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La salita alla Madonna del Ghisallo

Italia, Itinerari, Lombardia • di

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Questa è la storia di un battesimo. Della prima grande salita in bici da corsa, non di una semplice ascesa bensì di una di quelle che portano con sé storie di miti e sudore, di pedalate epiche e tragiche. Questa è la storia del battesimo da stradino del mio amico Alessandro, appassionato biker (con il quale ho condiviso un’entusiasmante traversata degli Appennini) che ha deciso di approcciare anche l’altra metà del cielo ciclistico. E quale miglior battesimo dell’ascesa al santuario della Madonna del Ghisallo, patrona universale dei ciclisti?

Mappa

Altimetria

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Traccia gps | Mappa kml

Da Monza al Ghisallo

il lago del Segrino

il lago del Segrino

La mattina è fredda, il cielo ha una patina scura di nebbia invernale e smog, il giorno stenta a cominciare. Monza è ancora assonnata nel caldo dei bar, dove il rumore delle tazzine sovrasta quello delle chiacchiere. Dalla Villa Reale si parte seguendo la provinciale che raggiunge Carate Brianza. Il panorama è quello tipico della Brianza industriale: capannoni, villette, case in costruzione, pochissimo verde. La strada è quasi tutta in piano, non c’è nemmeno un cavalcavia.

L’ingresso a Canzo

L’ingresso a Canzo

All’altezza di Carate Brianza si svolta per Verano e da qui si prende un’altra provinciale, quella per Erba. La prima parte dell’ascesa al Ghisallo è una cavalcata da condividere con le auto. La strada comincia a salire ma non è ancora nulla rispetto a quello che ci attende. Nonostante la bruttezza del panorama, quelle che stiamo pedalando sono le strade del Giro di Lombardia, una delle classiche monumento del ciclismo mondiale, quella che viene chiamata “la classica delle foglie morte”. Su queste strade sono transitate le bici di Girardengo, Coppi, Gimondi, Merckx, Moser e Nibali.

L’ingresso al santuario

L’ingresso al santuario

Dopo qualche saliscendi si raggiunge la città di Erba e si seguono le indicazioni per Canzo e comincia finalmente la salita, quella vera. Da Erba infatti la strada s’impenna notevolmente per raggiungere Longone al Segrino. I muscoli caldi iniziano finalmente a lavorare, il fiato si fa corto e si comincia per davvero ad alzarsi sulla sella non solo per sgranchire le gambe. Dopo Longone si raggiunge il lago del Segrino, immerso ancora nella bruma del mattino. Eroici corridori percorrono la ciclabile che si sviluppa ad anello intorno al lago, mentre tutt’intorno finalmente si cominciano a intravedere le montagne. Nomi di monti che per i lombardi hanno sempre significato gite fuori porta, campeggi oratoriali estivi ed escursioni a portata di mano: Corni di Canzo, San Pietro al Monte, Monte San Primo.

Il santuario della Madonna del Ghisallo

Il santuario della Madonna del Ghisallo

Superato il lago la strada ricomincia a salire fino a raggiungere la cittadina di Canzo. Questo luogo è stato per decenni, prima di Santa Margherita Ligure, della Costa Smeralda e delle vacanze da papponi arricchiti alle Maldive, il luogo di villeggiatura prediletto dei milanesi. La giovane borghesia industriale meneghina ha per anni preso il treno per scappare dall’ombra della Madonnina e rifugiarsi nel fresco e nella quiete delle ville in stile liberty che aveva fatto costruire tutt’intorno. Poi è arrivato il boom economico e Canzo è tornata nel torpore, ma le ville, le case, i parchi sono ancora lì, a testimonianza che qui una volta ci venivano i “cumenda” a passeggiare con le ghette e le calzature di cuoio duro.

Il monumento al ciclista

Il monumento al ciclista

Dopo Canzo la salita si fa decisa e non smette più di aumentare. Il panorama però che fa da corollario alla fatica è di quelli che riappacificano con il mondo: monti che esplodono ai lati della strada, il sole che illumina la via, eremi e chiese incastonate su pendii scoscesi e un cielo azzurro da incantare, così difficile da trovare in Lombardia. E’ arrivata la montagna che, nonostante si trovi a due passi dall’immensa e cementificata pianura, è pur sempre aspra, dura e intensa da pedalare.

La balconata sulla Prealpi Lombarde

La balconata sulla Prealpi Lombarde

Si raggiunge così Magreglio, paesino ben tenuto che segna l’inizio dell’ultima salita, quella che porta al santuario della Madonna del Ghisallo.
Questa piccola chiesetta posta sulla sommità di un passo nemmeno tanto alto (siamo a 754 m.s.l) è in realtà un luogo unico al mondo. Papa Pio XI proclamò la Madonna del Ghisallo come patrona universale dei ciclisti e per quell’occasione (era il 1949) venne organizzata una fiaccolata in bici da Roma. Gli ultimi due tedofori furono Coppi e Bartali.

