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Ebike troppo potenti: sentieri fuoristrada a rischio?

Ebike troppo potenti: sentieri fuoristrada a rischio?
TAGS: ebike Mtb

Il mondo della mountain bike a pedalata assistita sta vivendo una crisi d’identità che, se non gestita in fretta, rischia di costarci molto cara. Quando a lanciare l’allarme è una leggenda vivente del fuoristrada come Hans Rey, c’è solo una cosa da fare: fermarsi, leggere e riflettere.

Come sottolineato in una recente e lucidissima analisi pubblicata su Velo Media* (che riprende una lettera aperta proprio di Hans Rey all’industria del ciclo), stiamo assistendo a un fenomeno noto come “Power Creep”, ovvero la strisciante e inesorabile rincorsa verso motori sempre più spinti. Il problema di fondo è tanto semantico quanto strategico: il termine “ebike” viene ormai stiracchiato per coprire un bacino che va dalla leggera e-Mtb da trail fino a veicoli che, per prestazioni e potenza, sono a tutti gli effetti dei ciclomotori elettrici (e-moped) camuffati da bici.

L’industria, accecata dalla prospettiva delle vendite a breve termine, continua a spingere sull’acceleratore (o meglio, sui Watt). Ma questo gioco al rialzo rischia di essere un autogol clamoroso. Se non vengono tracciati confini netti tra e-bicycle, e-moped ed e-motorcycle, il rischio – già concreto in alcune zone degli USA dove si parla di assicurazioni, targhe e caschi da moto obbligatori – è che i legislatori smettano di considerare le ebike come “biciclette”. E nel momento in cui la tua e-Mtb viene classificata come un veicolo a motore, l’accesso ai sentieri è la prima cosa che salta.

Il problema oltre la legge: l’impatto fisico sui sentieri

Ma il rischio normativo sollevato dall’articolo di Velo Media è solo una faccia della medaglia. C’è un problema molto più tangibile, fisico e visibile sotto i nostri copertoni: le condizioni reali in cui versano i nostri trail. Ed è qui che il discorso si allarga.

Le moderne e-Mtb sono macchine straordinarie che hanno democraticizzato l’accesso alla montagna, ma la fisica non fa sconti. Parliamo di mezzi che pesano in media tra i 23 e i 26 kg, equipaggiati con motori capaci di scaricare a terra coppie che sfiorano o superano gli 85-90 Nm. Cosa succede quando un mezzo pesante e potentissimo trasferisce tutta questa forza motrice su un sentiero sterrato, magari su una salita ripida e tecnica o in uscita da un tornantino stretto?

Semplice: il terreno cede. La ruota posteriore, sotto la spinta brutale dell’assistenza massima, perde spesso trazione, slitta e “fresa” letteralmente il terreno. Si formano così solchi profondi e canali artificiali che distruggono il flow del sentiero. Al primo forte temporale, questi solchi fungono da via di fuga perfetta per l’acqua piovana, trasformando le tracce in letti di torrenti e innescando un’erosione devastante e spesso irreversibile.

A questo va aggiunto il fattore moltiplicatore: grazie all’assistenza del motore, un rider può oggi percorrere tre, quattro o cinque volte lo stesso anello nel tempo in cui prima faceva un solo giro. Il risultato è che lo stress meccanico sui sentieri è decuplicato. I gruppi di volontari (i trail builder) che dedicano i fine settimana a curare le linee armati di zappa e rastrello non riescono più a stare dietro a un’usura così accelerata.

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La tempesta perfetta e il dibattito necessario

Il mix tra il “Power Creep” dell’industria e la reale usura fisica dei tracciati crea la tempesta perfetta per chi vorrebbe vietare le biciclette in montagna. I gestori dei sentieri, gli enti parco e i legislatori locali si trovano davanti a tracciati scavati, rovinati da mezzi che assomigliano sempre più a moto da trial silenziose. Davanti a un danno evidente, la soluzione più rapida non è la regolamentazione o l’educazione: è il cartello di divieto di transito.

Hans Rey – dall’alto della sua esperienza nel settore – chiude la sua lettera con una frase che dovrebbe diventare il manifesto del prossimo decennio: “Dobbiamo smettere di chiederci con quanta potenza possiamo farla franca, e iniziare a chiederci quanta potenza è troppa”.

