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Affrontare le emozioni in una gara ciclistica

Bikelife, Psicologia, Salute • di

Essendo il ciclismo uno sport di fatica e resistenza, il ruolo attivo della mente è un fattore importante, che può influenzare il risultato finale in una competizione. Nel corso di una gara in bici infatti sono infiniti i pensieri che attraversano la mente del ciclista, alcuni sono utili, altri invece sono totalmente inutili. A ogni pensiero si accompagna un emozione, negativa o positiva che sia, poiché non vi è ricordo né attività mentale che non sia correlata a uno stato d’animo. Queste emozioni vanno gestite, per evitare che influiscano negativamente sulla prestazione. In questo articolo andremo a vedere come riconoscerle e soprattutto come gestirle al meglio.

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Indice
Le emozioni in bicicletta
Entusiasmo
Afflizioni negative
Ansia da competizione
Concludendo

Le emozioni in bicicletta


Quando lo sforzo è protratto per più di un’ora, come spesso accade nelle competizioni ciclistiche, il ruolo della mente diventa attivo, cioè i pensieri e le emozioni provate hanno un impatto decisivo sulla prestazione. Sono tantissime le sensazioni provate: euforia, benessere, senso di libertà, paura, rassegnazione, tristezza, affaticamento generale. Ogni sensazione ha una sua caratteristica e un suo ruolo all’interno della prestazione.

Distinguiamo immediatamente due tipi di pensieri:
Pensieri utili: che hanno pertinenza con la gara. Possono essere positivi (si spera) ma anche negativa ma hanno comunque una correlazione su ciò che si sta vivendo e riportano l’atleta nel momento presente (il famoso “qui e ora”);
Pensieri inutili: sono tutti quei ragionamenti anche importanti (“avrò chiuso il gas?”) ma che non hanno alcuna relazione con la prestazione e comportano solo una perdita di concentrazione.

Il primo obiettivo, che si raggiunge attraverso la pratica e l’esperienza, è di avere quasi sempre pensieri utili, cioè correlati con ciò che si sta vivendo. Questo permette di mantenere al meglio la concentrazione. Cominciare a pensare alla rata del mutuo mentre si affronta una discesa di Enduro non è il massimo dell’allenamento mentale e capirete bene il perché.

Molti credono che per concentrazione s’intenda l’assenza di pensieri. In realtà non pensare è pressoché impossibile, nemmeno il Dalai Lama è in grado di non avere alcun pensiero per tempi prolungati. La sola cosa che si può fare è dare una direzione ai propri ragionamenti, che sia coerente con quello che si sta facendo e aiuti a vivere il momento presente.

I pensieri utili solitamente si dividono in grandi macrocategorie, che sono suddivise in base alle emozioni che portano con sé:
• Entusiasmo;
• Afflizioni negative;
• Ansia competitiva e da risultato;

Analizziamoli ora uno per uno

Entusiasmo


L’entusiasmo è quell’euforia che sgorga dall’interno e che non fa sentire la fatica e consente di essere felici di ciò che si sta facendo. Si tratta di un’emozione totalmente positiva, poiché presuppone una grande motivazione, diretta nel modo giusto. In gara l’entusiasmo è necessario ma va limitato e guidato: è facile “partire a mille”, pedalando sulle ali dell’entusiasmo per poi piantarsi di fronte alla prima salita impegnativa. Questo perché si bruciano le riserve di energia e anche la tensione mentale diminuisce, diluita dalle emozioni gioiose prodotte dall’entusiasmo.

Saper gestire la spinta a dare tutto e subito è un fattore d’intelligenza tattica. Quando, soprattutto all’inizio di una gara, ci si sente dei leoni e si vorrebbe spingere a mille è bene concentrarsi su tutto il percorso (che si sarà studiato in precedenza), valutando attentamente le salite e i tratti impegnativi che si dovranno affrontare. Riportando la mente al compito da svolgere, l’entusiasmo (soprattutto se immotivato) diminuisce la sua carica dirompente, poiché il focus diventa il massimizzare le energie per i punti salienti del percorso.

Afflizioni negative


Con il termine afflizioni negative, mutuato dal buddismo, s’intendono tutte le emozioni negative che passano nella mente del ciclista nel corso della gara. Pensieri di eccessiva stanchezza, voglia di ritirarsi, demoralizzazione, concentrazione continua sul numero di chilometri che mancano, tristezza dovuta all’allontanarsi del gruppo di testa o del biker in prima posizione. Tutti questi pensieri negativi sono comunque “utili”, cioè sono correlati con la prestazione del momento, anche se tendono a limitare il gesto atletico e ad abbattere la motivazione.

