L’industria del ciclismo spagnola non sta semplicemente crescendo: sta riscrivendo le regole del settore. Quella che potrebbe sembrare una crescita congiunturale è in realtà il risultato di una convergenza decennale tra eredità industriale, modelli di governance innovativi e una politica pubblica finalmente allineata con la transizione ecologica.
In un mercato europeo ancora alle prese con i postumi della pandemia, la Spagna ha saputo fare meglio – e lo ha fatto con metodo.
Il fatturato del settore ha raggiunto nel 2024 circa 2,31 miliardi di euro, segnando una crescita del 32% rispetto ai livelli pre-COVID del 2019. Dietro questi numeri c’è una storia di trasformazione che parte da lontano, molto lontano.
Eibar: quando le fabbriche di armi diventarono officine di biciclette
Per comprendere il dinamismo attuale delle aziende spagnole, bisogna tornare all’inizio del Novecento, in una città dei Paesi Baschi che oggi pochi conoscerebbero: Eibar.
Centro nevralgico della produzione armiera europea, la città fu investita da una crisi brutale all’indomani della Prima Guerra Mondiale. Le fabbriche che avevano sfornato fucili e pistole si trovarono improvvisamente senza mercato. La risposta fu pragmatica e visionaria al tempo stesso: riconvertire.
Orbea, fondata nel 1840 come produttore di armi, iniziò a costruire biciclette nel 1930. BH (Beistegui Hermanos), nata nel 1909, seguì lo stesso percorso, così come GAC (Gárate Anitua y Cia). Queste aziende non cambiarono semplicemente prodotto: trasferirono una cultura della precisione meccanica e della durabilità dei materiali che oggi si traduce in un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale nella lavorazione di telai in carbonio e leghe leggere.
Il distretto basco è diventato così un cluster di competenze condivise – un ecosistema in cui la competizione tra marchi ha sempre convissuto con una crescita collettiva del know-how locale. Non è solo un polo produttivo: è una continuazione di una tradizione artigianale secolare riletta in chiave tecnologica.



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Il modello cooperativo: quando i lavoratori sono anche proprietari
C’è un elemento che distingue la crescita spagnola da quella di molti competitor globali, e che viene spesso sottovalutato nelle analisi di settore: il modello di governance. Orbea, parte della Mondragón Cooperative Corporation, è una cooperativa di proprietà dei lavoratori. Non è un dettaglio secondario.
Quando dipendenti e soci coincidono, cambia la logica degli incentivi. La pressione per i profitti trimestrali si riduce, e aumenta invece la propensione a investire in ricerca e sviluppo, nella qualità del prodotto e nella sostenibilità del business nel lungo periodo. Orbea ha mantenuto l’assemblaggio finale e il controllo qualità nel suo stabilimento di Mallabia, in Spagna, mentre molti concorrenti globalizzavano la produzione verso l’Asia.
Questa scelta si è rivelata strategicamente vincente durante le crisi della catena di approvvigionamento degli ultimi anni. La prossimità produttiva ha permesso alle aziende basche di adattare rapidamente le linee di produzione alla disponibilità dei componenti e alle fluttuazioni della domanda, con una flessibilità che i colossi della produzione delocalizzata non potevano permettersi.
La Legge sulla Mobilità Sostenibile e i 10 miliardi europei

Il terzo pilastro del successo spagnolo è istituzionale. Nel novembre 2025, il Congresso dei Deputati ha approvato la nuova Legge sulla Mobilità Sostenibile, un provvedimento che sblocca circa 10 miliardi di euro di fondi europei destinati alla decarbonizzazione dei trasporti e alla modernizzazione delle infrastrutture. Un’iniezione di liquidità che non è solo ambientalismo: è politica industriale.
Le misure principali includono:
- Un piano nazionale da 40 milioni di euro per la mobilità elettrica, di cui 20 milioni dedicati all’acquisto di e-bike per privati.
- Altri 20 milioni di euro per il potenziamento delle piattaforme pubbliche di bike-sharing, come Bicimad a Madrid e Bicing a Barcellona.
- L’obbligo per tutti i comuni con più di 50.000 abitanti di implementare Zone a Basse Emissioni (LEZ) entro il 2025, creando una domanda strutturale di mobilità alternativa.
Il risultato è un effetto moltiplicatore: le politiche pubbliche stimolano il mercato interno, che a sua volta alimenta l’innovazione dei produttori nazionali, che rafforzano la competitività sui mercati internazionali.
Un esempio concreto: Siviglia
L’impatto di queste politiche è evidente nelle trasformazioni delle città spagnole. Siviglia è citata internazionalmente come un modello di successo: dal 2006, la città è passata da 12 km a oltre 180 km di piste ciclabili, portando la quota modale di ciclisti dallo 0,5% a livelli significativi per una città del sud Europa.
Prospettive future
La crescita delle aziende spagnole nel ciclismo è il risultato di un’alchimia complessa ma coerente: storia industriale, modelli cooperativi resilienti, politiche pubbliche ambiziose e capacità di innovazione di prodotto.
La Spagna ha trasformato una crisi del XX secolo in una leadership tecnologica nel XXI – passando dalla fusione dell’acciaio alla modellazione delle fibre di carbonio, dall’assemblaggio meccanico all’integrazione di sistemi elettronici avanzati.
Il successo futuro dipenderà dalla capacità di continuare a investire nei cluster tecnologici regionali e di capitalizzare sulla trasformazione urbana in corso nelle città spagnole.
Con il mercato delle ebike in espansione, una legislazione favorevole e un modello produttivo fondato sulla flessibilità e sulla personalizzazione, le aziende spagnole sono oggi nella posizione migliore per non limitarsi a crescere in volume – ma per guidare la conversazione globale su cosa significhi essere un’azienda ciclistica moderna.
La competitività – come ha dimostrato Eibar un secolo fa – non si misura solo in numeri. Si misura nella capacità di reinventarsi. E di farlo con radici solide.



















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