori. Ad esempio, Venaria Reale – città di partenza della 1ª tappa presso la Reggia di Venaria – ha dovuto investire circa 100–110 mila euro in migliorie e servizi locali. In particolare, consiglieri comunali di Venaria hanno riportato costi come 20.000 € affidati alla Fondazione Via Maestra per l’organizzazione logistica, 4.000 € per pulizie straordinarie nel cortile d’onore della Reggia e Piazza della Repubblica, circa 3.800 € per cartografie e segnaletica, 26.000 € per sistemazione del verde in Corso Garibaldi/Piazza Vittorio Veneto e 26.000 € per manutenzione straordinaria della pista ciclabile di Corso Machiavelli, oltre ad altri interventi minori.
Tali spese – coperte dal bilancio comunale di Venaria – evidenziano come i comuni interessati abbiano dovuto trovare fondi “improvvisi” per presentare al meglio strade e aree verdi in vista della corsa, spesso attingendo a risorse che in altri contesti sarebbero destinate alla manutenzione ordinaria.
Analogamente, altri comuni lungo il percorso (es. Susa per la partenza della 4ª tappa, centri nel Canavese, Biellese, ecc.) hanno contribuito con servizi di polizia locale, ordinanze sulla viabilità e piccoli interventi sul territorio, generalmente coperti dai rispettivi enti con fondi propri. In sintesi, il costo complessivo per la partenza italiana della Vuelta 2025 grava sulle istituzioni pubbliche piemontesi.
La Regione Piemonte ha finanziato l’operazione con 7 milioni di euro tratti dal proprio bilancio, mentre il Comune di Torino ha fornito supporto organizzativo (illuminazione speciale dei monumenti, logistica per la presentazione delle squadre e gestione del percorso in città) senza però un esborso aggiuntivo paragonabile, e i comuni minori coinvolti hanno sostenuto spese locali di alcune decine di migliaia di euro ciascuno. Non risultano, dalle fonti disponibili, significativi contributi privati a copertura di tali importi: l’operazione è stata finanziata interamente con fondi pubblici, giustificata come investimento in promozione turistica e territoriale.
Benefici attesi e promozione del territorio
Le autorità regionali hanno ampiamente giustificato l’investimento pubblico sottolineando le ricadute economiche e d’immagine attese. Il presidente Alberto Cirio e l’assessore allo Sport, Fabrizia Chiarelli, hanno dichiarato in sede ufficiale che attirare grandi eventi ciclistici fa parte di una strategia di marketing territoriale: la Vuelta rappresenta una vetrina mondiale per il Piemonte, con 190 Paesi collegati in TV e un’audience media stimata in 1,3 milioni di telespettatori al giorno.
“Queste gare attraversano il territorio promuovendone le bellezze in mondovisione… Tradotto in una campagna pubblicitaria di affissioni avrebbe una resa inferiore e un costo superiore. Investire nella Vuelta 25… ci permetterà di far conoscere al pubblico sportivo le meraviglie del Piemonte”, hanno spiegato Cirio e Chiarelli, sottolineando che si tratta di una strategia vincente per aumentare i flussi turistici.
In effetti, i dati turistici regionali mostrano un continuo incremento di visitatori stranieri (nel 2023 gli arrivi dall’estero in Piemonte hanno superato quelli italiani, 52% vs 48%), e la Regione ha visto nella Vuelta un catalizzatore ulteriore per rafforzare questo trend. Dal punto di vista economico, la Regione ha commissionato uno studio all’Università di Torino per stimare l’impatto economico dell’evento. I risultati attesi sono molto positivi: «Ogni euro investito genera un ritorno fino a otto volte superiore», evidenzia il rapporto regionale. In base alle esperienze recenti citate dagli organizzatori, la Grande Partenza della Vuelta 2022 nei Paesi Bassi generò circa 40 milioni di euro di indotto economico totale, di cui 17 milioni di ricaduta diretta sul territorio ospitante.
