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India in bici: il nord-est

Asia, Itinerari • di

Se la prima esperienza di cicloturismo indiana è stata una dura prova per i nostri nervi, alla seconda chance che le concediamo l’India ci conquista. Questa volta, dal Nepal, entriamo nello stato del Bengala Occidentale. Il punto di confine si chiama Kakarvitta-Panitanki: qui un lungo ponte sul fiume Mechi separa gli uffici dell’immigrazione nepalese e indiano. Le procedure burocratiche sono semplici – complice il fatto che abbiamo già utilizzato una prima volta il visto indiano (doppio) – e gli ufficiali ci trattano con estrema gentilezza.

Mappa


Traccia gps | Mappa kml

Ci avviamo sulla AH2 in direzione di Siliguri, il più grosso centro urbano di questa appendice settentrionale del West Bengal. La strada presenta alcuni tratti in costruzione, ma quelli ultimati ci fanno procedere spediti su un asfalto perfetto. Il traffico è scarso e le campagne attorno continuano a ricordarci il Nepal: palme dal fusto altissimo, campi, prati e abitazioni semplici. Oltre iniziano le piantagioni di thè, con i loro alberelli bassi e ordinati, che non avevamo mai visto prima.
A Siliguri trascorriamo la sera passeggiando nei vicoli del bazaar attorno a Sevoke Road.

La giornata seguente è nuvolosa e grigia. Ci dirigiamo verso sud-est sulla NH27, pericolosissima perché affollata di mezzi pesanti che si lanciano in sorpassi che non tengono minimamente conto della nostra presenza. In particolare gli autobus non rispettano i limiti di velocità e le regole di guida. Ci tocca uscire continuamente dalla carreggiata e non tardiamo molto a vedere un camion appena uscito di strada, ribaltato sotto sopra. All’ora di pranzo anche la pioggia si mette a complicare le cose e dopo appena 60 km ci fermiamo vicino a Mainaguri esausti per lo stress di pedalare in tali condizioni.

pioggia

Fortunatamente ci svegliamo con un bel sole che brilla sulle floride campagne circostanti. Riprendiamo l’atroce NH27 per 20 km fino a Dhupguri, con lavori stradali che, almeno, impediscono ai mezzi pesanti di sfrecciarci a fianco. Di qui fino a Falakata, la strada diventa più piccola e piacevole, popolata principalmente da biciclette e motorini. Apprezziamo finalmente la vita rilassata e lenta delle campagne, piene di animali liberi e personaggi bizzarri indaffarati in attività improbabili. Ci capita di imbatterci in persone che si fanno il bagno a bordo strada, che trasportano lunghissime canne di bambù in bicicletta, che lavano i panni al fiume, che guadano torrenti col rikshaw, che pescano immersi in acqua fino al collo.

indiano scalzo

Il paesaggio è verdissimo, ricco di alberi e ombre. I covoni di fieno regalano uno scenografico tocco di giallo al panorama e la vegetazione non finisce mai di lasciarci a bocca aperta. Facciamo tappa ad Alipur Duar, dopo circa 80 km dalla partenza. Nulla da segnalare riguardo a questa piccola cittadina anonima, se non che, rispetto ai precedenti Rajasthan e Uttar Pradesh, nel Bengala Occidentale stiamo trovando standard di pulizia e decoro delle strutture ricettive più alti. I prezzi restano bassi: dormiamo in due al costo di circa 700/1200 rupie indiane, cioè 10/16 €. La situazione economica del paese, al presente 4 Gennaio 2017, non si è ancora propriamente stabilizzata da quando, a Novembre 2016, il presidente ha ritirato dal mercato le banconote da 500 e 1000 rupie. Continuiamo a vedere lunghe file fuori dalle banche e vigono tutt’ora massimali restrittivi per il ritiro giornaliero dagli sportelli bancari. Noi però, questa volta, non incontriamo difficoltà a ritirare denaro (al nostro primo ingresso i bancomat non disponevano di contanti o erano presi d’assalto dalla folla già dalle primissime ore del giorno).

La giornata del 5 gennaio comincia con una nebbia molto fitta, ma il Nepal ci ha insegnato a confidare nella schiarita delle 10 del mattino. E così succede anche qua. Per evitare la strada principale, dopo Alipur Duar, svoltiamo a destra sulla SH12, bellissima alternativa senza traffico che attraversa campi coltivati e pascoli.

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Quando ci immettiamo di nuovo sulla NH27, la strada è a due corsie per senso di marcia con un bello spartitraffico che ci protegge dalle invasioni dei veicoli in sorpasso dal senso opposto. Abbandoniamo dopo poco lo stato del West Bengal e facciamo il nostro ingresso in Assam. Procedendo da Ovest ad Est, questa è la prima delle cosiddette “sette sorelle”, cioè i sette stati dell’India nord-orientale. Gli altri sono Meghalaya, Arunachal Pradesh, Nagaland, Manipur, Mizoram, Tripura. La situazione socio-politica di questa regione è da sempre fortemente instabile perché caratterizzata da minoranze etniche e religiose in contrasto tra loro e col governo centrale.

