Bike to work e qualità della vita

24 Settembre 2019

Viviamo in un’epoca particolare, che alcuni psicologi hanno definito come “l’era della perenne insoddisfazione”. L’avvento dei social ha prodotto infatti un’illusione di felicità: se osserviamo i profili dei nostri amici o dei nostri divi di riferimento, notiamo come dalle foto emergano immagini patinate di persone che si divertono e sono felici. Questa costante esposizione alla felicità altrui (nonostante siamo ben consci del fatto che sia tutt’altro che reale) ha effetti devastanti sulla nostra psiche. Si stima che gli adolescenti di oggi siano più aggressivi, depressi, autolesionisti di quelli di 30 anni fa e che l’autostima sia crollata, appunto perché confrontano continuamente la propria vita con quella dei propri modelli sui social, reputando la propria insoddisfacente.

Questa situazione, che appare leggera e quasi anacronistica rispetto ai problemi cui la società moderna deve fare fronte, è in realtà una pentola a pressione pronta a esplodere. La qualità della vita che viene percepita si è ridotta ai minimi, nonostante in realtà stiamo vivendo in uno dei momenti più prosperi dell’intera storia dell’umanità. 

Ma è possibile uscire da questo circolo vizioso? Sì e per farlo dobbiamo cambiare le nostre abitudini quotidiane. Non si tratta di stravolgimenti incredibili, quanto di piccoli cambiamenti che però hanno un effetto volano sulla nostra esistenza. Uno di questi è sicuramente modificare il modo in cui effettuiamo gli spostamenti casa-lavoro: muoversi in modo più attivo infatti permette di cambiare il proprio umore e di farci indossare delle lenti che rendano più luminoso il modo di vedere la nostra vita. Questo è l’esito di uno studio durato un anno e che è stato svolto nelle Fiandre (Belgio). 60 adulti in cura per trattamento della depressione e dell’ansia di tratto (ovvero la tendenza a rispondere in modo ansiogeno alle situazioni della vita), sono stati invitati a partecipare all’esperimento. 45 di loro sono stati invitati a recarsi al lavoro in bici per 3 volte a settimana per un anno, a intensità e velocità libere. 15 invece sono stati utilizzati come gruppo di controllo e non è stato chiesto loro di modificare le proprie abitudini.

Un anno e 6 controlli periodici dopo, i due gruppi sono stati valutati: oltre ai miglioramenti in termini di salute fisica è emerso un dato importante. Il gruppo dei “pedalatori” presentava in media un atteggiamento più positivo, aveva ridotto i trattamenti e si definiva più soddisfatto e riteneva aumentata la propria qualità della vita. Ovviamente questo cambiamento è stato molto individuale, ci sono state persone che hanno subito una modifica drastica del proprio atteggiamento e altre che invece riportavano sensibili ma non evidenti miglioramenti.

Da questo studio emerge che, come sostenuto da tempo, il ruolo dell’attività fisica sia determinante per migliorare la qualità della propria vita sotto ogni aspetto e che la bici può diventare uno strumento per farlo. Non solo sport ma soprattutto terapia contro “il logorio della vita moderna”.

A me piace pensare che questo accada perché chi va in bici al lavoro tutti i giorni deve affrontare i pericoli e le paure di strade trafficate, automobilisti distratti, pioggia, vento e caldo estivo. E tutto ciò renda più forti e permetta di diventare più resilienti ai problemi della vita.

Perché, come diceva un uomo saggio, “la vita è 10% ciò che ti accade e 90% come reagisce a ciò che ti accade”

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