Per il Piemonte si prevede un effetto simile se non maggiore: a fronte di un investimento di circa 4,5 milioni di euro (netti, al netto dell’IVA) – cifra indicativa delle risorse effettivamente impiegate per l’organizzazione – si stima un ritorno economico superiore ai 40 milioni di euro. In altre parole, la spesa pubblica regionale per la Vuelta (pur significativa) è considerata come un volàno in grado di attivare consumi sul territorio, occupazione temporanea e soprattutto di generare pubblicità equivalente per il Piemonte di gran lunga più ampia rispetto all’investimento.
Gli esempi del 2024 sembrano corroborare queste aspettative: il Piemonte ha ospitato quattro tappe del Giro d’Italia 2024 (compresa la Grande Partenza da Torino) e una tappa finale del Tour de France 2024, con stanziamenti regionali rispettivamente di 8,6 milioni € per il Giro e 2,5 milioni € per il Tour. Tali eventi avrebbero fruttato un impatto economico netto di 84,5 milioni (Giro) e 17,2 milioni (Tour) in Piemonte, oltre a un’enorme visibilità mediatica: ad esempio, le quattro tappe piemontesi del Giro sono state seguite complessivamente da 21 milioni di telespettatori, ogni tappa del Tour da circa 12 milioni, con oltre un miliardo di ore di trasmissione visualizzate in totale.
Numeri del genere hanno convinto le istituzioni locali. “I grandi eventi sportivi scelgono sempre di più Torino e il Piemonte; attrarli è un obiettivo su cui stiamo lavorando molto, di concerto con la Regione, e i numeri confermano che siamo sulla strada giusta”, ha dichiarato il sindaco di Torino Stefano Lo Russo dopo l’annuncio della Vuelta. La percezione, dunque, è che la spesa pubblica sia ampiamente giustificata dai benefici in termini di promozione internazionale e indotto sul territorio nel medio periodo.
Parte dei costi organizzativi rientrano anche come introiti per gli organizzatori della corsa (la spagnola Unipublic insieme ad ASO): ospitare una partenza di grande giro infatti comporta il pagamento di una quota di hosting agli organizzatori (una sorta di “fee” per portare l’evento), oltre alle spese locali per sicurezza, strade, allestimenti, ecc.
In questo caso la Regione Piemonte, di fatto, ha acquistato il “pacchetto” Gran Salida 2025 finanziando Unipublic/ASO con fondi pubblici, confidando di recuperare l’investimento grazie all’aumento di turismo e alla valorizzazione dell’immagine internazionale del Piemonte.
Polemiche sulla partenza della Vuelta dall’Italia

Malgrado il clima di entusiasmo creato dalle istituzioni locali attorno all’evento, non sono mancate polemiche politiche e critiche sull’uso di denaro pubblico. Una delle contestazioni più accese ha riguardato la mancata trasmissione in chiaro sulla RAI delle tappe piemontesi della Vuelta. L’evento, infatti, è trasmesso in Italia solo da emittenti a pagamento (Eurosport/Discovery), poiché la Rai – titolare dei diritti solo per Giro e Tour – non ha acquistato quelli della Vuelta.
La mancata copertura televisiva della Rai
L’UNCEM (Unione Nazionale Comuni, Comunità ed Enti Montani) ha definito la situazione “ridicola e gravissima”, parlando di “fallimento del servizio pubblico” in quanto la TV di Stato ha ignorato una corsa partita dall’Italia nonostante gli ingenti investimenti pubblici sostenuti per portarla qui: “Gli investimenti fatti dall’Italia e in particolare dal Piemonte per l’evento richiederebbero una scontata copertura televisiva… Ci rimettiamo tutti, istituzioni, pubblico, ciclismo”, recitava la nota polemica di UNCEM.
