Rubriche e opinioni

La Fondazione Scarponi porta in Tribunale gli odiatori dei ciclisti

La Fondazione Scarponi porta in Tribunale gli odiatori dei ciclisti

Se pedalate tutti i giorni sulle nostre strade, conoscete bene quella sensazione. Quella percezione di essere sempre sul filo del rasoio, circondati da veicoli pesanti, infrastrutture inadeguate e, purtroppo, da un’insofferenza strisciante che troppo spesso sfocia in aggressività. Ma la violenza stradale non nasce dal nulla: viene covata, alimentata e normalizzata anche e soprattutto online, sui social network. Insulti, minacce di morte, vere e proprie campagne d’odio contro chi sceglie la bicicletta e la mobilità attiva.

Ma ora si cambia registro. Noi di Bikeitalia abbiamo visto nascere e crescere la Fondazione Michele Scarponi e ne supportiamo da sempre, con profonda convinzione, le iniziative per la sicurezza stradale dei ciclisti. Oggi accogliamo questa svolta come un passo storico e necessario: la Fondazione ha deciso di dire basta, portando i discorsi di odio contro chi pedala direttamente in Tribunale*.

L’attività della Fondazione Michele Scarponi ETS – che si batte in memoria della grande e indimenticata “Aquila di Filottrano” – fa un passo avanti fondamentale: si è deciso di presentare esposti, denunce e querele contro gli odiatori da tastiera. Le parole hanno un peso. Scrivere online che i ciclisti andrebbero “messi sotto” o augurare la morte a chi si muove a pedali non è un banale “sfogo” o una goliardata: è hate speech, un reato che fomenta un clima di intolleranza e si traduce, puntualmente, in tragedie sull’asfalto. Portare questi comportamenti davanti a un giudice è un atto di civiltà, un’azione necessaria per sradicare la violenza stradale partendo proprio dal linguaggio.

In strada con il Giro d’Italia

Mentre nelle aule di tribunale si combatte per arginare l’odio, sulle strade si pedala per rivendicare il nostro diritto di esistere. Proprio in concomitanza con il Giro d’Italia, la Fondazione sta portando avanti una bellissima iniziativa, invitando tutti gli appassionati a “fare un pezzo di strada nel nome della sicurezza”. Accompagnare la Corsa Rosa (e i numerosi appuntamenti collaterali sul territorio) non è solo una festa sportiva, ma diventa un’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica, i media e le istituzioni: la strada è di tutti e deve essere sicura, a partire dal più fragile. È un evento diffuso e partecipato per ricordare Michele e per ribadire a gran voce che vogliamo tornare a casa vivi, sempre.

Focus ➡️ “Al Giro contro l’odio”: come donare sulla piattaforma gofundme

Fondazione Michele Scarponi Giro d'Italia

L’educazione parte dalle scuole

Le battaglie legali contro le minacce e le mobilitazioni di piazza sono importantissime, ma il vero cambiamento culturale, quello duraturo, si costruisce nelle scuole. In questi anni, la Fondazione Michele Scarponi ha portato avanti un lavoro instancabile e preziosissimo negli istituti scolastici di tutta Italia. Hanno creato e finanziato numerosi progetti di educazione per insegnare ai più giovani non solo il corretto comportamento in strada, ma una vera e propria cultura del rispetto delle regole e dell’altro.

Insegnare a un bambino o a un ragazzo che la strada è uno spazio di condivisione, dove la vita umana ha sempre la precedenza sulla fretta e sul motore, significa formare i futuri utenti della strada all’empatia e alla responsabilità civile.

Come sostenere la Fondazione destinando il tuo 5×1000

Tutto questo prezioso lavoro – dalle battaglie legali contro l’odio online, alla presenza al Giro d’Italia, ai progetti educativi – ha bisogno di supporto per continuare a crescere. Visto che siamo in periodo di dichiarazione dei redditi, vi ricordiamo che è possibile destinare il 5×1000 alla Fondazione Michele Scarponi ETS.