Se vogliamo salvare il futuro del fuoristrada, dobbiamo abbandonare la logica del “più grosso è meglio” e tornare a valorizzare la tecnica di guida, la leggerezza, il rispetto del territorio e, non ultimo, la manutenzione attiva dei sentieri.

L’e-Mtb è una rivoluzione fantastica, ma affinché sopravviva deve mantenere l’anima, l’impatto e l’identità di una bicicletta.

E voi, cosa ne pensate? È giunto il momento per l’industria (e per noi acquirenti) di fare un passo indietro, accettando limiti di potenza più restrittivi per salvare l’accesso ai nostri amati sentieri? Oppure credete che si tratti di un allarmismo ingiustificato?

Il dibattito è aperto: vi leggiamo nei commenti.

*[Fonte]

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Commenti

  1. Claudio ha detto:

    Condivido l’analisi di Hans, l’evoluzione delle e-bike sulle MTB e la rincorsa a motori sempre più potenti ha secondo me poco a che vedere con l’essenza della bici, sommato a tutto il resto, gomme, freni, telai e sospensioni siamo più vicini ad una moto da fuoristrada che ad una MTB.
    Tutta questa tecnologia se mal usata può produrre dei gravi danni al suolo, serve secondo me oltre che limitare la potenza, che è la prima cosa da fare, la seconda e più importante per la la salvaguardia dell’ambiente è cercare di coinvolgere gli utenti al rispetto di certe regole che potrebbero essere indotte da associazioni, guide, gruppi, commercianti di bici ecc, mettere delle regolamentazioni e rispettarle in maniera consapevole è secondo me l’unica maniera veramente democratica che si potrà adottare se vogliamo continuare a percorrere e condividire tutti i nostri sentieri.

  2. Giovanni ha detto:

    sono un 62 enne, premetto che ho 6 biciclette mtb,city bike ecc.. adesso esco con una e-bike per questioni fisiche e anagrafiche ma non capisco perchè gente come me che esce su strade sterrate e sentieri di campagna, debba essere penalizzata da gente che cerca la prestazione e quant’altro basta porre dei limiti alle case costruttrici.

  3. marco ha detto:

    Le bici elettriche non sono biciclette: sono, di fatto, veicoli a motore più o meno potenti. Il fatto di accomunarle alle biciclette tradizionali sotto lo stesso ombrello normativo, e quindi di assoggettarle più o meno alle stesse regole, sia in città sia in montagna, mi ha sempre fatto sorridere.
    La differenza non è solo tecnica, ma anche sostanziale: cambia il modo di muoversi, cambia lo sforzo richiesto, cambia la velocità media e cambia perfino il rapporto con lo spazio, che sia una pista ciclabile urbana o un sentiero in salita. Mettere sullo stesso piano mezzi così diversi, solo perché entrambi hanno dei pedali, mi è sempre sembrata una semplificazione un po’ forzata.
    Capisco le ragioni pratiche e normative di questa scelta, ma dal punto di vista dell’esperienza reale d’uso la distinzione resta evidente, e per questo continuo a trovare curioso che vengano considerati, senza troppe differenze, lo stesso mezzo di trasporto.

    [Salve Marco, una ebike – bici a pedalata assistita con motore che si attiva solo se si pedala e assiste la pedalata fino a 25 km/h e poi stacca – è un mezzo molto più vicino a una bici tradizionale che a un ciclomotore – Bikeitalia.it]

  4. Domenico ha detto:

    ​”Leggere che la montagna non è ‘democratica’ fa sorridere. La montagna è di tutti. La e-bike non è una scorciatoia morale, è uno strumento che permette a chi ha meno tempo, più anni o qualche acciacco di godersi la natura. Escludere qualcuno perché non ha il battito cardiaco di un atleta d’élite non è amore per la natura, è elitismo sportivo. La montagna si rispetta con l’educazione, non con il sudore obbligatorio.”