L’orientamento al successo, cioè il dirigere la motivazione esclusivamente verso il risultato, è un atteggiamento che da una parte conferisce grinta agonistica ma dall’altra espone maggiormente a questo tipo di pensieri. Se si giudica l’andamento della gara solo dalla posizione momentanea in classifica, è facile demoralizzarsi se le aspettative non corrispondono alla realtà. Per battere questi pensieri si possono usare due strategie: dirigere la motivazione al compito e usare l’autoefficacia.

Nel primo caso, invece di focalizzarci sul risultato, si può modificare l’obiettivo della mente verso il compito, cioè verso il compimento di gesti atletici corretti e ben fatti. Ci si deve concentrare a pedalare bene, usando la pedalata rotonda, a gestire bene i rapporti, a idratarsi correttamente, a mangiare a intervalli regolari. In questo modo ci si focalizza su ciò che si deve fare e non sul risultato da ottenere.

L’autoefficacia è la pratica successiva e consiste nel convincersi che così facendo, cioè inanellando una serie continua di gesti atletici ben fatti, i risultati non potranno che arrivare, poiché si è in grado di effettuare perfettamente quei gesti. In sostanza ci si deve convincere e ripetere di essere davvero bravi nel compiere quei gesti e che quindi la somma di tutte le azioni ben fatte non potrà che dare un risultato vincente.
In questo modo si combattono le afflizioni negative, poiché spesso sono determinate da aspettative non rispettate. Se si sposta l’attenzione mentale al gesto atletico, che è un aspetto che si sa fare bene, sicuramente si migliora la motivazione momentanea e si limitano i pensieri pessimistici.

Ansia da competizione


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Per ansia da competizione s’intende quella serie di movimenti e comportamenti del corpo che sono involontari e che sono causati da una preoccupazione interiore. Aumento del battito cardiaco, tremore delle mani, eccessiva sudorazione, salivazione azzerata, sono alcune modificazioni biologiche che avvengono quando sopraggiunge uno stato di ansia. Queste modificazioni sono accompagnate da emozioni e sensazioni correlate (la cosiddetta “ansia cognitiva”) che sviano la mente dal compito e determinano un calo anche significativo della prestazione.
L’ansia da competizione di solito si presenta nelle 24 ore precedenti alla gara e si affievolisce nelle due ore precedenti. Durante la gara invece si può presentare sul finale, quando bisogna prendere delle decisioni tattiche e immediatamente scatta la “paura di sbagliare”. Pensieri del tipo “quando devo attaccare?”, “aspetto la prossima salita?”, “se lo supero e poi non ho grip in discesa?”, “ce la faccio a fare gli ultimi dieci chilometri a questo ritmo?”.

Sono tutti pensieri determinati dalla risposta ansiogena alla situazione di quell’istante, che corrisponde al momento in cui si devono prendere decisioni che possono decidere la gara. Dato che il nostro cervello ha un atteggiamento conservativo, poiché è programmato per farci sopravvivere e riprodurre, attua un meccanismo di difesa che evita di prendere decisioni che ci potrebbero esporre a pericoli.

Per poter vincere l’ansia che blocca qualsiasi iniziativa, si può usare il metodo della visualizzazione. Per pochi istanti, fissando davanti a sé, si può immaginare di compiere quell’azione e di prendere la decisione tattica tanto sofferta e immaginarsi di ottenere un risultato positivo. Per esempio si può immaginare di scattare in quel momento, affrontare l’ultima salita da soli e vincere.
Il cervello non è in grado di distinguere situazioni reali vissute e immaginate, poiché entrambe sono accompagnate da emozioni. In sostanza immaginando di ottenere un risultato positivo prendendo quella decisione s'”ingannerà” il cervello, che crederà di aver già vissuto quell’esperienza e quindi aiuterà a superare l’ansia dovuta all’incertezza.

Concludendo


La componente mentale nel ciclismo è fondamentale, anche se spesso sottovalutata. Saper gestire, capire e superare le emozioni in una lunga gara ciclistica (immaginate un ultracycler che pedala per una settimana: quanti pensieri avrà?) è un passo fondamentale per ottenere risultati duraturi.





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