Donare è molto semplice: basta firmare nel riquadro “Sostegno degli Enti del Terzo Settore” e inserire il codice fiscale della Fondazione: 93154670421. Per visualizzare tutti i dati utili, scoprire come verrà impiegato il vostro contributo o approfondire le loro attività, vi invitiamo a visitare la pagina dedicata sul loro sito ufficiale.

Per una strada di tutti, a partire dal più fragile.

*[Fonte]

Leggi tutti gli articoli di Bikeitalia sulla Fondazione Michele Scarponi

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Commenti

  1. graziano ha detto:

    giusto cominciare dalle scuole, ma non guasterebbe anche introdurre nelle scuole guida l’obbligo di una o piu’ lezioni su come comportarsi quando si incontra una persona in bicicletta, non ho scritto ciclista volutamente perche’ e’ questo che bisogna far capire a chi guida, stai mettendo in pericolo una persona.

  2. LUIGI ha detto:

    L’Italia è il paese del lassismo e del perdonismo. Tante regole mai applicate, e violazioni quasi mai sanzionate.
    Andate a vedere come ci si comporta in Spagna (automobilisti e non).

  3. daniele viganò ha detto:

    sono d’accordo con Stefano R. È triste, ma ho pensato seriamente a cambiare paese dopo che sono stato investito (fermo ad un semaforo) per poi essere coperto di insulti e minacce per i successivi 500 metri

  4. Enrico Belleri ha detto:

    Rispondendo a Carlo Bisaglia, alcune norme prettamente di comportamento esistono anche nel CdS. Un esempio è la precedenza per chi procede in salita, o il divieto di rumori molesti. Senza dubbio il regolamento nautico è più preciso.

  5. Rossella ha detto:

    Purtroppo le istituzioni, anziché disincentivare l’avversità nei confronti di noi ciclisti, la legittimano installando cartelli di divieto al transito per biciclette senza una logica se non quella di evitare richieste di rimborso per danni conseguenti alla mala gestione delle strade. E, ripeto, non c’è una logica perché nella provincia in cui abito e che non credo di poter scrivere qui, altrimenti da commento diventerebbe pubblica denuncia, i cartelli sono (guarda caso) là dove il manto stradale presenta buche o avvallamenti (presenti da anni e mai sistemati) ma questo significa che tu arrivi fino a lì in bicicletta, e parlo prevalentemente di percorsi in collina (n.b. strade provinciali non viottoli) e ti trovi di fronte ad un divieto senza alcuna strada alternativa, quindi o contravvieni al divieto, o ti carichi la bici in spalla senza avere idea di quanti km dovrai fare, o giri la bici e ripercorri a ritroso la strada che ti ha portato fin lì. Naturalmente è impossibile rispettare tali divieti soprattutto se usi la bici quale mezzo di locomozione e non semplice divertimento, con la conseguenza che gli automobilisti si sentono perfettamente in diritto di infamarti e passarti accanto senza alcuna attenzione perché quei cartelli ti mettono dalla parte del torto, anche e soprattutto dal punto di vista legale! C’è da dire che per fortuna non è così ovunque, questo weekend ero in bici in altra provincia e sulla strada c’erano cartelli che raccomandavano agli automobilisti di prestare attenzione perché la strada è frequentata da ciclisti. Siamo nel paese delle contraddizioni.

  6. Nini ha detto:

    le ciclo-pedonali? quanto di più frustrante abbiano ideato; battute solo da quelle interamente ciclabili MA perennemente invase – come già hanno fatto notare in molti nei commenti precedenti – da baldi corridori, famigliole a spasso con prole, persone piantate in mezzo al percorso occupate con i cellulari…

    [Questo commento è stato moderato prima della pubblicazione – Bikeitalia.it]

