Il marchio di Rossano Veneto taglia un traguardo storico in un mercato complesso. Tra la leggenda di Pantani e Cavendish, l’azienda guarda ai mercati extra-UE e punta a 80 milioni di fatturato nel 2030 senza cedere alla pura nostalgia.
Ci sono marchi nel mondo del ciclismo che rischiano di rimanere schiacciati dal proprio stesso passato, trasformandosi in una sorta di museo ambulante su due ruote. E poi ci sono realtà che utilizzano la propria storia non come un’ancora, ma come una rampa di lancio. Wilier Triestina, che proprio in questi giorni ha festeggiato i suoi 120 anni di vita, sembra appartenere decisamente alla seconda categoria.
Fondata nel lontano 1906, l’azienda di Rossano Veneto attraversa l’intera parabola del ciclismo moderno: dal primo Giro d’Italia firmato da Fiorenzo Magni nel 1948, alle indimenticabili cavalcate di Marco Pantani sull’Alpe d’Huez nel 1997, fino alle storie più recenti come il mondiale di Ballan o la storica trentacinquesima vittoria di Mark Cavendish al Tour de France nel 2024.
Ma se la bacheca dei trofei è monumentale, l’attenzione degli appassionati e degli addetti ai lavori oggi si concentra inevitabilmente sulla capacità di un brand storico di restare rilevante in un mercato globale, competitivo e reduce da anni non certo facili.
I conti in tasca: crescere quando il mercato frena

Guardando ai dati economici, il quadro che emerge descrive un’azienda in salute, un dettaglio tutt’altro che scontato nell’attuale panorama industriale della bicicletta, caratterizzato da una complessa fase di assestamento post-boom. Wilier Triestina ha chiuso il 2025 con un fatturato consolidato di 70 milioni di euro e, per l’anno in corso, le stime indicano un’ulteriore crescita dei volumi pari al 7% rispetto all’anno precedente.
L’obiettivo dichiarato dall’Amministratore Delegato, Andrea Gastaldello, è ambizioso ma concreto: raggiungere un margine operativo lordo (EBITDA) pari al 10% dei ricavi già entro la fine del 2026, per poi puntare alla boa degli 80 milioni di fatturato nel piano a medio termine fissato per il 2030.
Numeri che, al di là del gergo finanziario, testimoniano la solidità strutturale di un brand che ha saputo evolversi da officina artigianale a gruppo industriale maturo.
WILIER TRIESTINA ALLA BOA DEI 120 ANNI: I DATI CHIAVE
- Fatturato 2025: 70 milioni di euro (consolidato)
- Trend 2026: +7% di crescita nei volumi di vendita
- Target Finanziario 2026: margine operativo lordo al 10% dei ricavi
- Obiettivo di Piano 2030: raggiungimento di 80 milioni di euro di ricavi
- I tre pilastri strategici: segmento gravel, espansione extra-UE, consolidamento europeo
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Filante Ultimate: la tecnologia celebra il mito

Un anniversario del genere non poteva comunque passare senza una bicicletta celebrativa. In occasione dell’evento “120 Years Forward”, tenutosi nella cornice di Villa Contarini a Piazzola sul Brenta, l’azienda ha tolto i veli alla Filante Ultimate. Non si tratta di una riedizione vintage – scelta che sarebbe stata forse più facile ed emotiva – ma di una declinazione spinta della loro attuale ammiraglia da competizione, la Filante SLR ID2.
Prodotta in una serie limitata e numerata di soli 120 esemplari, questa bicicletta sfrutta una nuova tipologia di fibra di carbonio ad altissimo modulo. È l’incarnazione di quella che a Rossano Veneto definiscono “Cultura della Velocità”: l’idea che la performance non sia un freddo dato numerico o un test in galleria del vento, ma un processo progettuale che mette insieme materiali avanzati, aerodinamica e sensibilità stradale. Accanto ad essa, il catalogo attuale vede nei modelli Rave SLR ID2 e Rapida i principali motori commerciali del marchio, capaci di attrarre sia il ciclista stradista puro sia chi cerca soluzioni più polivalenti.

La strategia futura: dove sta andando il brand?
Ma cosa c’è dietro l’angolo per Wilier? Il mercato europeo della bici da corsa di alta gamma è ormai saturo e maturo, e l’azienda lo sa bene. Per questo la strategia delineata dal management per i prossimi anni si muove lungo tre direttrici ben precise, che interessano da vicino chiunque osservi l’evoluzione tecnica e commerciale del nostro settore.
In primo luogo, un investimento massiccio sul mondo gravel. Lontano dall’essere una moda passeggera, lo sterrato leggero si è consolidato come il segmento più dinamico e in crescita a livello globale, capace di intercettare una nuova fetta di ciclisti che cercano la performance ma rifiutano l’esasperazione o la monotonia dell’asfalto.
In secondo luogo, la penetrazione commerciale nei mercati extra-UE, aree geografiche dove il fascino del design e del “saper fare” ciclistico italiano esercita ancora un fortissimo potere di attrazione e dove i margini di crescita sono numericamente più significativi.
Infine, il mantenimento delle quote nei mercati storici del Vecchio Continente.

La ricetta della casa di Rossano Veneto
“Più le radici sono profonde, maggiore è la capacità di rigenerarsi, attingendo alla propria memoria per affrontare le sfide del futuro con energia e vitalità,” ha commentato il CEO Andrea Gastaldello. “Siamo espressione dell’italianità nel racing, guidati dalla cultura della velocità, ma fare tesoro del nostro know-how significa tradurlo in innovazione continua”.
In conclusione, i 120 anni di Wilier Triestina ci raccontano la storia di un marchio che ha scelto di non sedersi sugli allori del passato. In un’epoca in cui l’industria del ciclo affronta ristrutturazioni profonde e repentine mutazioni della domanda, la ricetta della casa veneta sembra unire la solidità dei bilanci a una chiara visione di prodotto. Per chi pedala, è la conferma che l’eccellenza italiana ha ancora molto da dire, su asfalto così come sulle strade bianche di tutto il mondo.
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