Cesena- Singapore in bici: arrivo!
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Cesena- Singapore in bici: arrivo!

Asia, Itinerari • di

Futuristica, frenetica e spettacolare, Kuala Lumpur, capitale della Malesia, ci regala due giornate intense tra spettacoli di fontane, centri commerciali labirintici e grattacieli da vertigine.

Le biciclette sono parcheggiate al sicuro in un garage e decidiamo di lasciarcele ancora per qualche giorno, fino al nostro ritorno dall’isola di Tioman. Infatti prendiamo un autobus per la costa Est e poi un traghetto e ci godiamo cinque giorni di mare sulla spiaggia selvaggia di Juara, con una bella barriera corallina distante poche bracciate.

La costa Ovest, che stiamo lentamente percorrendo da Nord a Sud, non vanta spiagge degne di nota a causa dello stretto di Malacca e degli intensi traffici marittimi che lo interessano.
Per lasciare Kuala Lumpur proviamo ad attuare il piano che non era andato in porto all’entrata nella capitale: una volta scoperto che le biciclette si possono caricare sulle linee di treni Komuters, raggiungiamo facilmente la stazione di Bank Negara, paghiamo un biglietto di 2 o 3 € in tutto (per due persone e due bici) e ci ritroviamo, nel giro di 15 minuti, nella periferia della città, per la precisione a Kajang, dove il traffico e le superstrade si fanno più gestibili.

Scavalchiamo, con un po’ di fatica, la E18 e andiamo in direzione Sud sulla B17, poi B18 e infine B48 fino a Sepang, la città famosa per l’autodromo del Gran Premio di Formula Uno, nonché zona ove ha sede il Klia, l’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur. Dopo Sepang ci immettiamo sulla 5, la via che ci accompagnerà quasi ininterrottamente fino a Singapore, mantenendosi sempre vicina alla costa. Percorriamo ancora una ventina di chilometri e poi facciamo tappa a Port Dickson, rinomata località di mare. La città, di per sè, è piuttosto anonima e desolata in questo periodo dell’anno, ma gli hotel che si susseguono lungo le spiagge meridionali sembrano affollati, con promozioni speciali in occasione del Ramadan.

La prossima giornata di pedalata prevede una novantina di chilometri con arrivo a Malacca, che dà il nome allo stretto che costituisce una delle più antiche e importanti vie marittime al mondo. Lasciamo la 5 per una decina di chilometri in favore della 138, per poter restare più vicini al mare, ma all’altezza di Tanjung Bidara un posto di blocco militare ci obbliga a modificare i nostri piani, senza spiegazioni precise. Allora torniamo indietro fino al primo bivio e riprendiamo la 5.

Malacca ci colpisce immediatamente: l’affascinante quartiere di China Town, sulla sponda Ovest del fiume, si sviluppa in un intrico di vicoli dalle architetture interessanti, con botteghe storiche riconvertite in locali alla moda, alloggi, templi e altre attrazioni.

La via principale, Jonker street, durante il weekend ospita un night market molto colorato e rumoroso. Sparse per la città sono dislocate alcune tracce del passato coloniale di questo importante nodo commerciale, dominato da portoghesi, olandesi e inglesi in epoche diverse.
Intanto il Ramadan sta volgendo al termine e, quando è tempo per noi di ripartire da Malacca, la Malesia sta festeggiando l’Hari Raya, cioè la fine del digiuno. Lungo la strada per Muar vediamo che famiglie ed amici si riuniscono numerosi sotto un unico tetto e apparecchiano banchetti degni dei nostri pranzi natalizi, indossando abiti particolari per l’occasione. Con molto calore siamo invitati ad entrare in casa e assaggiare i piatti della cucina casalinga. La buona diffusione dell’inglese in Malesia ci permette anche di scambiare un pò di chiacchiere con la gente che incontriamo e scoprire molto sui loro costumi.