Il riferimento è chiaramente ai 7 milioni di euro stanziati dalla Regione: molti hanno ritenuto paradossale che, dopo aver speso milioni di fondi pubblici per ospitare la Vuelta, la corsa non sia andata in onda sulla TV pubblica italiana, limitando la visibilità nazionale dell’investimento. La polemica ha avuto eco sui media locali, aggiungendo pressione sulla RAI (che però ha mantenuto la propria linea, lasciando l’esclusiva a Eurosport) e causando imbarazzo alle istituzioni piemontesi che avevano puntato tutto sulla visibilità.
Quale ritorno per le comunità locali?
Altre discussioni critiche si sono focalizzate sull’effettivo ritorno per le comunità locali a fronte delle spese sostenute. A Venaria Reale, ad esempio, alcuni consiglieri comunali di opposizione hanno denunciato che la città non ha tratto beneficio in termini di introiti commerciali nonostante i costi affrontati. “I turisti hanno visto la Reggia, hanno seguito la corsa, e poi sono tornati a Torino… nessun piano per convogliare i visitatori nelle vie cittadine”, hanno lamentato i consiglieri Andrea Accorsi e Andrea Dei, definendo la Vuelta “un’altra occasione persa” per il commercio locale.
Hanno inoltre elencato in modo puntuale le voci di spesa impegnate dal Comune di Venaria per l’evento (come dettagliato sopra), sottolineando come “fondi che improvvisamente si trovano per un evento sembrano invece sempre scarseggiare per la manutenzione ordinaria”.
Allocazione delle risorse
Questa critica mette in luce un malessere politico: si investono risorse per abbellire città e strade in vista della diretta TV, ma secondo l’opposizione locale tali interventi hanno avuto impatto nullo sul tessuto economico cittadino (“strade vuote e commercianti delusi” dopo il passaggio della corsa).
L’amministrazione venariese (di maggioranza) si è difesa affermando che il titolo di “Città Europea dello Sport 2025” e la visibilità internazionale valgono l’investimento, ma il dibattito rimane aperto a livello locale. A livello regionale, l’approvazione dello stanziamento in Consiglio non risulta aver incontrato ostacoli sostanziali – segno che vi era un consenso trasversale sull’opportunità di ospitare l’evento – ma l’opinione pubblica si è divisa.
Su alcune piattaforme è stato fatto notare, in termini polemici, che con 7 milioni di euro si sarebbero potute finanziare ad esempio decine di migliaia di ore di servizi sanitari o altri interventi ben più urgenti per i cittadini. Altri hanno ribattuto che proprio grazie a eventi come la Vuelta il Piemonte otterrà ritorni economici e promozionali nel lungo termine. In ogni caso, l’episodio della copertura televisiva mancante ha fornito un argomento di critica oggettivo, facendo apparire – agli occhi dei detrattori – l’investimento pubblico piemontese come poco valorizzato sul piano mediatico nazionale.
Confronto con altre partenze internazionali di “Grandi Giri”
Organizzare la partenza di un grande giro ciclistico all’estero comporta sempre costi elevati a carico degli enti ospitanti, e il caso piemontese rientra in questo contesto. Tuttavia, confrontato con altre “Grand Départ” o Big Start recenti, l’esborso piemontese non è il più alto, anzi risulta moderato. Ecco alcuni paragoni significativi:
Vuelta a España 2025 (Piemonte, Italia) – Costo stimato: circa 7 milioni di euro a carico della Regione Piemonte
Tappe ospitate: 4. Si tratta di un valore in linea con eventi analoghi in Italia: ad esempio la Grande Partenza del Tour de France 2024 in Toscana è costata anch’essa intorno ai 7 milioni (finanziati dalla Regione Toscana).
Giro d’Italia 2022 (Grande Partenza in Ungheria) – Costo stimato: 24 milioni di euro
Il governo ungherese mise a bilancio circa 24 milioni per ospitare le prime tre tappe del Giro 2022. Questo investimento coprì sia la fee pagata a RCS (organizzatore del Giro) sia le spese organizzative in loco. L’indotto turistico per l’Ungheria fu poi giudicato positivo, ma la cifra spesa (24 milioni) è sensibilmente più alta di quella piemontese, segno che portare il Giro può costare più che portare la Vuelta.
