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La Via Francigena in bici da Pavia a Lucca

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In avvicinamento, la ciclabile sul naviglio pavese da Milano a Pavia

In avvicinamento, la ciclabile sul naviglio pavese da Milano a Pavia

Pedalando sulle vie dei Pellegrini in solitaria, alla scoperta dell’Appennino: reimmaginare la Via Francigena.

1. Orio Litta, 14 settembre 2015

Primo giorno di cammino; la Via si snoda intorno alla trafficatissima Provinciale 234 che, da Pavia, va verso Cremona seguendo, più o meno, il corso del Po. Si va di borgo in borgo in un paesaggio fatto di pioppi, campi e cascine dove il sistema idrografico artificiale dei fossi, che diventano canali, che confluiscono in fiumi che infine versano le proprie acque nel grande Po, segna e costruisce la vera struttura del territorio padano. Già l’uscita da Milano, in direzione sud, lungo il Naviglio Pavese (con la sua bella e ininterrotta ciclabile) mette subito in chiaro che chi comanda qui è l’acqua. E non si scherza: la via la fanno i ponti e le chiuse che permettono di attraversare i vari corsi d’acqua, per il resto bisogna solo gli argini nella giusta direzione, standone fuori – al riparo e nascosti dall’acqua – o montandoci sopra. E allora il panorama si apre a 360 gradi oltre i pioppeti verso le colline che si intuiscono lontane nella foschia. Meravigliosa ospitalità a Orio Litta, l’ostello è gestito dal Comune (sono stato accolto – ignaro – dal sindaco in persona) che ha restaurato una vecchia corte di un monastero benedettino. Dormo al primo piano della torre e stasera proviamo l’osteria del Pellegrino.

sterrati padani tra campi, cascine e pioppi, sulla giusta via

sterrati padani tra campi, cascine e pioppi, sulla giusta via

1° giorno, Pavia – Orio Litta

46 km. Dal taccuino: Pavia, Parco del Ticino, barista anziano con pistola per la soda, S.Leonardo e Ospedaletto – identità = 0, pioppi, campi, cascine, Belgioso, pioppi, campi, cascine, guado del fiume Olona, Corte Olona, S.Cristina, signore simpatico che mi accompagna da un meccanico (meccanico!), altri pioppi, sterrato, due paesi di cui non ricordo i nomi, altro sterrato, Ghignolo Po, Castello, Lambrina, ponte sul Lambro, Orio Litta, accoglienza del Sindaco, osteria del Pellegrino con con Jasmine (si chiamava così?) – pellegrina svizzera con un carrellino – e Nicolas – di Venezia.

Paesaggio padano, oltre gli argini e i pioppeti

Paesaggio padano, oltre gli argini e i pioppeti

2. Fiorenzuola d’Arda, 15 settembre 2015

Secondo giorno di pianura, passato il Po cambia mondo e cambia paesaggio. Se di là è gotico di qua è romanico, di là è nordico-longobardo, qui è tipicamente italico. Gli ingredienti sono gli stessi – campi coltivati, cascine, chiese dalle austere facciate di mattoni – ma cambia l’atmosfera e l’aria che si respira. E mancano i pioppi. Ecco: se c’è un tratto distintivo della Pianura Padana a nord del Po sono i pioppi. Qui invece comanda la via Emilia, un inevitabile e imprescindibile rettilineo che, vuoi o non vuoi, ti chiama e ti attira come una calamita.

Abbiamo attraversato il Po in barca traghettati (io e i due pellegrini conosciuti ieri a Orio Litta) dal signor Danilo, eccentrico Caronte che tiene viva la tradizione del Transitus Padi, uno dei più antichi punti di attraversamento del fiume prima dell’avvento della rapida mobilità contemporanea.

Orio Litta, Ospitale nella corte benedettina

Orio Litta, Ospitale nella corte benedettina

Poi è subito Via Emilia. Ho attraversato Piacenza, che mi ha offerto ristoro in un parco costruito nell’800 sulle vecchie mura e chiamato Via del Pubblico Passeggio (come dire, “per i piaceri del Popolo”) e infine ho raggiunto il fine tappa attraverso l’inevitabile magnetico rettilineo. A dire il vero, ho provato, come suggerito dalla guida, a deviare per strade di campagna e mi è anche andata bene. Fino ad un certo punto. Il guado del torrente Chero è andato senza problemi, quello de successivo torrente, il Chiavenna, invece, mi ha visto impantanato con il fango fin sotto le ginocchia. Le piogge dei giorni scorsi hanno lasciato il segno. Anche sulle mie scarpe e sulla bici. Ho fatto dietro front e, dopo aver lavato la bici in una cascina che mi ha gentilmente offerto un tubo e dell’acqua, ho preso la trafficata statale 9 con la sua ininterrotta serie di capannoni e sono tranquillamente “a casa”.

