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Gestire l’ansia prima di una gara ciclistica

Bikelife, Psicologia, Salute • di

E’ capitato a chiunque abbia partecipato a una competizione ciclistica di provare quella “tensione emotiva” tipica delle ore precedenti al via. Quel misto tra preoccupazione e carica che aiuta a mantenersi concentrati sui propri obiettivi. Il problema sorge quando questa tensione positiva si tramuta in ansia, dove pensieri foschi annebbiano la mente e abbattono le prestazioni in sella alla bicicletta. In questo articolo vedremo cos’è l’ansia competitiva e come imparare a gestirla.

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Indice
Cos’è l’ansia
Tipi di ansia da competizione
Combattere l’ansia cognitiva prima di una gara
Concludendo

Cos’è l’ansia


L’ansia è una delle molteplici risposte che il nostro organismo può dare a uno stress, cioè a uno stimolo esterno che scombina il nostro equilibrio. In sostanza l’ansia è la risposta che diamo all’evento stressante che dovremo affrontare, cioè la gara in bici, con il suo carico di aspettative e preoccupazioni.
In realtà l’ansia non è negativa in modo assoluto, poiché un livello controllato di ansia è sinonimo di volontà di fare bene e indica che reputiamo l’evento importante (se non fondamentale) per noi. Infatti di solito si arriva a una gara dopo mesi di allenamenti e sacrifici, dove ci si è dovuti districare tra bici, famiglia, lavoro e impegni.

L’ansia prima di una competizione sportiva, in questo caso quella ciclistica, viene denominata in psicologia come “ansia competitiva”. Ne esistono due diversi livelli:

Ansia di tratto

E’ indicativa di uno stato di ansietà comune nella persona e nell’atleta. Significa che l’atleta ha la tendenza a rispondere in modo ansioso agli eventi della sua pratica sportiva o della sua vita in generale. In sostanza è quello che comumente si definisce come “essere ansiosi”.

Ansia di stato

E’ l’ansia che sopraggiunge prima di una competizione sia in chi è predisposto all’ansia di tratto sia in chi non lo è. E’ quel nervosismo che cresce man mano che ci si avvicina all’evento e che solitamente ha il suo culmine nelle 24 ore precedenti. Spesso viene chiamata “stress agonistico”.

L’ansia di tratto è una caratteristica soggettiva della persona, che ha una predisposizione alla preoccupazione o a valutare le aspettative in modo pessimistico o preoccupante. L’ansia di stato invece è fisiologica e colpisce tutti, dall’atleta di elite all’amatore che si avvicina alla sua prima granfondo. Per poter imparare a gestire l’ansia di stato, bisogna capire com’è fatta, perché è solo conoscendo il nostro nemico che possiamo batterlo.

Tipi di ansia da competizione


Quando ci si avvicina a un appuntamento importante, come una gara in bici, è naturale che l’organismo reagisca con degli stati ansiogeni. Nello specifico possono essere di due livelli:

Ansia somatica

Sono tutte le modificazioni che il nostro corpo mette in atto. Possono essere molto varie e vanno dal battito del cuore accelerato, dal tremore delle mani, dalla sudorazione eccessiva o dalla salivazione azzerata. Questi sintomi sono naturali e spariscono una volta cominciato l’evento. Si tratta di una sorta di preparazione che il nostro corpo mette in atto per attivare uno stato di vigilanza e di prontezza. Gli antichi greci definivano questo stato, comune sia agli atleti olimpici che ai soldati prima di una battaglia, con il nome di “orgasmos”, poiché si trattava di una sensazione galoppante che arrivava a un culmine, per poi sparire una volta iniziata la competizione (o la battaglia).

Ansia cognitiva

Sono i pensieri che associamo a queste sensazioni e modificazioni. In sostanza si tratta delle risposta della mente all’ansia somatica. Le risposte possono essere due. La prima è positiva, cioè accogliere l’ansia somatica come la naturale preparazione all’evento. La seconda è negativa, cioè associare a queste modifiche fisiologiche un aspetto negativo. Questo tipo di reazione è sconveniente per l’atleta e ha un effetto negativo sulla performance che avrà in gara.

Se quindi l’ansia somatica è naturale e positiva, poiché accompagna l’atleta e lo prepara (in psicologia si dice “lo attiva”), l’ansia cognitiva è sempre negativa e va limitata, mettendo in atto una serie di pratiche.

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Combattere l’ansia cognitiva prima di una gara


I pensieri negativi, le preoccupazioni, le aspettative troppo alte, il pessimismo, sono tutte manifestazioni di un’ansia cognitiva “galoppante”. Il suo potere è enorme, poiché la mente comanda il corpo e una mente offuscata da preoccupazioni limiterà le prestazioni in gara. Per questo, ogni volta che si approssima una competizione e ci sentiamo svogliati e preoccupati, è perché stiamo dando spazio alla nostra ansia cognitiva. Non esiste un livello di allarme, poiché ognuno di noi risponde in modo soggettivo, in base al livello di ansia di tratto innato e personale.

Come si manifesta l’ansia cognitiva

Paura di fallire: la paura che attanaglia le gambe e che fa credere di non poter raggiungere i propri obiettivi, per i quali ci si è allenati con dedizione;
Paura della valutazione: terrore di essere valutati negativamente da compagni di squadra, allenatori e familiari.

Come combattere l’ansia cognitiva

Autostima: migliorare la percezione di sé, evitando di essere troppo negativi e perdonando i propri errori;
Fiducia nei propri mezzi: valutare le proprie competenze e quindi migliorare l’idea che si ha di sé e delle capacità che si sapranno mettere in atto per affrontare la gara (resistenza, resilienza mentale, abilità tecnica, grandi dote tattiche);
Concentrarsi sul compito e non sul risultato: orientare la propria motivazione al compito è una pratica che permette di limitare molto l’ansia cognitiva. Invece di focalizzarsi sul risultato che ci si aspetta di ottenere, è meglio concentrarsi sulle cose che si dovranno fare per arrivare al proprio obiettivo. Per esempio un biker dovrà pensare a come saltare un drop o come attraversare un rock garden, un ultracycler a come mangiare e dormire durante la corsa, uno stradino a come gestire il gruppo e dove staccare gli avversari. Dopo essersi concentrati sui compiti da svolgere ci si dovrà convincere (questo processo si chiama “autosufficienza”) di essere in grado di svolgere al meglio quei compiti. Grazie alla consapevolezza di saper effettuare i compiti richiesti, si capisce di poter arrivare al risultato richiesto, poiché questo non sarà altro che la somma di tanti compiti fatti bene. Questa pratica consente di limitare molto l’ansia cognitiva da competizione, poiché i pensieri inutili verranno sostituiti da pensieri positivi sulla propria forma fisica e sulle proprie potenzialità.

Concludendo


L’ansia da prestazione sportiva colpisce tutti, uomini, donne, atleti navigati e neofiti. L’importante è saperla riconoscere e gestire. In alcuni casi sarà un’utile alleata nei processi di attivazione mentale, in altri un nemico da combattere e vincere.





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