  7. Giovanni ha detto:

    A mio avviso sbaglia chi anche qui ritiene che l’Italia sia l’unico paese (in Europa? Al mondo?) dov’è diffuso l’odio contro i ciclisti e la strada è ritenuta “per le automobili”. Questo eccezionalissimo contrasta con lanmia esperienza in altri paesi, anche europei. L’idea che la strada sia delle macchine è diffusa anche in UK, ad esempio. In altri paesi Europei c’è maggiore rispetto che da noi ma è comunque diffusa l’insofferenza. Io credo che la specialità italiana rispetto ad altri paesi circostanti (ex Jugoslavia, est Europa, Europa centrale Francia e Spagna) sia il carattere anarcoide della popolazione, la maggiore tendenza a esternare i propri peggiori pensieri anche dal vivo (con gesti, insulti e strombazzate) e soprattutto l’impunità totale. Basti pensare alla regola di tenere la corsia più libera a destra in autostrada: anche se vige da vent’anni nessuno la conosce; in Germania chi viaggia al centro facilmente viene fermato dalla Polizei e sanzionato. Chi di voi ha mai visto sanzionare il mancato rispetto dell’articolo 191? Figuriamoci se vedremo mai sanzionare un sorpasso azzardato in curva con sverniciamento del manubrio!

  8. FULVIO TRIVELLIN ha detto:

    Rispondo a Cosimo, che si lamenta per la pretesa dei ciclisti pretendono di avere diritto sui pedoni.
    Il problema delle piste ciclo-pedonali è che poi, alla stessa stregua, i pedoni invadono le ciclabili (=per soli ciclisti) e così ingolfano e pretendono di avere gli stessi diritti dei ciclisti. Lo vivo da subito dalle mie parti, dove esclusive ciclabili talora risultano intransitabili a causa dei pedoni, dei passeggini, delle coppiette, di chi ci va a correre o a camminare, ecc.
    Questo dimostra che a parte le denunce verso che sfiora i ciclisti sulle strade e verso chi li avversa, cioè verso gli automobilisti, il problema è molto più complesso, e attiene sia al comportamento dei ciclisti, sia a quello dei pedoni e sia a quello degli automobilisti. Ma attiene soprattutto a chi traccia e idea le ciclabili, che alla fine hanno poco di ciclabile e costringono il ciclista o a incazzarsi col pedone di turno, la mamma con passeggino e cellulare di turno e via elencando; oppure a usare la strada se vuole allenarsi o andare a una sua velocità. Dal che insorgono i problemi con gli automobilisti.
    Domando scusa per la lunghezza del commento ma a questo punto lo sforzo va fatto e la denuncia, prima ancora che verso gli odiatori e gli automobilisti, va fatto contro chi idea e traccia certe ciclabili, come quella Bricherasio-Barge, quella della val Chisone fino a Pinasca, quella che da Pinerolo porta a San Pietro Val Lemina, per non dire quella che da Pinerolo conduce verso la pianura sia cuneese che torinese, ma potrei elencare quella che da Saluzzo porta verso Manta e oltre, oppure quella che da Peschiera del Garda conduce a Mantova, ecc.
    Tutte ciclabili invase da pedoni e talora inopinatamente ciclo-pedonabili.
    Ora, mi si vede chiarire perché i pedoni siano autorizzati a invadere le sole ciclabili e quale forma mentis aveva chi ha tracciato e ideato codeste (e sicuramente altre) ciclabili, inducendo le persone a piedi a considerarle diritto loro proprio, alla faccia del ciclista che vorrebbe marciare alla sua velocità ma si trova costretto a dribblare i pedoni di turno o a rallentare e via di questo passo.
    Dal che la domanda: ma se mi voglio allenare, dove vado? A farmi mettere sotto dagli automobilisti o a farmi male se travolgo un pedone che non doveva essere lì?
    Per cui, oltre a lamentarsi giustamente dell’atteggiamento verso i ciclisti, la campagna deve comprendere e sensibilizzare sia che idea “ad cattium” o “ad mentula canis” le cosiddette ciclabili e sia i pedoni che pretendono di invadere le ciclabili, cioè il solo luogo dove il ciclista vorrebbe e potrebbe viaggiare e incontrare solo altri ciclisti, incrociarli, superarli o esserne superato.
    Dal punto di vista operativo, l’unica soluzione sarebbe stata quella di tracciare sia una pista pedonale che una esclusivamente ciclabile, nettamente distinte e separate, ma si sa, forse è chiedere troppo agli ideatori e ai tracciatori delle ciclabili, la cui perizia e lungimiranza fa il paio con la demagogia della politica che vuole farsi bella con la mera idea di ciclabile, cioè di spostamento alternativo, vendendo a tutti l’illusione che questo sia vero, mentre la realtà è drammaticamente falsa e opposta: certi tratti di ciclabili sono una presa per in giro verso il ciclista, costretto a saltare nei pressi di strade laterali o uscite da cancelli e via di questo passo e, pertanto, ridotto nella velocità ma aumentato nel pericolo.

