Il panorama a 360° che offre la cima del Monte Rite (q. 2210) è sicuramente uno dei più belli che ci siano tra le Dolomiti. Naturale spartiacque tra la val Boite e la val di Zoldo, non è un caso che Reinhold Messner abbia deciso di installare uno dei suoi musei dedicati all’alpinismo proprio nel vecchio forte militare che si erge sulla sommità del monte, appena sopra a quello che oggi è il rifugio Dolomites.
Salita al Monte Rite: caratteristiche
La salita in bici al Monte Rite (↗630 m) è un’escursione mediamente impegnativa per dislivello e pendenza costante, che diventa una piacevole gita se affrontata utilizzando una ebike. Il fondo compatto non presenta difficoltà tecniche di sorta, seppure qualche attenzione vada comunque posta durante la discesa, per evitare di mandare in crisi l’impianto frenante.

Rimane comunque la possibilità di sostare in diversi punti dove la strada si allarga, per godere dei panorami che di curva in curva non mancano di ripagare il ciclista.
La strada di recente è stata per brevi tratti asfaltata per ragioni di sicurezza. La pendenza è regolare e senza particolari strappi (pendenza media 4,6%), è assolutamente godibile ed è praticabile in MTB o gravel da aprile ad ottobre.
L’itinerario per salire al Monte Rite
La partenza dell’itinerario è fissata da Passo Cibiana (q. 1530), località raggiungibile comodamente tramite la SP347, sia provenendo dal Cadore che dalla Val Zoldana. Giunti al Passo si trovano, a breve distanza tra loro, due comode strutture di appoggio: il rifugio Remauro (www.rifugioremauro.it) e la Baita Dèona (www.baitadeona.it). Entrambe le strutture propongono ottima cucina locale e dispongono di parcheggio privato. Sulla collinetta dietro il Remauro, è disponibile un ampio parcheggio pubblico per auto e camper, gratuito in determinati periodi dell’anno.





Si sale per la vecchia strada militare (segnavia n. 479) che, sorpassata la sbarra con passaggio ciclopedonale dedicato, si sviluppa per circa la metà all’ombra di un sottobosco di conifere che ad ogni tornante regala preziosi scorci della Val Boite e delle Dolomiti del centro Cadore. In primo piano il gruppo degli Sforniòi (q. 2232), il monte Pelmo (q. 3168) ed il monte Antelao (q. 3264), detto il “Re delle Dolomiti”.
Affrontato un iniziale breve tratto, con passaggio tra due baite private adiacenti la carrabile, si incontra il primo tornante dove l’escursionista a piedi può optare per la salita lungo la stessa oppure continuare dentro il bosco per il sentiero n. 479.
La natura, i bricchi e i boschi delle Dolomiti
In bici proseguiamo per la carrareccia che, all’ombra delle piante ad alto fusto e con la varietà della flora locale, ci fa guadagnare velocemente quota, introducendo lo sguardo verso le Dolomiti di Zoldo, tra le quali possiamo facilmente scorgere lo Spiz de San Piero (q. 2084) e, soprattutto, l’imponente monte Pelmo, con la sua tipica forma che ricorda un gigantesco trono, per la quale in dialetto locale viene definito il “Caregòn del Signòr”.

Il percorso alterna curve a tornanti, mentre il bosco lascia man mano spazio alla vista fino a che, arrivati a q. 1990, davanti a noi si presenta uno dei punti più iconici di tutta l’escursione: una suggestiva e scura galleria che ci introduce a un largo spiazzo. Qui abbandoniamo gli alberi per ritrovarci davanti ad un panorama mozzafiato, nel bel mezzo di una radura che durante i mesi estivi si presenta particolarmente verdeggiante e viene utilizzata come pascolo per gli yak, allevati lì vicino.
In questo luogo sorge anche la vecchia caserma che fungeva da dormitorio per i soldati impiegati presso il sovrastante forte Rite. L’ex caserma ricorda con un manifesto il passaggio sul monte Rite di Papa Giovanni Paolo II, grande amante di questi luoghi, dove era solito passare i periodi di vacanza estivi.
Il cambio di scenario
Da questo punto in poi la scenografia cambia in maniera radicale e l’orizzonte si allarga a dismisura, in poche pedalate raggiungiamo la Forcella Dèona (q. 2053), dove lo sguardo si allarga ulteriormente verso l’altro versante della montagna, regalandoci una vista impagabile sulla val Boite, Cortina e le Dolomiti d’Ampezzo. Alla forcella ci ricongiungiamo con il sentiero n. 479, che avevamo lasciato al primo tornante, e vediamo anche la nostra meta finale, ora distante poche centinaia di metri e raggiungibile imboccando l’ultimo tratto del sentiero n. 478, che con un lungo itinerario giunge al Rite dalla sottostante località di Vodo di Cadore.

Prima di una tappa ristoratrice al rifugio Dolomites, è consigliabile salire fino alla fine della carrareccia, che ci accompagna verso l’entrata del museo, ma soprattutto verso la sommità della montagna dove, tra le vecchie opere fortificate, possiamo ammirare la favolosa vista a 360° che garantiva al forte Rite la sua incomparabile funzione difensiva e che ne decise l’edificazione di inizio secolo. La discesa avviene infine a ritroso, per il medesimo itinerario.
Per completare la nostra escursione con una nota culturale e di folklore, scendendo dal passo in direzione della val Boite è assolutamente consigliato visitare il paese di Cibiana di Cadore, conosciuto nel mondo per i murales che ne raccontano la storia, dai tempi della Serenissima Repubblica di Venezia fino ai mestieri tipici del secolo scorso.










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