  5. alexia ha detto:

    Complimenti per l’articolo! E condivido pienamente la visione. Ho letto alcuni commenti favorevoli all’uso illimitato delle e-bike e rispondo semplicemente che ciò che ‘storpia’ è il ‘troppo’. La natura ha i suoi equilibri, sono precisi, sono periodici e soprattutto sono ‘lenti’, ben oltre la vita di una persona. Quando ci si espone favorevoli all’uso indiscriminato delle e-bike lo si fa con una certa base di ‘ignoranza’. Il fenomeno del ‘troppo’ è purtroppo diffuso ovunque ma molti pensano solo in ‘io son poco’. Poniamoci dunque dinanzi al paradosso: lasciamo che le e-bike siano libere di crescere come Watt e come utenti, moltiplichiamo ‘io son poco’ per 50 utenti, moltiplichiamo ogni utente ‘io son poco’ x 3 giri in un giorno. Una stima minima di 50 utenti fa 150 in media ogni giorno di impatto per un sentiero di MTB, per 7 gg a settimana da marzo a ottobre sono 8 mesi quindi 32 settimane x7 = 224 gg x 150 giri al giorno = 33.600 volte. Un sentiero di montagna subisce 33.600 volte l’impatto di una e-bike con formazione di scanalature, spazzolamento del terreno morbido verso i bordi, indurimento del terreno rimanente. Benvenuti nel letto di un piccolo torrente con tutte le conseguenze devastanti. Ecco l’impatto del ‘io sono poco’. Quando si pensa sempre e solo a se stessi come riferimento ci si dimentica che la natura va rispettata anche al costo di una ‘rinuncia’. Se l’ignoranza delle persone è ‘troppa’ allora è corretto l’allarme per i parchi, è corretto ‘vietare’ l’ingresso alle due ruote. Ma se pensate che la libera scelta del ‘io son poco’ vada rispettata, se l’industria del soldo vada rispettata….qualcuno mi spieghi perché la NATURA non debba essere rispettata per prima visto che non possiamo farne a meno mentre dei soldi, delle bici e tutto il resto eccome se possiamo farne a meno! Complimenti ancora al coraggio di questo interessante sito! W la natura, e magari ogni tanto W una rinuncia! 🤗🥰🥰👍🏻

  6. Mario Cerotto ha detto:

    Non vedo tutto questo disastro, nei boschi rovinavano di più i sentieri i cavalli.

    [Questo commento è stato moderato prima della pubblicazione – Bikeitalia.it]

  7. Dani ha detto:

    l’articolo mi sembra molto esagerato!!!

  8. Francesco ha detto:

    W le MTB muscolari! Allenamento,sudore e tenacia.

  9. Alessandro ha detto:

    Tutto condivisibile, ma non mi sembra ci sia una soluzione praticabile.
    1. i produttori sono tanti, e almeno metà non sono vincolabili con accordi, anche perché ci sono tanti soldi in ballo, perché ovviamente le e-bike più potenti sono quelle che valgono di più;
    2. gli utenti le vogliono, e non accetteranno spontaneamente di rinunciarci, se non sarà vietato e sanzionato usarle;
    3. le autorità non possono controllare nulla. Già non riescono a fare dei controlli capillari su strada, che almeno possono acchiappare i rider con le moto, e portarli sui rulli, figuriamoci cosa possono fare tra boschi e montagne, per verificare che la bici non superi gli 80Nm, o i 750W di picco, o i 26Kg.
    4. a livello di importazione e commercializzazione non si può fare nulla, perché c’è il solito escamotage del “ma io la uso nella mia proprietà privata recintata”, che poi è la ragione per cui i fattorini dei delivery circolano da decenni con le fatbike da 1000W con l’acceleratore. Basta mettere “non per uso stradale”, oppure “verificare le normative vigenti nel paese di utilizzo” in piccolo nel manuale di istruzioni, e puoi commercializzare qualsiasi cosa.

    Quindi il naturale esito di una eventuale degenerazione (in termine di sentieri rovinati, eccesso di morti e feriti, problemi di relazioni tra camminatori e ciclisti), sarà ovviamente il divieto a tutte le biciclette, assistite e muscolari, di circolare sui sentieri.

  10. Daniele ha detto:

    Buongiorno, sono d’accordo bisogna mettere dei limiti alla potenza come pure al peso delle e-bike altrimenti le aziende faranno sempre a gara per offrire maggiore potenza e far meno fatica, parere mio eliminerei la funzione turbo ,ovviamente è una mia opinione .

  11. Alessandro ha detto:

    i limiti di potenza qua ci sono,non so in Usa. Io giro nei boschi da 40 anni e tutta sta distruzione non la vedo,per me è solo un allarmismo ingiustificato. i sentieri con l’acqua si sono sempre rovinati,basta sistemarli

  12. Remo Salvini ha detto:

    condivido pienamente quanto riportato nell’ articolo. Le e MTB sono un mezzo formidabile per un escursionismo responsabile in luoghi che per quasi tutti quelli che le usano sarebbero (ormai) irraggiungibili; ritengo poco saggio farne un uso pseudo competitivo.