    E non cito che “en passant” la successiva manutenzione della ciclabile dopo l’inaugurazione e il solito quarto d’ora di visibilità mediatica, su cui anche li….

    [Questo commento è stato moderato prima della pubblicazione – Bikeitalia.it]

    1. Manuel Massimo ha detto:

      Salve Fulvio,

      abbiamo integrato in questo commento l’ultima frase che era saltata. Le linee guida per commentare su Bikeitalia sono qui: https://www.bikeitalia.it/linea-guida-moderazione-commenti-su-bikeitalia-it/

      Manuel Massimo – Direttore responsabile di Bikeitalia.it

  9. Carlo Bisaglia ha detto:

    Ho la patente nautica e una cosa che mi ha subito colpito moltissimo (rispetto alla patente automobilistica/motociclistica) è che la patente nautica prevede anche norme di comportamento per e tra capitani come per es.: dare la precedenza a chi esce dal porto, dare la precedenza ai natanti “deboli” (per es. le barche a vela), dare la precedenza ai natanti con scarsa mobilità, ecc.
    Insomma, si capisce che la marineria è nata molti secoli prima e ha inserito al suo interno criteri di civiltà.
    Invece, nella patente automobilistica questo non esiste: chiunque occupa la strada pubblica ha le stesse regole (auto, moto, camion, biciclette, ecc.). Questo ovviamente “autorizza” i comportamenti sgradevoli tra occupanti della strada in quanto ognuno si sente detentore del diritto di precedenza.
    Andrebbe rivisto il codice della strada (!) e le modalità di formazione degli automobilisti educando meglio le persone: non basta più rilasciare semplicemente la tessera rosa …

  10. P. B. ha detto:

    [Questo commento non è stato pubblicato > https://www.bikeitalia.it/linea-guida-moderazione-commenti-su-bikeitalia-it/ – Bikeitalia.it]

  11. carlo silvestri ha detto:

    occorrerebbe una tv pubblica che informasse sul cds, invece che pubblicizzare politica o gossip se non trash

  12. Carlo Alberto ha detto:

    Dalla quantità di commenti bloccati dalla redazione si capisce che gli odiatori dei ciclisti abbondano ma sembra che, tutto sommato, leggano Bikeitalia. Sotto sotto sono interessati :-)
    Immagino che i nomi di quelli cancellati siano stati trasmessi alla Fondazione

    1. Manuel Massimo ha detto:

      Buongiorno Carlo Alberto,

      la moderazione dei commenti su Bikeitalia è un filtro che abbiamo messo proprio per migliorare la qualità del dibattito sul sito, evitare di concedere visibilità a contenuti tossici e dare ai lettori la possibilità di esprimersi sui temi che trattiamo, a patto che rispettino le linee guida che ci siamo dati > https://www.bikeitalia.it/linea-guida-moderazione-commenti-su-bikeitalia-it/

      Manuel Massimo – Direttore responsabile di Bikeitalia.it

  13. Beppe Pasini ha detto:

    condivido assolutamente. Le parole contano! quelle di odio verso i/le ciclisti/e legittimano la arroganza, l’invadenza, l’inquinamento delle automobili e di chi le guida contribuendo a creare insicurezza e pericolo in chi vuole percorrere e vivere la strada in modi più salubri. soprattutto nei bambini/e. servono politiche che scoraggino e penalizzino questa cultura e iniziative concrete.