Giro d’Italia 2014 (Grande Partenza in Irlanda) – Costo stimato: circa 4 milioni di euro
In questo caso, l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda co-finanziarono l’evento (85% UK, 15% IRL) per avere tre tappe del Giro sul suolo irlandese. Si tratta di una cifra sorprendentemente bassa rispetto ad altri esempi, forse perché nel 2014 i costi erano inferiori o coperti in parte da sponsor. È anche possibile che i 4 milioni citati si riferiscano alla sola fee versata agli organizzatori, a cui poi si sono aggiunte spese locali non pubblicizzate. In ogni caso il dato mostra che i budget possono variare drasticamente.
Tour de France 2014 (Grand Départ in Yorkshire, Regno Unito) – Costo stimato: ~£29,4 milioni di sterline (circa 34 milioni di euro all’epoca)
Il caso britannico è emblematico: inizialmente la regione Yorkshire pagò £4,2 milioni ad ASO per ottenere la partenza, ma considerando tutte le spese aggiuntive (sicurezza, infrastrutture, eventi collaterali, marketing) il conto finale per gli enti locali salì a circa £29,4 milioni.
Costi per ospitare le grandi partenze
Questo dimostra come i costi “lievitano” facilmente: le grandi partenze del Tour sono le più costose in assoluto, dato il richiamo mediatico ancora maggiore e le maggiori esigenze logistiche. Ad esempio, il recente Grand Départ del Tour 2022 in Danimarca è stato stimato attorno ai 12 milioni di euro (dato non ufficiale), quindi comunque nettamente sopra l’investimento fatto dal Piemonte per la Vuelta.
Altri casi recenti: la Vuelta 2022 nei Paesi Bassi ebbe anch’essa costi elevati (non divulgati ufficialmente, ma si può presumere qualche milione di euro supportato da enti olandesi, a fronte di un ritorno di 40 milioni citato prima). Il Giro d’Italia 2018 in Israele fu un’operazione dal costo stimato intorno ai 10-12 milioni di euro, finanziata in gran parte dallo Stato israeliano e da sponsor locali, per tre tappe storiche fuori dall’Europa.
E per guardare al futuro, la Vuelta 2026 (edizione successiva a quella piemontese) prenderà il via da Montecarlo, nel Principato di Monaco, con una cronometro che interesserà l’iconico tracciato cittadino della Formula 1: al momento non sono ancora state resi noti ulteriori dettagli, né le cifre messe a bilancio per ospitare l’evento.
Un investimento in marketing territoriale
In generale, ospitare la partenza di un grande giro è un’operazione costosa che richiede fondi pubblici significativi, ma è vista dalle città e regioni coinvolte come un investimento in marketing territoriale. Il range dei costi può andare da pochi milioni a svariate decine di milioni di euro, in funzione del paese ospitante e della scala dell’evento. Il caso del Piemonte (7 milioni per la Vuelta) si colloca nella fascia medio-bassa di questa scala: ben lontano dai picchi del Tour de France, ma superiore ad alcuni esempi passati del Giro. I costi aggiuntivi (es. adeguamento strade, sicurezza, allestimenti) tendono ad aumentare il conto finale rispetto alla sola quota versata agli organizzatori, ma nel caso piemontese la cifra di 7 milioni sembra già comprendere gran parte di tali oneri.
Volendo tirare le somme dei confronti: il Piemonte ha speso meno di molti altri (ad esempio meno di un terzo di quanto speso dall’Ungheria per il Giro, e una frazione di quanto speso dallo UK per il Tour), ottenendo in cambio la prima partenza italiana della Vuelta nella storia con 4 tappe sul proprio territorio. Questo investimento pubblico, pur discusso, s’inserisce nella logica consolidata delle “gare” fra territori per ospitare eventi sportivi di richiamo mondiale, con la convinzione di generare un ritorno economico e d’immagine superiore ai costi.