Tra un dolcetto e un brindisi (analcolico secondo i precetti dell’Islam) pedaliamo i 45 km per Muar e poi ci fermiamo a visitare le strade ricche di edifici storici di questa piacevole cittadina.
Nei giorni seguenti ci spostiamo verso Batu Pahat e poi Pontian, seguendo sempre la via n. 5, poco interessante dal punto di vista paesaggistico e piuttosto trafficata. Le città dove facciamo tappa non hanno un passato coloniale e presentano offrono pochi o nessun punto di interesse. Noi, però, siamo eccitatissimi per l’ormai prossima Singapore e passiamo i pomeriggi ad organizzare l’arrivo a destinazione. Quando lasciamo Pontian e la costa ovest della Malesia teniamo ancora la 5 in direzione di Johor Bahru. Il traffico cresce mano a mano che ci avviciniamo a questa grossa città, nella punta meridionale del paese, attraverso una periferia monotona con alcuni rilievi poco significativi.

Arrivati a Skudai prendiamo la n.1 e poi la J1 che segue la costa ovest fino al centro di Johor Bahru. Gli svincoli di questa grossa arteria sono pericolosi a causa delle auto che arrivano a tutta velocità, ma noi non abbiamo altra scelta visto che il cellulare, che utilizziamo come strumento di navigazione, si rifiuta di collaborare da alcuni giorni a questa parte e la J1 rappresenta sicuramente la via più semplice da seguire. Dopo una settantina di chilometri dalla partenza raggiungiamo il ponte che collega Singapore alla penisola Malese e ci fermiamo nei paraggi per l’ultima notte di viaggio, prima dell’arrivo a destinazione. E’ emozionante vedere già da lontano lo skyline stupefacente di Singapore, soprattutto quando il sole tramonta e i grattacieli si illuminano.
All’ultima mattina di viaggio siamo impazienti di varcare il confine: imbocchiamo la causeway attorno alle 7:30 insieme alla miriade di motorini malesiani che si recano in giornata, per lavoro, nel ricco stato vicino.

Facciamo alcuni minuti di fila tra i fumi densi dei tubi di scarico, in attesa di ricevere il ventesimo e ultimo timbro sul passaporto di questa avventura iniziata da 385 giorni.
A poche centinaia di metri dalla frontiera abbiamo appuntamento con un gruppo di ragazzi dell’associazione Touch Diabetes Support che si sono offerti di accompagnarci per una trentina di chilometri fino al centro di Singapore. Con la loro guida facciamo strade secondarie lontanissime dal traffico che ci aspettavamo da una metropoli di queste dimensioni. Io e Riccardo procediamo con le teste alzate, perennemente affascinati dallo spettacolo di un’architettura modernissima e accattivante. Passiamo a visitare il Kranji War Memorial ed il giardino botanico di Singapore, prima di raggiungere la sponda del fiume attrezzata con una comodissima ciclabile che collega alcuni punti di interesse della città.

Dopo un anno e venti giorni di viaggio eccoci arrivati a destinazione: Singapore ci accoglie con il lusso dei suoi quartieri residenziali e terziari, la pulizia impeccabile dei suoi spazi pubblici, il verde caratteristico di queste latitudini e il brulicare di attività di una grosso polo commerciale. Noi siamo ammaliati dallo spettacolo e in preda ad emozioni contrastanti: gioia per il successo dell’impresa e nostalgia per la sua fine.

Ad attenderci in Mohamed Sultan Road, poi, c’è il tanto sognato ‘Piece of Cake’ per cui pedaliamo simbolicamente da più di 17550 km. Tutta l’attività fisica svolta in questo anno sul sellino, infatti, ha permesso a Chiara di ridurre del 40% la quantità giornaliera di insulina e insieme di godere di una alimentazione senza privazioni. Di fette di torta sul cammino ce ne sono state tante, ma nessuna era carica quanto questa del messaggio che sta alla base del nostro progetto: col diabete si può fare!

Ecco i numeri più significativi della nostra avventura:
• 17553 km;
• 21 paesi attraversati;
• 385 giorni di viaggio;
• 255 giorni sui pedali;
• 46 km/giorni di viaggio;
• 69 km/giorni sui pedali;
• 133 km tappa più lunga;
• 20 forature (in due);
• 8 gastroenteriti importanti (in due);
• 4 catene cambiate (in due);
• 2 voli aerei;
• 3 visti richiesti in ambasciata (Iran, India, Myanmar).

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