Mountain bike

Samantha che crea sentieri per MTB

Samantha che crea sentieri per MTB

Chi va in mountain bike sa bene cosa significa fermarsi davanti a un passaggio che mette in discussione tutto: le mani serrano i freni, il respiro cambia ritmo e il terreno davanti sembra più grande, più ripido, più impegnativo di un attimo prima. In quei momenti ti chiedi se ce la farai, se hai abbastanza controllo, abbastanza coraggio o semplicemente abbastanza voglia di affrontarlo. È una sensazione comune a chiunque esca dai sentieri più comodi per addentrarsi in quelli meno battuti. Nel freeride, questa sensazione non è un imprevisto, ma è parte dell’esperienza stessa: nasce proprio lì, tra paura e meraviglia.

Samantha Soriano conosce benissimo quella sensazione, ma oltre a viverla in sella la vive molto prima, quando il sentiero ancora non esiste e va immaginato, disegnato e costruito. Samantha è una freerider che ha fatto una scelta particolare: non vuole essere solo la persona che attraversa un percorso, ma anche quella che lo crea dal nulla. Costruire un salto, sagomare un atterraggio, modellare una linea sulla montagna è un modo di mettere se stessi in ciò che si fa. È come dire: questo pezzo di mondo lo sto rendendo pedalabile con le mie mani, e poi sarò io la prima a provarlo.

Crescere sulle due ruote e poi inventarsi un modo nuovo di usarle

Samantha ha iniziato da bambina con il BMX. È lì che si impara a muovere il corpo insieme alla bici: spingere, saltare, assorbire, volare. Poi è passata al downhill e alle gare, dove serve velocità, forza e la capacità di buttarsi. Ma a un certo punto ha sentito che, per lei, mancava un pezzo importante. Non voleva solo migliorare il tempo o la tecnica su una linea decisa da qualcun altro. Voleva essere parte dell’origine di quella linea.

Il freeride, infatti, funziona in modo diverso: non ci sono frecce da seguire, non ci sono punti da guadagnare, non c’è una traccia obbligata. C’è la montagna e ci sei tu. Decidere dove passare diventa un atto creativo, quasi intimo. E quando il sentiero non c’è, tocca crearlo.

La bici che accompagna Samantha

In tutto questo percorso, la bici non è un dettaglio, ma lo strumento che traduce l’idea in movimento, che rende possibile ciò che è stato immaginato. Samantha oggi pedala su una Canyon Torque personalizzata, una bici pensata proprio per il freeride: telaio solido, sospensioni morbide e profonde, geometrie che permettono di restare stabili quando l’atterraggio è lungo e pesante. Non è una bici leggera o da pedalata veloce: è una bici che ti sostiene quando decidi di andare oltre. Sam dice che quello che conta davvero è la fiducia.

Quando sei in cima al salto che hai costruito tu, quando il mondo sotto sembra enorme, hai bisogno di sapere che la bici risponderà nel modo giusto. La Torque, per lei, è quella sicurezza. È come avere accanto qualcuno che non ti tradisce nel momento in cui ti butti.

Un anno in cui qualcosa è davvero cambiato

Il 2024 è stato un anno speciale per il freeride femminile. Per la prima volta il Red Bull Rampage, l’evento più difficile e più simbolico del mondo freeride, ha aperto anche a una categoria femminile. È una cosa che si aspettava da molto tempo. Il Rampage è famoso per essere estremo: grandi montagne rocciose, creste esposte, atterraggi lunghi e puliti, velocità altissime. E soprattutto una regola fondamentale: ognuno deve costruire la propria linea.

Sam era tra le rider in lista come possibili subentranti, quindi vicinissima all’evento. Questo le ha fatto capire una cosa semplice e potentissima: per competere davvero a quel livello non basta essere bravi in bici, bisogna imparare a costruire. La pala, in un certo senso, diventa parte della bici.

La pala, il terreno, la fiducia

Costruire un salto o un tratto di sentiero non è solo scavare. È studiare le forme del terreno, capire la direzione della velocità, immaginare come sarà la traiettoria dell’aria, prevedere dove la bici atterrerà con il giusto assetto. Ogni colpo di badile è una decisione. E ogni decisione diventa realtà quando ci si rimette in sella.

Sam dice che il momento più duro non è il lavoro fisico. Il momento più duro è quando ti fermi con la pala in mano e capisci che è arrivato il momento di salire sulla bici e provare. In quel momento sei tu che ti affidi a te stessa. Nessun altro lo farà per te.

Groundwork e la cresta Powerline

Per raccontare quello che significa costruire e poi provare la propria linea, Samantha ha creato Groundwork, un progetto che è stato anche un’esperienza personale molto intensa. Insieme a un gruppo di amici e mentori ha scelto una cresta chiamata Powerline, un luogo che per lei ha una storia personale importante. Su quella cresta hanno modellato un percorso fatto da un doppio drop e poi un grande drop finale in piano, una sequenza che richiede calma, concentrazione e capacità di controllare la propria velocità in aria.

Per affrontare quella linea Samantha ha scelto una bici pensata per i grandi impatti e per il freeride moderno: sospensioni generose, telaio robusto e agile, costruita per quei momenti in cui si atterra forte ma si vuole rimanere stabili. È una bici che permette di fidarsi, ed è una cosa importante quando stai affrontando qualcosa che hai creato tu e che solo tu sai davvero come funziona.

Quello che questa storia lascia a tutti noi

La verità è che la maggior parte di noi non costruirà mai un drop in mezzo a una cresta rocciosa. Ma quello che Samantha racconta vale per chiunque abbia un progetto o un desiderio che non trova già pronto davanti a sé. A volte il sentiero che stai cercando non esiste. Non te lo darà nessuno. Devi costruirlo tu, un colpo di badile alla volta, con pazienza e con la sincerità di accettare la paura mentre continui ad andare avanti.

Il momento in cui ti lanci non è quasi mai privo di paura; la paura rimane, ma tu cambi.

E forse è proprio questo il freeride: non togliere la paura, ma imparare a pedalare attraverso di essa.

[Fonte]

I commenti non vanno online in automatico ma vengono prima letti e moderati dalla redazione: la loro pubblicazione di norma avviene nei giorni feriali tra le 9 e le 18.
I commenti che non rispettano queste linee guida potranno non essere pubblicati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *