Georgia in bicicletta
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Georgia in bicicletta

Asia, Itinerari • di

Il traghetto attracca finalmente al porto di Batumi: sono passate 65 ore da quando ci siamo imbarcati sulla sponda opposta del Mar Nero, ad Odessa. A causa del mare agitato e del cattivo tempo la traversata è durata 28 ore più del previsto, durante le quali, ironia della sorte, la nave ha buttato l’ancora proprio di fronte alla costa della Turchia, il paese che abbiamo voluto evitare per i recenti avvenimenti politici.
A parte qualche barca in balia delle onde che rischiava di sbattere contro la nostra ed un maiale che gironzolava libero per il quinto piano, dopo essere scappato dal camion che lo trasportava, i giorni in mare sono trascorsi in maniera pacifica e ci hanno permesso di riposare le gambe.

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Sulla sponda georgiana ci attende la prima visita del viaggio: Antonella, la mamma di Chiara, e Laura, la sorella. Seppure munite di auto, assecondano pazientemente le esigenze che i ritmi del cicloturismo comportano e intanto imparano a districarsi tra il traffico georgiano, le buche dell’asfalto e gli animali che invadono incoscientemente le strade di metà paese.

Con la bicicletta è invece divertente fare lo slalom tra le mucche, gli asini e i cani randagi; questi ultimi sono per lo più pacifici e spesso, anziché inseguirci inferociti come nei paesi precedenti, ci corrono dietro scodinzolanti in cerca di carezze. Ci spezzano il cuore i cuccioli che accelerano a più non posso nelle discese pur di non essere abbandonati di nuovo.

Il meteo sulla costa è prevalentemente piovoso ed il mare, almeno in questo tratto, è tutt’altro che attraente. Dopo la serata a Batumi, piacevole città dallo skyline degno di una metropoli, partiamo seguendo la costa fino a Ureki sulla E-70. Abbandoniamo questa strada solo all’altezza della spiaggia di Mtsvane Kontskhi per evitare diverse centinaia di metri di tunnel. La deviazione, nonostante il notevole dislivello, è una piacevolissima immersione in un paesaggio tropicale, caldo e verdissimo, disseminato di ville abbandonate.

Attraversiamo poi Kobuleti, la seconda città turistica della costa georgiana. Qui, prima della spiaggia, non sabbiosa ma di ghiaia, si sviluppa un corridoio verde adatto al campeggio.
Ureki è invece una piccolissima cittadina sul mare, presa d’assalto dal turismo. Se non fosse che la bicicletta ci impone distanze limitate, per nessuna ragione ci saremmo fermati qui.

Il giorno successivo vogliamo raggiungere Kutaisi, che si trova ad un centinaio di chilometri verso l’entroterra. Iniziamo con un taglio attraverso pascoli e campagne su una via sterrata e poi prendiamo la strada n. 12 fino a Samtredia. A bordo della carreggiata si vende di tutto, dalle amache ai souvenir, dalla frutta ai bastoncini di noci ricoperti con un succo di uva addensato. Così i chilometri passano veloci e a Samtredia ci fermiamo per il pranzo. Da qui prendiamo la n. 1 fino a Kutaisi, più monotona e trafficata della precedente. Assistiamo a sorpassi davvero azzardati e velocità di crociera doppie rispetto alle consentite. Il clacson è una costante, tra chi se la prende con la macchina davanti, chi ci vuole salutare e chi ci avvisa di stare a destra.

Kutaisi è la seconda città della Georgia per numero di abitanti, con un centro piacevole e la bellissima cattadrale di Bagrati che svetta su una vicina collina. La usiamo come base per fare un’escursione, in macchina una volta tanto, verso il canyon di Okatse e poi quello di Martvili (il primo decisamente più spettacolare, con una passerella sospesa a centinaia di metri dal suolo).

Come tappa successiva scegliamo Surami, a circa 110 km di distanza, con 1800 m di dislivello positivo. Partiamo alla mattina prestissimo e saliamo già per lasciare Kutaisi. A pochi chilometri di distanza la E-60 assume sempre più l’aspetto di un’autostrada, anche se ancora in costruzione, con segnaletica verde, doppia corsia e mezzi che procedono spediti.

Dove possibile ci infiliamo nelle corsie che sono chiuse al transito perché in costruzione, ma senza sapere a cosa andiamo incontro: a volte l’asfalto finisce lasciando spazio al fondo stradale ghiaioso, a volte delle voragini ci costringono a tornare indietro fino a che non si interrompe il guard-rail, altre volte tentiamo la via dei campi a lato dell’autostrada. Proseguendo, poi, la E-60 diventa una semplice strada extraurbana molto trafficata.
Attorno alle 12:30, comunque, abbiamo percorso più di 60 km e dopo Zestaponi svoltiamo a destra per una strada secondaria, solo inizialmente asfaltata. A Kharagauli ci procuriamo pranzo e acqua in abbondanza visto che per i successivi 50 km non attraverseremo altri grossi villaggi. Da qui comincia uno sterrato davvero impegnativo che si arrampica su fino ai 1000 m di altezza, seguendo il corso di un fiume.

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L’acciottolato e la continua pendenza rallentano le nostre pedalate, ma il paesaggio incantevole tiene alto il morale: siamo lontanissimi dalla civiltà e attorno a noi vediamo solo pendii verdi e la ferrovia.
Raggiunta la vetta, si scende sul versante opposto in una serpentina di tornanti fino al ricongiungimento con la E-60 e subito entriamo a Surami, che riconosciamo per il castello in cima ad un promontorio. Crolliamo sfiniti immediatamente dopo la cena.

Con le gambe ancora dolenti partiamo il giorno seguente alla volta di Gori e imbocchiamo di nuovo l’autostrada, qui ultimata e con un largo margine a lato della carreggiata. Procediamo sveltissimi perché le condizioni dell’asfalto e del traffico lo permettono. Poi a Kareli abbandoniamo l’autostrada, ci compriamo pesche e uva per la merenda di metà mattina e da qui scegliamo una strada secondaria a Sud del fiume Kura, con alcuni dislivelli, ma senza il pensiero delle auto che ci sfrecciano vicine. Alcuni tagli che il gps ci consiglia sono su sterrato e in mezzo a una natura florida.

richi-e-stefan-su-sterrato

Gori è la città natale di Stalin e nel pomeriggio visitiamo il museo a lui dedicato, insieme alla capanna dove si dice sia nato e al vagone personale che utilizzava per i propri spostamenti. Poi saliamo in cima alla collina da cui i resti di un’antica fortezza (pochi e mal conservati) dominano la città.

In Georgia apprezziamo finalmente una cucina caratteristica, con piatti che si trovano esclusivamente qui e non nei paesi vicini. I carboidrati la fanno da padrone: per cominciare il pane (puri), di forma piatta e allungata, cotto in forni circolari di argilla, ci fa letteralmente impazzire; poi il khachapuri, i khinkali e le zuppe di fagioli ci fanno dimenticare per qualche giorno quanto ci manchino le tagliatelle al ragù! Non è sempre facile leggere i menù, visto che dall’alfabeto cirillico (di cui iniziavamo a farci un’idea) siamo passati all’alfabeto georgiano, esteticamente bellissimo, ma davvero incomprensibile. L’inglese non ci aiuta troppo purtroppo.

Da Gori ripartiamo di buona mattina per una tappa piuttosto impegnativa in termini di dislivello. Prendiamo la direttrice in direzione Sud-Est e attraversiamo Khidistavi, Kavtiskhevi, Dzegvi e altri piccoli villaggi ugualmente impronunciabili. Il percorso è tutta una salita e una discesa e il vento è contrario, ma alcuni scenari sul percorso valgono la fatica.

Non c’è traffico perché l’autostrada, poco distante, convoglia la maggior parte dei mezzi diretti a Tbilisi. Noi però ci fermiamo prima, a Mtskheta, una delle più antiche città della Georgia, teatro di importanti avvenimenti religiosi. Ad una decina di chilometri di distanza, svettante su una collina, il monastero di Jvari merita una visita anche solo per la vista che regala di Mtskheta, situata alla confluenza dei fiumi Aragvi e Kura.
Usiamo la città come base di appoggio per una gita in macchina nel nord del paese. Ci dirigiamo verso i Monti Kazbegi e le loro vette di 5000 m. Percorriamo la E-117 o Georgian Military Highway, in buone condizioni e praticamente in costante salita. Le auto, i camion e i marshrutka (taxi collettivi, generalmente a 9 posti), però, si esibiscono in sorpassi spettacolari e manovre azzardate.

Ad Ananuri ci fermiamo per visitare la fortezza che si affaccia sulle sponde dell’Aragvi, ci bagnamo i piedi nella sua acqua freschissima e poi ripartiamo in direzione Russia, circondati da montagne verdissime e paesaggi rurali mozzafiato.

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Nei pressi di Gudauri, località sciistica georgiana, raggiungiamo l’altezza di circa 2200 m e le montagne intorno a noi creano uno spettacolo unico, tra l’incanto e la sensazione della vertigine. Vediamo alcuni cicloturisti lungo la strada e siamo davvero gelosi della soddisfazione che devono provare di fronte a questo scenario unico. Procediamo verso Stepantsminda e una serpentina chilometrica di camion in attesa al margine stradale ci fa capire che il confine russo si avvicina. Realizziamo di essere arrivati a destinazione non appena vediamo la Holy Trinity Church svettare alla nostra sinistra su una montagna verdissima e poi dietro il ghiacchiaio dei monti Kazbegi. Il giorno successivo camminiamo per sentieri fino alla chiesa e poi verso un punto panoramico da cui ammirare il ghiacciaio, raggiungendo quasi i 3000 m. Di nuovo, la vista da quassù ha dell’incredibile.

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Rientriamo poi a Mtskheta e pedaliamo i 20 km restanti per Tbilisi: esiste solo una via che le collega e, nei tratti più prossimi alla capitale, è trafficatissima, a quattro corsie. Salutiamo Laura e Antonella, che sono state ottime compagne di viaggio e supporter, e impazziamo per raggiungere l’ambasciata iraniana, dove facciamo domanda per ottenere il visto. Abbiamo così qualche giorno per visitare Tbilisi e ne rimaniamo piacevolmente sorpresi: l’architettura particolarissima, il nuovo parco futuristico sulla sponda del fiume, le viuzze del centro piene di vita e il castello imponente rendono affascinante l’atmosfera della città affascinante.
La procedura per il visto iraniano è semplice e rapida (ci eravamo precedentemente muniti di LOI) e la mattina del 26 agosto salutiamo Tbilisi diretti verso Sadakhlo, al confine armeno. Seguendo per un tratto il fiume Kura percorriamo la E-117, grossa arteria trafficata, per una decina di chilometri. Poi notiamo una viuzza alla nostra sinistra, diamo un’occhio alle mappe e la imbocchiamo senza ripensamenti fino al lago di Kumisi. Da asfaltata la strada diventa subito sterrata e deserta, poco più che un sentiero tra i campi battuto dai trattori.

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Qui non c’è possibilità di fare rifornimento d’acqua. Passiamo a nord-est del lago e ci immettiamo in una strada sterrata vicina alla ferrovia che ci porta fino a Merneuli, dove ci fermiamo per il pranzo, anche se la città non è delle più accoglienti. Notiamo qualche albergo, ma procediamo verso sud per gli ultimi 35 km, piuttosto piani, della giornata. Raggiungiamo la piccola Sadakhlo e ci fermiamo qui per la notte, emozionati all’idea del paese che ci aspetta a pochissime pedalate di distanza.

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