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Il Giro d’Italia è in vendita?

Il Giro d’Italia è in vendita?
Vittoria di Tadej Pogačar all'ottava tappa del Giro d'Italia 2024 (foto di archivio)

C’è una notizia che in questi giorni sta rimbalzando prepotentemente tra le fredde scrivanie della finanza milanese, ma che in realtà riguarda molto da vicino chiunque di noi ami il ciclismo, la fatica e la magia delle due ruote. Per dirla senza troppi giri di parole o complicati tecnicismi economici: il Giro d’Italia e il grande ciclismo di casa nostra sono stati impacchettati in una nuova società a sé stante. E il mercato scommette che siano pronti per essere venduti.

A lanciare il proverbiale sasso nello stagno è stato Urbano Cairo, patron di RCS MediaGroup (il colosso editoriale che pubblica Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport). Proprio in questi primi giorni di giugno 2026, è stato reso ufficiale e operativo un progetto di cui si parlava dal 2024: la “scissione parziale mediante scorporo”. In sintesi, Cairo ha separato nettamente le attività sportive dal resto dell’editoria, riunendo tutto ciò che riguarda l’organizzazione degli eventi e i relativi marchi e domini sotto un unico cappello: la società RCS Sports & Events.

Ufficialmente, l’azienda parla di una riorganizzazione interna, finalizzata a rendere la gestione “più efficiente” e snella, mantenendo il 100% del controllo. Ma chiunque conosca le dinamiche finanziarie sa bene che, quando decidi di mettere la tua divisione sportiva in una vetrina autonoma, la stai tirando a lucido. Non è un caso se in Borsa la notizia ha fatto subito scattare in salita il titolo della società (+3,5%), con gli analisti pronti a puntare su una futura cessione degli asset.

Non è solo il Giro: in ballo c’è il cuore del ciclismo italiano

Se la Corsa Rosa è ovviamente il gioiello della corona, non dobbiamo dimenticare cosa significhi esattamente RCS Sport. Non stiamo parlando solo di tre settimane di gara a maggio. Questa mossa societaria racchiude le chiavi dell’intero calendario ciclistico italiano di altissimo livello.

RCS Sport organizza infatti la Milano-Sanremo (la Classicissima di Primavera), la magia della polvere e dello sterrato delle Strade Bianche, la Tirreno-Adriatico e l’ultima Monumento della stagione, il Giro di Lombardia.

A queste si aggiungono corse estere come l’UAE Tour e manifestazioni di massa come la Milano Marathon. Insomma, chi eventualmente comprerà RCS Sports & Events, si porterà a casa in blocco l’anima agonistica ciclistica del nostro Paese.

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Le smentite del passato e il fondo Saudita

Già alla fine del 2024, quando il progetto di questo scorporo era stato annunciato per la prima volta, si erano scatenate speculazioni su potenziali investitori stranieri: all’epoca le indiscrezioni puntavano forte verso il Medio Oriente, in particolare sul fondo sovrano saudita PIF. E all’epoca, Urbano Cairo intervenne a gamba tesa definendo le voci di vendita una “fake news assoluta”, sottolineando che il ciclismo era un asset in enorme crescita e che RCS intendeva tenerselo stretto.

Eppure, a distanza di un anno e mezzo, lo scorporo è diventato operativo e il “surplace” è finito. Per gli appassionati di ciclismo a bordo strada, cosa potrebbe significare tutto questo? L’ingresso di un grande colosso internazionale potrebbe rappresentare un’iniezione di capitali fondamentale per far crescere ulteriormente il Giro d’Italia, fornendo gli strumenti economici per sfidare apertamente lo strapotere del Tour de France. Certo, per i puristi rimarrà sempre il timore romantico che la Corsa Rosa possa perdere un pezzetto di quell’identità profondamente nazionalpopolare che la rende unica.

Ma c’è una cosa che i bilanci azionari non potranno mai cambiare: che il Giro resti a guida italiana o che finisca in mani estere, il sudore sui tornanti dello Stelvio, il rumore dei tubolari sull’asfalto e la passione travolgente dei tifosi assiepati sulle salite non saranno mai di proprietà di nessuna holding.

Quelli, per fortuna, appartengono solo e soltanto al Ciclismo.

[Fonte]

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