  13. Alvaro SIMONETTI ha detto:

    non sono affatto d’accordo, sul fatto che si debba chiudere alle e-bike. BASTA CONTROLLARE, se io faccio delle bici oltre le regole, prendo provvedimenti.
    Io sono un super amante della montanbike, oggi che ho raggiunto un’età avanzata, le e-bike mi consentono di andare dove prima andavo con la montanbike.
    ci vogliono REGOLE e CONTROLLI.

  14. Marco Carzaniga ha detto:

    che cosa vuol dire avere “democratizzato l’accesso alla montagna”? la montagna sta lì, non è ne democratica ne totalitaria, è semplicemente montagna. Se mai è la pigrizia umana e la smania di volere fare sempre tutto senza accettare i limiti fisici di ognuno di noi che ha reso la montagna impraticabile ad altri. Se il mio allenamento o le mie condizioni fisiche non mi permettono di fare certe salite, ho accetto la cosa o cercherò di allenarmi, comunque è su me stesso che devo lavorare. cercare sempre la scorciatoia , sia essa il doping chimico o quello tecnologico, non mi avvicinerà di certo alla montagna, se mai mi farà vivere quel contesto come un banale susseguirsi di salite e discese, ma non sarà certo andare in montagna in bici.

  15. Giancarlo ha detto:

    Buongiorno,
    è opportuno rispettare l’ambiente e l’amante, lo sportivo che usa la e-bike, ne deve essere consapevole e promuovere per quanto è in suo potere a non contribuire al lento degrado dei sentieri.
    Chi è preposto a imporre dei limiti deve prodigarsi affinché la bi cicletta non diventi una moto cicletta.
    Il vero motore della bicicletta sono le gambe.

  16. Giovanni Bettolo ha detto:

    Faccio presente che la maggior parte delle e-bike vendute in Italia e probabilmente in Europa come biciclette a pedalata assistita non rispetta la normativa europea per tale tipo di veicoli. Infatti la maggior parte ha una potenza massima del motore superiore ai 250 W che e’ la potenza nominale massima continua consentita dalla norma europea. Forse i costruttori di biciclette giocano sul termine “nominale”, ma comunque con la modalita’ di assistenza “turbo” la maggior parte delle e-bike vendute supera continuativamente la potenza di 250 W in salita anche se rispettano il limite dei 25 km/h.

  17. Giuseppe ha detto:

    Giusto! Penso che per arginare il problema i motori delle ebilke non devono superare gli 85 newton metri con 250 watt.

  18. IVO LUCCATO ha detto:

    Ok ripeto, sono d’accordo che le e bike devono mantenere l’anima della bici solo così ci si può divertire e continuare a divertirci.

  19. IVO LUCCATO ha detto:

    Sono d’accordo, le e bike devono mantenere l’anima della bici, solo così ci si diverte e si può continuare a percorrere i sentieri e montagna senza problemi e non creare disordine.

  20. Lucio ha detto:

    concordo su tutto. il troppo storpia.
    è inutile fare questi motori ultra potenti e pericolosi per chi li guida ma soprattutto per gli escursionisti che vanno a piedi.
    Basta watt e nw/m . se vuoi pedalare pedala

  21. Andrea ha detto:

    beh, che dire, il commento di Hans no way e chiaramente riferito al caso USA, dove non c’è distinzione nella definizione di E-bike, li qualsiasi cosa vada i elettrico è considerata una E-bike, senza bisogno di pedalare.e senza limiti di potenza.

    In Italia le E-bike, sono solo a pedalata assistita, quindi con già limiti di potenza (250W) e velocità (25km/h).
    Ci sono poi le (S-EPAC): E-bike con potenza superiore a 250W e assistenza fino a 45km/h, sono considerate ciclomotori (quindi casco, targa, assicurazione).
    Questo tipo di E bike non sono usate sui sentieri, almeno io non ne ho mai viste.
    Poi esistono anche moto elettriche, tipo Talaria, ma questa è un’ altra storia.
    Dalla lettera di Hans, si capisce che sta chiedendo lo stesso tipo di classificazione anche in USA.
    Direi che il discorso proposto dall’ articolo non riguarda propriamente la situazione Italiana.

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