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Caricarsi al meglio prima di una gara in bicicletta

Bikelife, Psicologia, Salute • di

Quante volte, prima di una gara o di un allenamento in bici, vi siete sentiti “carichi”? Cosa significa in realtà quest’affermazione? Com’è possibile capire quale sia il livello di “carica” emotiva positiva migliore per affrontare le situazioni dell’allenamento e della gara? In questo articolo andremo a rispondere a tutte le domande, per tracciare un grafico della giusta carica emotiva che permette di dare il meglio in competizione.

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Indice
La “carica” prima della gara
Metodo IZOF
Questionario del metodo IZOF
Utilizzare le risposte
Concludendo

La “carica” prima della gara


Per carica s’intende la condizione psicologica che ci accompagna nelle ore (solitamente le due ore antecedenti) che precedono una gara. E’ una situazione complessa, dove voglia di fare, tensione emotiva, desideri, aspettative e paure. La “somma” delle sensazioni viene definita attivazione. Il livello di attivazione mentale prima di una gara ha un’influenza importante su come poi andremo a svolgerla.
Ogni atleta dovrebbe possedere una capacità analitica, in modo da poter capire i propri punti deboli e le proprie caratteristiche vincenti. Conoscere il grado di attivazione per ogni singola prestazione è importante per capire se si sta arrivando all’evento con il giusto grado di “carica”.

Infatti l’attivazione si può presentare con dei livelli differenti:
Basso livello di attivazione: a volte può indicare calma interiore e consapevolezza ma in generale intende uno stato emotivo poco pronto, magari perché non si dà importanza alla gara che si andrà a fare;
Elevato livello di attivazione: essere “troppi attivati” può condurre a una condizione di ansia, che inficia negativamente la prestazione.

Trovare il giusto grado di attivazione è fondamentale e per farlo si utilizza un metodo pratico, da utilizzare dopo ogni gara, in modo da analizzare con cognizione di causa le sensazioni provate e così migliorare costantemente.

Metodo IZOF


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Il metodo IZOF è stato formulato dallo psicologo dello sport sovietico Hanin negli anni ’70, per comprendere il grado di tensione emotiva degli atleti che partecipavano ai giochi olimpici, in modo da aiutarli al meglio a prepararsi mentalmente a una gara.
La traduzione italiana dell’acronimo IZOF è Zona Individuale di Funzionamento Ottimale, cioè il punto prettamente soggettivo in cui un atleta è pronto a gareggiare. Si tratta di una soglia soggettiva e personale, che dipende dal grado di esperienza acquisita e dal tipo di gara (un ultracycler avrà un livello di attivazione più bassa rispetto a un cross countrista).
Il metodo IZOF pone al centro l’atleta e le sue sensazioni e consente di elaborare uno schema che disegna l’evoluzione della tensione emotiva gara dopo gara, al fine di stabilire un punto in cui l’attivazione era “perfetta”.
Per farlo si dovrà rispondere, gara dopo gara, a una serie di domande. Una volta raggiunti almeno 3-4 questionari, si potranno confrontare le risposte e da qui valutare quali fossero le sensazioni più utili ai fini della competizione.

Questionario del metodo IZOF


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Ecco le domande alle quali rispondere per tracciare una sorta di “carta d’identità” della carica emotiva che ha preceduto la gara:
• Qual è stata la tua ultima prestazione migliore?
• Che giorno era? Che tipo di gara? Quali erano le condizioni meteo?
• Che emozioni hai vissuto nelle due ore precedenti la gara?
• Quali emozioni reputi utili ai fini della gara? Quali invece le sensazioni che invece hai trovato inutili o dannose per effettuare una gara al meglio?
• Descrivi almeno 3-4 emozioni utili
• Queste stesse emozioni erano presenti anche nei 5 minuti precedenti la gara?
• Quali altre emozioni erano presenti nei 5 minuti?
• Erano utili o inutili ai fini della gara?

Utilizzare le risposte


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Com’è possibile trasportare la teoria del metodo IZOF nella realtà pratica della gara? In sostanza si dovranno usare le risposte per definire il proprio livello di attivazione migliore, cioè capire quali erano le sensazioni utili e lavorare per svilupparle al meglio, evitando invece quelle inutili ai fini della competizione.

Questo processo psicologico prende il nome di “autoregolazione”. Si devono valutare i seguenti aspetti:
• Obiettivi della gara
• Ambiente (competitività, avversari, condizioni meteo, tipo di tracciato)
• Esperienze pregresse
• Comportamenti tenuti in gara
• Emozioni utili

Una volta analizzati questi dati, si dovrà lavorare con esperienza per cercare di superare e non dare peso alle emozioni che abbiamo ritenuto inutili e invece cercare di vivere al meglio, respirando profondamente e “cullando” le sensazioni, quelle emozioni che invece ci hanno permesso di esprimerci al meglio.
Se per esempio abbiamo individuato che la sensazione di vigore era utile mentre una rabbia latente si è rivelata controproducente, dovremo attivarci in modo da evitare che la rabbia si ripresenti all’inizio della prossima gara. Si tratta di una capacità che si acquisisce con la pratica e l’esperienza: sapere riconoscere le emozioni e quindi dare loro il peso giusto, senza esserne sopraffatti.

Concludendo


Ognuno ha il proprio livello ottimale di attivazione mentale a una gara. C’è chi più rilassato e chi più teso. Non vi è un criterio univoco, non esiste un livello di attivazione migliore per tutti, bensì esiste quello “perfetto” per sé. L’importante è conoscerlo e saperlo gestire, in modo da arrivare alla gara con il giusto grado di “carica”.





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