2° giorno, Orio Litta – Fiorenzuola d’Arda

50 km. Dal taccuino: Corte S.Andrea, il traghetto sul Po, la casa di Danilo, la Via Emilia, fiumi in piena, Piacenza, il Viale del Pubblico Passeggio, la Via Emilia, campagna allagata, nuvole di moscerini, due guadi, fango, la Via Emilia, di nuovo, coppia di pellegrini francesi in bici.

Compagni di cammino nella traversata del Po

Compagni di cammino nella traversata del Po

3. Sivizzano, 16 settembre 2015

Oggi ho lasciato la pianura Padana e sono approdato ai piedi della salita che porta al passo appenninico della Cisa. Domani mi aspetta una tappa difficile!
La prima parte della giornata è stata ancora in pianura, ho raggiunto Fidenza che iniziava a piovere, ed oggi il sistema di strade secondarie che serve i borghi agricoli della piana mi ha permesso di evitare la via Emilia. Sono passato per l’Abbazia di Chiaravalle della Colomba, un bel complesso Cistercense del XII secolo e un’altra minore poco dopo. E così, di cascina in cascina, di frazione in frazione, ho raggiunto Fidenza. Oggi ero abbastanza deciso a tirare un po’ più; sulle prime avrei dovuto far tappa a Fornovo di Taro ma, trovandomi già a metà strada alle 10:30 del mattino, ho scelto di spingere di più in modo da arrivare, a fine giornata, qualche chilometro dopo per affrontare meglio la salita domani mattina. Così, l’attacco delle prime colline dopo Fidenza viene tranquillo e rilassato con una decina di chilometri di leggeri saliscendi che mi portano nel fondovalle del fiume Taro dove, dopo un’altra decina di Km che seguono il corso del fiume, raggiungo Fornovo intorno a mezzogiorno. Compro un po’ di focaccia e mi fermo su una panchina a chiacchierare con un ragazzo francese che cammina da tre mesi su altre strade ed era finito per caso su una tappa della Francigena (di cui praticamente ignorava l’esistenza).

Cascine e capannoni, tra la Via Emilia e il West

Cascine e capannoni, tra la Via Emilia e il West

Riparto. Dopo Fornovo è tutta salita e le possibilità di fermarsi per la notte sono due: Sivizzano, dopo soli 8 km e 150 mt di dislivello, o Cassio, altri 13 km di salita vera con oltre 700 mt di dislivello! Scelgo la soluzione prudente e mi fermo qui dopo una mezz’ora di pedalata agevole. La signora che ci accoglie (io e due signore francesi che non parlano né italiano né inglese) è simpatica, il posto è carino, cresciuto intorno al vecchio centro benedettino che ci ospita, c’è solo un bar che stasera ci farà anche la cena ed è totalmente isolato dal punto di vista telematico. Telefono e tablet sono fuori uso, così per mezza giornata sarò fuori dal mondo!

Sivizzano, tappa nella valle fuori dal tempo

Sivizzano, tappa nella valle fuori dal tempo

3° giorno, Fiorenzuola d’Arda – Sivizzano

60 km. Dal taccuino: belle strade di campagna, pianura coltivata, Abbazia di Chiaravalle della Colomba, signora con il piccolo cane, altre strade di pianura, S.Rocco, Castione Marchesi, Bastelli, Fidenza, un po’ di pioggia, meccanico che mi dà un’oliata alla catena, Provinciale per S.Margherita, pioggia lieve ma fastidiosa, Borghetto, basse colline, due piacevoli saliscendi, Medesano, Fornovo di Taro, ragazzo francese, conversazione difficile, Sivizzano, salita lieve per adesso, due signore francesi sulla cinquantina, conversazione difficile anche con loro, a cena tagliatelle ai funghi porcini che lèvate!

4. Pontremoli, 17 settembre 2015

Al quarto giorno di cammino ho svalicato e il passo appenninico non ha tradito la sua fama di punto chiave del tragitto. Se da una riva all’altra del Po si respirava un’aria diversa, qui è quasi un altro mondo: di là, con i monti alle spalle, guardi a nord, di qua, con le stesse montagne alle tue spalle invece, guardi a sud. Ed è un’altra prospettiva, un’altra luce. E domani arriva il mare…

Oh yeah

Oh yeah

Il Passo della Cisa ha il sapore di una conquista, la salita è lunga e faticosa, l’attacco è duro, durissimo. Poi si addolcisce un po’ e allora lo sguardo può sollevarsi dalla strada e godere dei panorami distanti, dei pendii boscosi e delle valli che scendono lontano a perdita d’occhio. In quota c’è pioggia, nebbia e freddo, il passo appare senza preavviso in un’atmosfera umida, ovattata e silenziosa dove una tettoia e una locanda offrono riparo alla bici e a me. La discesa è tirata per via del vento contrario e della nebbia nei primi chilometri ma l’arrivo a Pontremoli distende muscoli e morale.

Giu dai monti, Re per una notte

Giu dai monti, Re per una notte

Pontremoli è una bella sorpresa; un borgo e una cittadina costruita alla confluenza tra due fiumi e attraversata da numerosi ponti storici, da una parte e dall’altra. L’ostello per i pellegrini è all’interno della rocca che domina il borgo dall’alto e sembra che sarò solo, così, per una notte, sarò il padrone del castello!