  14. paolo ha detto:

    [Questo commento non è stato pubblicato > https://www.bikeitalia.it/linea-guida-moderazione-commenti-su-bikeitalia-it/ – Bikeitalia.it]

  15. Stefano R. ha detto:

    Ho girato in bicicletta in gran parte dell’Europa continentale e mio avviso la differenza tra ciò che accade in Italia e nel resto dell’Europa (Germania, Austria, Francia Olanda Polonia ecc) è questa: negli altri Paesi l’automobilista è anche un ciclista, nel senso che usa di frequente la bicicletta anche per andare al lavoro, e quando guida ha sempre riguardo nei confronti delle due ruote (sorpassa a 1,5 metri, da la precedenza negli attraversamenti ecc). In fondo anche da noi se sei un ciclista e ti trovi in auto sei consapevole delle attenzioni che devi riservare ai ciclisti. Se non sei un ciclista invece, pensi che le strade siano state realizzate solo per le automobili e quindi non sopporti chi osa profanarle andando in bici e arrivi ad odiare i ciclisti.
    Cambiare questa situazione qui da noi non è semplice e forse (a volte lo penso seriamente ma lo dico con rammarico) è più facile cambiare Paese…

  16. daniele ha detto:

    [Questo commento non è stato pubblicato > https://www.bikeitalia.it/linea-guida-moderazione-commenti-su-bikeitalia-it/ – Bikeitalia.it]

  17. Francesco ha detto:

    Sono d’accordo, una comicità che fa ridere soltanto loro.

  18. A. B. ha detto:

    [Questo commento non è stato pubblicato > https://www.bikeitalia.it/linea-guida-moderazione-commenti-su-bikeitalia-it/ – Bikeitalia.it]

  19. C. P. ha detto:

    [Questo commento non è stato pubblicato > https://www.bikeitalia.it/linea-guida-moderazione-commenti-su-bikeitalia-it/ – Bikeitalia.it]

  20. Giampietro ha detto:

    https://youtu.be/fNBhKu_39Rs?is=ZSU2c4f0S3db6Vr0

    Bisognerebbe denunciare questi due.

    [Questo commento è stato moderato prima della pubblicazione – Bikeitalia.it]

  21. Michele da Cesena ha detto:

    Secondo me è giusto denunciare perché l’odio parte prima con le parole poi purtroppo va ai fatti… la bicicletta è un mezzo che non inquina e fa bene a corpo e mente e non possiamo permettere di farcela distruggere da molti che pensano che dia fastidio.

  22. Cosimo ha detto:

    Condivido pienamente la necessità di rispetto del ciclista ma nel contempo invito anche a vedere il comportamento dei ciclisti sulla pista ciclo-pedonale in Versilia dove tanti ciclisti senza nessun rispetto dei pedoni sfrecciano pretendendo strada libera .

  23. Paolo ha detto:

    [Questo commento non è stato pubblicato > https://www.bikeitalia.it/linea-guida-moderazione-commenti-su-bikeitalia-it/ – Bikeitalia.it]

  24. Giuseppe ha detto:

    Sono ciclista da 40 anni ma non avevo mai percepito odio come dal post COVID. È cambiato tutto, complice anche l’esplosione di vendite di biciclette proprio durante la pandemia. Gli automobilisti non capiscono che la strada è uno spazio di condivisione, vogliono l’esclusiva per non rischiare neanche un secondo di ritardo e non riflettono sulla pericolosità di un’auto in velocità. chi pedala sa benissimo che l’automobilista ha come unico obiettivo quello di metterci dietro di sé quanto prima. Non sono ottimista circa un cambio di mentalità pertanto bene quello che sta facendo la Fondazione Michele Scarponi

  25. Antonio Strizzi ha detto:

    siamo in un mondo di pazzi tutti di fretta per per non fare la fila e arrivare prima .

I commenti non vanno online in automatico ma vengono prima letti e moderati dalla redazione: la loro pubblicazione di norma avviene nei giorni feriali tra le 9 e le 18.
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