La bici di Fausto Coppi

La bici di Fausto Coppi

Il piccolo santuario racchiude al suo interno simboli legati all’eroismo del ciclismo, alla sua essenza fatta di sudore ed esaltazione della fatica. Ci sono le bici di Coppi del Tour del 1948, quella di Casartelli morto nel Tour del 1992, quella usata da Moser per il record dell’ora, ci sono maglie di campioni come Pantani (ogni volta che la vedo mi sale un brivido) e le foto di tanti, troppi ciclisti anonimi morti sulla strada.

La preghiera del ciclista alla Madonna del Ghisallo

La preghiera del ciclista alla Madonna del Ghisallo

La Madonna del Ghisallo è un luogo verso il quale chiunque si reputi un ciclista dovrebbe salire almeno una volta nella vita, per sentirsi come quei campioni, per assaporare il piacere della vittoria, per sentire la vita scorrere nelle vene. Non è una semplice salita, è un pellegrinaggio all’essenza dello sport che tanto amiamo, un omaggio alla fatica fatta ogni giorno in sella alla propria bicicletta.

La maglia del grande Marco Pantani

La maglia del grande Marco Pantani

A lato della chiesetta si apre una balconata sui monti lombardi e in una giornata così soleggiata abbiamo potuto scorgere le Grigne, il Resegone e lasciar correre lo sguardo fino al Legnone. Anche se è inverno il sole splende alto a illuminare il cielo azzurro e il vapore dei nostri respiri che si solleva nell’aria , mentre leggiamo la targa affissa sul monumento ai ciclisti:
“Poi Dio creò la bicicletta perché l’uomo ne facesse strumento di fatica ed esaltazione nell’arduo itinerario della vita. Su questo colle essa è diventata monumento all’epopea sportiva della nostra gente, che sempre è stata aspra nella virtù e dolce nel sacrificio”

il Santuario è un vero museo della storia del ciclismo

il Santuario è un vero museo della storia del ciclismo

Il tempo di una foto e il freddo ritorna a mordere duro sui nostri corpi, così non ci resta che salire in sella, allacciare le giacche antivento e lanciarci giù per la meritata discesa. Complimenti Ale, come battesimo non potevi sceglierne di migliori.

Informazioni generali

la lapide in ricordo dei ciclisti morti in strada

la lapide in ricordo dei ciclisti morti in strada

L’ascesa alla Madonna del Ghisallo è un itinerario a metà. Nel senso che la prima parte è molto facile per il dislivello quasi inesistente ma è pericolosa data l’elevata concentrazione di traffico automobilistico (e di ciclisti). La seconda invece è impegnativa per la salita ma offre panorami silenziosi e la quasi totale assenza di mezzi motorizzati (mentre rimane costante la presenza di ciclisti). E’ una tratta trafficata, nel senso che è facile imbattersi in numerosi grupponi di ciclisti, poiché i meno romantici di me usano il Ghisallo come semplice uscita di allenamento. Una volta raggiunto il Santuario si può proseguire per Sormano, dove si può testare sé stessi sulla colma (la pista ciclabile più dura del mondo) oppure scendere a Bellagio per pranzare e poi risalire dalla salita, definita Superghisallo, notevolmente più dura di quella che sale da Erba. Se invece volete mangiare qualcosa di veramente tipico, il mio consiglio è di sciropparvi l’infinita salita che conduce al Monte San Primo e qui fermarvi al Rifugio Martina (prenotate perché è sempre pieno). Qui potrete godere della vera “polenta uncia”, una polenta con formaggio sciolto, servita in una terrina di terracotta, galleggiante nel burro fuso. Non è pesante come sembra (dopo la salita poi) e con un bicchiere di vino si digerisce facile facile.

Dove dormire

lecco

Raggiungere Monza

Monza è facilmente raggiungibile via treno da Milano (Trenord) oppure in autostrada, uscendo dalla A4 e percorrendo un tratto di tangenziale nord.

Che bici usare

Solo e rigorosamente bici da corsa. In realtà è possibile salire anche con altre bici ma il tracciato è solo su asfalto. Io per esempio salgo al Ghisallo ogni volta che compro una bici nuova, sia una bici da corsa, mtb o gravel bike, perché il battesimo di una bici non ha senso se non con l’ascesa al Santuario.

Concludendo

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Più della difficoltà tecnica e fisica della salita (uno stradino allenato la usa come allenamento), il bello dell’ascesa al Ghisallo sta nel raggiungere uno dei luoghi più emozionanti e simbolici dell’universo delle due ruote a pedali. Sono cose che valgono la fatica e riportano la bici nella sua dimensione reale: mezzo per vivere una vita migliore, non solo per sudare un po’.





3 Risposte a La salita alla Madonna del Ghisallo

  1. Antonella ha detto:

    È bellissimo ma non riesco a leggere la preghiera del ciclista alla Madonna del Ghisallo e questa che si vede nel quadro non sono riuscita a trovarla in nessun altro sito se me la potreste mandare ne sarei felice grazie .

  2. Antonella ha detto:

    Scusate è la “Preghiera alla madonna dei ciclisti” gliela voglio dare a mio figlio . Grazie

  3. Paukzen ha detto:

    La salita descritta sopra tra i ciclisti è chiamata la Magreglio, la salita “ufficiale” alla Madonna del Ghisallo si fa da Bellagio.
    Bella relazione comunque.

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