I dati dei grandi giri precedenti suggeriscono che l’investimento piemontese potrebbe effettivamente ripagare l’esborso pubblico iniziale, come sostenuto dalle istituzioni promotrici.
[Fonti]
- Regione Piemonte – comunicato e dichiarazioni ufficiali sulla Vuelta 2025 (alessandria24.com, sportefinanza.it)
- Delibera Consiglio Regionale Piemonte (ott. 2024) e cronache stampa locale su stanziamento 7 milioni (cyclingpro.net, sportefinanza.it)
- Sport e Finanza – analisi impatto economico Vuelta in Piemonte (sportefinanza.it)
- Torino Oggi – costi per Comune di Venaria e polemiche locali (torinoggi.it)
- Dichiarazioni UNCEM su investimento pubblico e mancata diretta RAI (tuttobiciweb.it)
- Cycling Weekly – panoramica costi partenze estere (cyclingweekly.com)
- Corriere Torino – articolo riassuntivo Vuelta 2025 e budget (torino.corriere.it)
- Il Post – La Vuelta in Spagna, in Italia (ilpost.it)











Dati sul “ritorno” tutti da dimostrare…
E con le ricadute sui Comuni citate…
Poi il furto delle bici che sicuramente ha contribuito all’immagine…
Copertura RAI…Zero!
Intanto è aumentata la tassa regionale, solo per dirne una…
Tenda da sistemare, AT-CN da sistemare, mobilità treni per i pendolari raccapricciante, Sanità al collasso, Scuole Non da meno, come la sistemazione delle strade a cui basta poco per essere allagate, impedendo perfino l’accesso agli H…
C’era proprio bisogno di investire 7 milioni di Euro su una gara ciclistica spagnola? Spagnola!
Noi ci meritiamo tutto questo, in un frullato di immagine e inutilità che appagano l’occhio e i “fedelissimi” a vari livelli “finché ce n’ê” avrebbe cantato qualcuno…
Ma arriverà il momento in cui x ognuno di noi ci saranno bisogni prioritari e lì sarà il momento verità.
Per ora, si continui pure tra complicità e sonno, meritando tutto!
Si abbia almeno il pudore di lamentarsi meno..
In Piemonte al termine di una gara ciclistica e’ morto mio figlio Giovanni di 22 anni per colpe accertate in via definitiva degli organizzatori. Ciononostante la procura della repubblica di Alessandria non vuole neppure celebrare un giusto processo per accertare la verità ed assicurare la giustizia per la morte di un ragazzo innocente dove sono coinvolti personaggi eccellenti.
come mai la Rai non ha mandato in onda le tappe ?
[La Rai non ha acquistato i diritti per trasmettere la Vuelta sui propri canali – Bikeitalia.it]
veramente vergognoso il silenzio della rai su un evento sportivo di cosi larga fama! vergognoso anche il silenzio delle testate giornalistiche che hanno ignorato l’evento. Per una volta che la regione ha fatto un grande investimento in promozione i media non hanno collaborato! spero che il presidente Cirio faccia sentire la sua; voce a livello politico.
Ormai conosciamo di quale pasta sia fatta la RAI. Solo e sempre calcio ,calcio è ora di finirla. E NON parliamo poi delle testate giornalistiche che ignorano sistematicamente il ciclismo.Una vergogna. Ma non vedono quanti spettatori ci sono a bordo strada ?
Sono deluso dal fatto che la Rai non abbia trasmesso, l’evento in TV. relegando ad evento poco significativo quello che invece sarebbe dovuto essere un’ occasione straordinaria per il Piemonte e l’ Italia intera. Una grande mortificazione per la nostra Regione.
I media locali e nazionali non hanno minimamente parlato dell’evento! In compenso sul Tg3 piemonte solo del furto delle biciclette e la stessa serata 3 servizi sul calcio. E’ VERGOGNOSO