Coperture Pirelli Cinturato Gravel, la prova su strada

Quando si parla di biciclette gravel, uno dei grandi temi è la scelta delle coperture più adatte rispetto alle proprie esigenze.

La questione non è banale perché il mondo gravel è il punto di incontro tra il ciclismo su strada e la mtb e, nello spettro che va dall’asfalto liscio come la seta al fondo della mulattiera più sconnessa, c’è un mondo di possibilità che devono portare alla scelta del tipo ideale di copertura.

Pirelli, uno dei principali produttori di pneumatici al mondo, ha cercato di venire incontro alle esigenze del mondo gravel con il Cinturato Gravel, uno pneumatico che promette di essere all’altezza delle diverse aspettative del pubblico.

Il Cinturato Gravel viene commercializzato con due diverse tipologie di battistrada: la versione H, adatta ai fondi compatti e rocciosi e la versione M, pensata per terreni dalla consistenza variabile.

Battistrada Pirelli Cinturato Gravel M e H a confronto
A sinistra, il battistrada del CInturato Gravel M, a destra il battistrada del Cinturato Gravel H

Personalmente sono uno che ama i fondi misti, ma che si ritrova a macinare anche tanti km su asfalto e per questo motivo la scelta è ricaduta sulla versione H che ha un battistrada poco artigliato e decisamente più adatto al rotolamento.

Disponibili con sezioni da 35 mm, 40 mm e 45 mm, ho optato per una via di mezzo, montando alla fine un 700×40.

Caratteristiche tecniche del Pirelli Cinturato Gravel H

Con 480 grammi per copertone, il Cinturato Gravel è in linea con il peso dei prodotti analoghi espressi dalla concorrenza del settore e accetta una pressione compresa tra i 2,5 e i 4,5 bar.

Stando a quanto dichiarato dal produttore, la mescola utilizzata è lo SpeedGRIP Compound, una miscela di proprietà di Pirelli volta ad assicurare rotolamento, grip e durabilità in qualunque condizione meteo.

Lo pneumatico è inoltre dotato di un sistema antiforatura “nylon fabric” per ridurre il rischio di restare a piedi sul più bello.

La sezione del Cinturato Gravel Pirelli

La prova su strada

Ho percorso circa 800 km con il Cinturato Gravel H montandolo con camera d’aria su una bicicletta gravel artigianale, nella maggior parte dei casi con borse montate sulla bici sia in modalità bikepacking, sia in modalità tradizionale con i pannier.

Ho utilizzato le coperture in situazioni molto miste, soprattutto su asfalto, ma anche su brecciolino e qualche single track nei boschi tra fango e sentieri sconnessi.

Per dovere di cronaca aggiungo che sono 192 cm per 95 kg, quindi molto pesante e in grado di sviluppare un buon numero di watt e per me uno degli aspetti più importanti è il controllo del mezzo in discesa, soprattutto quando il fondo non è particolarmente liscio.

La cosa che colpisce maggiormente del Cinturato Gravel è la sua rotolabilità: da subito ci si dimentica di avere delle coperture non perfettamente slick e anche la sezione abbondante non ha rubato più di tanto le energie durante la pedalata.

Ho apprezzato molto il grip negli strappetti in salita, in particolare quando il fondo è mosso e occorre salire in piedi sui pedali per superare qualche breve cunetta. Questo è il momento in cui gli pneumatici gravel più blasonati tendono a lasciarti in asso costringendoti a mettere il piede a terra, invece il Cinturato Pirelli ha continuato a tenere presa sul terreno senza particolari slittamenti.

Anche in discesa il Cinturato Gravel H ha saputo mantenere la promessa del grip, anche in presenza di sabbiolina o situazioni più sconnesse, anche bagnate. Va da sé che sull’asfalto è perfettamente incollato al terreno.

Come era ampiamente prevedibile, però, la grande debolezza si riscontra sui terreni fangosi in cui la ruota posteriore slitta con facilità e la ruota anteriore fatica a restare sulla traiettoria facendosi distrarre dalle forme semiliquide del fondo.

Bici gravel montata con copertoni Pirelli Cinturato Gravel

La parte migliore, però, è durevolezza del battistrada: come ho detto, sono molto pesante e quando freno, alle volte schiaccio a fondo la leva risultando in sonore sgommate. Dopo 800 km il battistrada posteriore è ancora difficilmente distinguibile dal battistrada anteriore in termini di consumo. La cosa può sembrare scontata, ma la stessa cosa non si è verificata con coperture analoghe di marchi più blasonati e più cari.

Sul tema dell’antiforatura, non ho nulla da dire: non ho mai forato ma, come sappiamo, la fortuna è cieca e la sfiga ci vede benissimo. Alle volte pedali per centinaia di km senza che ti succeda nulla con copertoni di primo prezzo, alle volte incappi in un chiodo che ti buca anche il cerchio.

Il montaggio

Ma se durante la guida il Cinturato Gravel H non offre occasione di critica, alla prova del montaggio sul cerchio è stato un avversario tosto: ho impiegato oltre 30 minuti per montare ciascun copertone e la cosa si è tradotta in un paio di camere d’aria pizzicate. Alla fine ho risolto cospargendo di sapone la spalla dello penumatico e del cerchio e applicando tanta tanta forza bruta.

Ho provato in seguito a smontarlo e rimontarlo per simulare l’effetto di una foratura e, devo dire che la situazione è migliorata. Di certo non è il tipo di pneumatico che un ciclista alle prime armi vuole trovarsi a dover tallonare a bordo strada, magari sotto il sole o la pioggia battente.

Certo in alternativa e per gli amanti del genere c’è l’opzione tubeless e allora nessun problema.

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