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5 errori da evitare in salita (e come correggerli)

5 errori da evitare in salita (e come correggerli)

La salita è il momento della verità in bicicletta. Ma spesso ci autoboicottiamo prima ancora di affrontare il primo tornante.

Puoi avere le gambe, la bici più leggera, l’abbigliamento tecnico migliore. Eppure arrivi in cima distrutto, o peggio, vai in crisi a metà salita e non capisci perché.

Il problema, nella maggior parte dei casi, non è la forma fisica. È l’approccio. La salita non perdona certi errori. Qui te ne racconto cinque: i più comuni, quelli che si vedono ripetere ogni domenica quando si esce in gruppo, e che probabilmente hai fatto anche tu almeno una volta.

1. Partire troppo forte

È l’errore più antico del ciclismo e continua a “mietere vittime” ogni weekend. La salita inizia, le gambe girano bene, l’entusiasmo è alto: e si parte a tutta.

Il problema è fisiologico. Quando superi la soglia anaerobica nei primi minuti di una scalata, accumuli acido lattico difficile da smaltire. Il risultato? A metà salita le gambe si bloccano, il respiro diventa affannoso, e quello che sembrava un’ascesa controllata si trasforma in pura sofferenza.

La regola pratica: i primi minuti devono sembrarti quasi troppo facili. Se parte pensando “sto andando piano”, probabilmente stai andando al ritmo giusto.

2. Usare rapporti troppo duri

La tentazione di “spingere un bel rapportone” in salita è forte: sembra di andare più forte, si sente la potenza nelle gambe, la sensazione esalta. In realtà è una trappola.

Pedalare con una cadenza troppo bassa (sotto i 60-65 rpm) affatica enormemente i muscoli e le articolazioni, ginocchia in primis. Al contrario, una cadenza più alta, tra le 75 e le 90 rpm, distribuisce lo sforzo nel tempo, sfrutta meglio il sistema cardiovascolare e lascia le gambe più fresche per il finale.

Non è una questione di forza: è una questione di efficienza.

La regola pratica: scala prima di quanto credi necessario. In salita non c’è nulla di cui vergognarsi nell’usare rapporti leggeri, c’è invece molto da rimpiangere se arrivi in cima con le ginocchia a pezzi o, peggio, con una tendinite da smaltire in settimana.

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3. Rilanciare continuamente

C’è un tratto un po’ più pianeggiante. Oppure un tornante. Oppure ti affianca qualcuno che vorresti staccare. O semplicemente ti senti bene per trenta secondi e rilanci.

Poi rilanci ancora. E ancora.

È una delle abitudini più distruttive in salita, ed è anche una delle più difficili da correggere perché sembra un segno di energia e non di errore.

Le accelerazioni ripetute costano energeticamente molto di più di un ritmo costante. Il corpo gestisce la fatica in modo molto più efficiente quando il passo è regolare: ogni rilancio è un prelievo extra dal tuo conto energetico, e quel conto si esaurisce prima di quanto pensi e di solito sempre nel momento peggiore.

La regola pratica: scegli un ritmo che puoi tenere per tutta la durata della salita e difendilo. Meglio arrivare in cima con qualcosa nel serbatoio che bruciare tutto a tre quarti.

4. Mangiare troppo tardi

In salita non puoi permetterti di aspettare di avere fame prima di mangiare. Quando la fame arriva, è troppo tardi: il glicogeno muscolare è agli sgoccioli e il calo di potenza è immediato, netto, difficilmente recuperabile.

C’è un altro fattore che peggiora le cose: la digestione in salita è più lenta e meno efficiente, perché il sangue è concentrato sui muscoli, non sull’apparato digerente. Mangiare in ritardo significa mangiare nel momento in cui il corpo fa più fatica ad assorbire quello di cui ha bisogno.

La regola pratica: mangia prima della salita, non durante. Se sai che affronti un’ascesa impegnativa, alimentati nei 30 minuti precedenti. Gel, barrette o frutta secca: qualcosa di pratico, energetico e veloce da assimilare.

Lo stomaco vuoto non è una virtù in bicicletta.

5. Sottovalutare il caldo e l’idratazione

Idratazione in bicicletta

La salita è fisicamente intensa, il sole spesso picchia forte, specialmente d’estate e in quota e la concentrazione è tutta sulle gambe. L’idratazione passa in secondo piano, ci si dimentica di bere, finché non è troppo tardi.

La disidratazione riduce le prestazioni in modo significativo già con una perdita dell’1-2% del peso corporeo: numeri che si raggiungono in fretta quando si scala sotto il sole.

A differenza della fame, la sete è un segnale che arriva in ritardo rispetto al reale stato di disidratazione, quando la senti, il danno è già fatto. In salita, con la fatica muscolare che aumenta la temperatura corporea, il rischio di colpo di calore non è un’ipotesi astratta.

La regola pratica: bevi regolarmente prima e durante la salita, anche se non hai sete. Se fa caldo, approfitta dei punti d’acqua lungo il percorso per bagnarti la nuca e i polsi: abbassare la temperatura corporea aiuta le performance e riduce i colpi di calore.

La salita è un’arte

Il ciclismo in salita premia chi sa gestirsi, non chi parte più forte. Ognuno di questi cinque errori nasce da un eccesso di entusiasmo, di ego, di fretta.

La montagna ha una sua logica, e rispettarla è il primo passo per godersi davvero la salita invece di subirla.

E la prossima volta che arrivi in cima con ancora qualcosa nelle gambe, senza esserti bruciato in partenza e senza le ginocchia distrutte quella soddisfazione vale più di qualche secondo risparmiato.

Hai un errore in salita che hai fatto (almeno) una volta? Scrivilo nei commenti 👇

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