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La Via dei Colli in Valle d’Itria

Italia, Itinerari, Puglia, Valle d'Itria • di


La Via dei Colli. Quella vera. Quella che da decenni collega Cisternino ed Ostuni attraversando santuari e cripte, jazzile e specchie, distese di ulivi e vallate di roccia viva. Quella che sinuosa s’infila quieta tra una contrada e l’altra senza mai turbare la pace della natura. In parole povere, quella che si percorre in bicicletta.

Puntualizzare è d’obbligo. Anche e soprattutto perché, da forse quarant’anni, idee strampalate e progetti bizzarri cercano di cancellare quanto detto sopra con colate d’asfalto e cemento. Con buona pace di ulivi, querce, muretti a secco, trulli, campagna, tratturi, macchia mediterranea, agricoltori, fauna locale, abitanti del luogo… E la silenziosa magia che da sempre avvolge ogni angolo della Valle d’Itria.

L’intento dovrebbe essere quello di dare una variante “veloce” al percorso Selva di Fasano – Cisternino – Ostuni. Anche lì dove ne esistono già due alternativi.
Sospendiamo per un attimo il giudizio ed invitiamo amministratori poco lungimiranti e progettisti non avveduti a seguirci ed a pedalare con noi. Una bicicletta, e le suggestioni di questa terra faranno il resto. Ne siamo certi.

Mappa

Altimetria

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Si parte da Cisternino, appena fuori il borgo antico, su Via Nazario Sauro. Dopo poche pedalate in discesa siamo “costretti” a fermarci. Sulla sinistra, una composta ma solida costruzione in pietra richiama subito la nostra attenzione. E’ il Santuario della Madonna di Ibernia, chiesetta di stampo romanico risalente al XII secolo. La sosta è d’obbligo, anche perché la Vergine di Ibernia è la Madonna della primavera, dell’abbondanza della vita e della felicità.
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Proseguiamo. Sempre dritti, prima contrada Lamacesare, poi su contrada Marangiulio. Il percorso è collinare, e quindi caratterizzato da continui saliscendi. Pedaliamo in pratica su una terrazza naturale sospesa: da un lato Cisternino e l’interno della Valle d’Itria, dall’altro la piana mediterranea degli ulivi che si dissolve verso il mare.

In un costante susseguirsi di salite e discese superiamo contrada Capitolo, via Specchia e contrada Panza. Qui, in contrada Specchia, è ancora possibile notare l’originaria organizzazione urbana che si davano le antiche contrade, con gruppi di case rurali e trulli disposti intorno ad un nucleo centrale, lo jazzile (piazzetta pubblica).

Arrivando su contrada Acquarossa incrociamo le famigerate “Montagne russe”, un susseguirsi serrato di scalate ed ascese che non lascia scampo. Per superarle in maniera agile e divertita abbiamo bisogno di una buona velocità di partenza… Quindi prendete la rincorsa.
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Il nostro tour va avanti su contrada Porcara, nei fatti una strada provinciale, di conseguenza sede stradale ampia ed asfalto levigato. Il traffico veicolare è modesto ma spedito. Ed anche in bici, vista la tendenza a scendere di quota, le velocità che si possono raggiungere sono alte. Senza pedalare e faticare si superano in un batter di ciglio i 40 km/h. Perciò massima attenzione.

Al km 11 deviamo sulla sinistra per una stradina sterrata. La segnaletica verticale ci aiuta. Ci dirigiamo verso il Santuario di San Biagio in Rialbo. Dopo aver percorso qualche centinaio di metri arriviamo a Masseria Pizzicucco. Scendiamo dalle bici e proseguiamo a piedi seguendo il sentiero sulla sinistra, che passo dopo passo si fa sempre più incolto e sconnesso. Verdi vallate e terra bruna lasciano ora spazio a roccia secolare e vegetazione fitta. Dopo aver disceso qualche gradino naturale ed aver effettuato diverse svolte nel bosco di querce da sughero, ad un tratto si para dinanzi a noi, come apparso dal nulla, San Biagio in Rialbo, un santuario metà grotta e metà chiesa, letteralmente abbarbicato sul fianco di un colle. Una fusione tra natura e necessità che si fa ingegno umano. Rimaniamo qui il tempo che occorre. Nessuno ci insegue. Ci lasciamo cullare dalla tranquillità della boscaglia.
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I copertoni sono di nuovo sull’asfalto. Il Santuario di Sant’Oronzo ci aspetta. Un chilometro, anche meno, e la prima rotatoria che incontriamo ci conduce a destinazione. Una ripida discesa ci porta dinanzi ai seicenteschi fabbricati, eretti come omaggio a quel santo a cui gli ostunesi avevano chiesto l’intercessione per essere risparmiati dalla peste che in quel periodo ammorbava Napoli. Forse, più dei vari corpi che compongono il santuario, a rapirci è lo strepitoso panorama che si può ammirare dalle varie terrazze: da destra a sinistra, i colli delle Murge sud-orientali si dileguano verso il mare ed evaporano in una distesa di oliveti e querceti punteggiata dal bianco di muretti a secco, trulli, masserie ed antiche vie consolari.

L’itinerario nella sua interezza è davvero breve e ricco di punti d’interesse. 16 chilometri appena, quasi totalmente asfaltati. Non presenta particolari difficoltà. Tuttavia i rapidi dislivelli presenti nel primo tratto lungo le contrade di Cisternino, e la sede stradale ampia e veloce nella seconda parte verso Ostuni, raccomandano una certa consapevolezza e prudenza durante la percorrenza.

Il tour termina idealmente sulla Strada dei Colli Hermann Gmeiner, il belvedere che precede e che sembra volerci offrire su un piatto d’argento la Città Bianca, Ostuni. Approfittatene, non ve ne pentirete.
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