Alcuni di questi stati richiedono particolari permessi per essere visitati (da indiani e da stranieri) ed altri la registrazione giornaliera del proprio passaggio presso uffici locali. L’Assam può essere attualmente attraversato senza particolari adempimenti, ma ci accorgiamo subito che il clima è di fermento. La zona da cui entriamo è definita Bodoland dal nome dell’etnia qui dominante e leggiamo ovunque sigle e slogan relativi alla rivendicazione dei loro diritti. Una prossima manifestazione è pubblicizzata su volantini affissi agli alberi in strada. Le persone del posto ci consigliano di pernottare in hotel e non spostarci dopo il tramonto, ma assicurano anche che oggi si può viaggiare tranquilli in Assam. Noi rispettiamo questi consigli con prudenza. Ci arrivano intanto voci preoccupanti sulla situazione del Manipur, l’unico stato indiano con una frontiera terrestre con il Myanmar, la nostra prossima destinazione.

I problemi sono iniziati nel novembre 2016 a causa della decisione del governo di creare una diversa suddivisione amministrativa del territorio, non congeniale all’etnia dei Naga. Questi, organizzati nello United Naga Council, hanno creato barricate sulle due vie che danno accesso ad Imphal e riforniscono lo stato di merci, provocando scarsità di generi alimentari, medicinali e altri beni di vitale importanza per l’area. La situazione è progressivamente sempre più complessa.
Intanto noi raggiungiamo Gossaigaon e poi svoltiamo a destra lasciando la NH27 in favore delle stradine di campagna che conducono a Kokrajhar, remote e soprattutto lontanissime del traffico. Qui la natura la fa da padrona e ci regala i paesaggi più belli visti dall’ingresso in India.
In corrispondenza dei ponti sui tanti fiumiciattoli la strada si fa sabbiosa e disconnessa, ma altrimenti l’asfalto è buono.

campi gialli

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Più volte nella giornata gli indiani ci affiancano sui loro motorini e ci danno il benvenuto in Assam, con orgoglio.
La città di Kokrajhar è tristemente famosa alla cronaca per il recente attentato al suo mercato: nel maggio 2016 alcuni uomini armati hanno aperto il fuoco sulla folla uccidendo 14 persone. Le autorità locali attribuiscono l’azione al Fronte nazionale democratico del Bodoland (Ndfb), movimento che si batte per la creazione di uno stato indipendente per l’etnia Bodo. Il clima socio-politico, insomma, non è dei migliori e la nostra serata in città, per prudenza, si svolge tutta tra l’hotel e poche centinaia di metri di distanza.
Lasciando la città imbocchiamo la SH14 e poi svoltiamo per Basugaon. La strada però è così malmessa che impieghiamo più di due ore per fare appena 20 km. Al villaggio, durante la pausa a base di chai e gustosi dolci fritti avvolti in spirali, si raduna una folla di venti o più persone incuriosite da noi e dalle nostre strane biciclette.

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Chiara si deve prestare ai selfie con le ragazze (poche), mentre Riccardo deve stringere la mano di tutti quanti, uno ad uno.
Viste le condizioni della strada e la lunga tappa prevista, decidiamo che è meglio fare ritorno sulla NH27 e ci spostiamo verso nord. Quando la imbocchiamo l’asfalto è perfetto e andiamo spediti a Bongaigaon, Goraimari, Nagarjhar. Pur trovandoci in una superstrada riusciamo a godere di un bel paesaggio intorno: campi coltivati, distese di fiori gialli, piante secolari, specchi d’acqua e pascoli.

Ci fermiamo in una semplice costruzione di lamiera e paglia per mangiare un dal bhat (piatto composto da riso bianco e una serie di verdure e lenticchie disposte intorno) e attorno alle 16 raggiungiamo Barpeta Road, paesino ricco di monumenti religiosi, comodo per chi voglia visitare il Manas National Park, al confine col Buthan.
Ci aspettano adesso due tappe brevi prima di raggiungere Guwahati, la capitale dell’Assam, pernottando a Nalbari. La NH27, in questa tratta, presenta diversi chilometri con l’asfalto distrutto e deviazioni per vie secondarie.
Dopo questa piccola città prendiamo la SH9 fino a Kalitakuchi immergendoci in bellissimi paesaggi rurali particolarmente paludosi.

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Infine, la NH427 ci porta fino a Guwahati attraverso paesini, architetture religiose e distese coltivate. Dalla sponda nord del Brahmaputra saliamo sul lungo e trafficatissimo ponte di accesso alla città, dal quale la vista sulle colline floride è davvero affascinante. Una decina di chilometri ancora e siamo in centro, su G.S. (Guwahati-Shillong) Road. Il piano per i prossimi giorni, purtroppo, è quello di inscatolare di nuovo le biciclette e prendere un volo per Mandalay, Myanmar, visto che la situazione in Manipur si sta aggravando giorno dopo giorno.





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