4° giorno, Sivizzano – Pontremoli

54 km. Dal taccuino: partenza all’alba, salita, attacco duro, gambe che non girano, Bardone, cazzo(!), piccolo cimitero, Terenzo, sosta, mangio una mela, altro vecchio cimitero dietro la chiesa, salita più lieve, sole che illumina la valle, bivio con la Statale della Cisa, salita costante, la guida dice che è pedalabile, panorami, avanzo curva dopo curva, spiana, scende, Cassio, scende ancora, risale, faticosa ma pedalabile, scende, Berceto, crinali, nuvole vicine, Tugo, pioggia, nebbia, case cantoniere abbandonate, il Passo, locanda, foglio di giornale sotto la maglietta, discesa nella nebbia fitta, vento contro, Pontremoli, castello, ponti, sole, piccioni che vogliono che vogliono sedersi al tavolino del bar.

Mediterraneo

Mediterraneo

5. Pietrasanta, 18 settembre 2015

Oggi lunga e piacevole pedalata dai monti al mare. Fino a Sarzana ho seguito il fondovalle del Magra, poi un po’ di Aurelia e infine il continuo lungomare della Versilia, da Marina di Massa, Forte dei Marmi a Pietrasanta. Ormai l’aspetto familiare del paesaggio mediterraneo ha decisamente preso il sopravvento; viti, ulivi, fichi selvatici e agavi lungo le strade, mentre da dietro i recinti dei giardini sbucano le chiome di palme e oleandri. Il centro storico di Sarzana è bello ed accogliente con le sue piazze illuminate dal sole e i tavolini dei bar all’ombra, l’Aurelia invece è faticosamente trafficata e per questo la lascio quasi subito. Capito così, attraverso strade secondarie, nell’area archeologica di Luni, un’antica città romana, e sede di un vescovado molto importante per quasi tutto il medioevo. Poi punto verso il mare. Come spesso capita da queste parti, il mare non lo vedi finché non ci arrivi proprio davanti, e così è stato anche questa volta. Ci arrivo più o meno all’altezza di Marina di Carrara e, superato il porto, inizia il monotono susseguirsi di stabilimenti balneari, dai più modesti ai più esclusivi, che caratterizza il litorale fino a Viareggio e oltre. Dopo una camminata sul pontile di Forte dei Marmi, piego per il viale ombroso che, da Marina di Pietrasanta, porta dritto in paese. L’ostello è una dépendance di una bella villa che ospita delle suore, ai piedi della rocca.

Occorre essere attenti per essere padroni di se stessi

Occorre essere attenti per essere padroni di se stessi

5° giorno, Pontremoli – Pietrasanta

75 km. Dal taccuino: pellegrina svizzera con piede infiammato al bar in piazza, le Apuane nella luce del primo mattino, fondovalle del Magra, Villafranca in Lunigiana, ss 62 stretta e trafficata, Aulla, S.Stefano sul Magra, sole ma si pedala all’ombra, Sarzana, bel centro storico, mi dimentico di farmi timbrare la credenziale, Aurelia, traffico, tir, devio su strada di campagna, Luni, pastore con capre nere, mare, mosso, Marina di Carrara, porto, Marina di Massa, pranzo sui frangiflutti di marmo, spengo il GPS e mi dimentico di riaccenderlo fino a fine tappa, coppia di turisti canadesi su Brompton, Forte dei Marmi, surfisti vicino al pontile, 1,60€ per un caffè e un bicchiere d’acqua al banco, lungomare, Pietrasanta, ostello, una coppia e tre signore, tutti francesi, tutti sulla sessantina, cecina per cena.

Sole, caldo e braccia che bruciano

Sole, caldo e braccia che bruciano

6. Lucca, 19 settembre 2015

Sono a Lucca e, per adesso, il cammino finisce qui. Domani andrò a Pisa da cui prenderò un treno che mi porterà a Roma. La tappa di oggi è stata breve, avrebbe avuto poco senso proseguire oltre per dover comunque tornare indietro per raggiungere Pisa, e allora me la sono presa comoda. Innanzitutto belle le colline sopra Camaiore, che non avevo mai visto, nonostante le mie frequentazioni di Viareggio in passato. La via si snoda lungo un paio di salite appaganti – dislivello medio, lunghe il giusto – e altrettante discese in fresche valli ombrose.

Soggettiva on the road

Soggettiva on the road

A Valpromaro faccio sosta in un’accogliente Casa del Pellegrino, dove una simpatica coppia di ospitalieri veneti mi offre un caffè e quattro chiacchiere. Infine arrivo a Lucca attraverso una bella pista ciclabile in un parco fluviale lungo il Serchio. È quasi mezzogiorno, il sole picchia e la mia pelle soffre, dopo il cielo velato e le foschie dei giorni scorsi la mia carnagione chiara non è più abituata al sole, allora chiamo il convento, Mario mi aspetta, mangio un po’ di pane e formaggio e vado. L’accoglienza è, a dir poco, calorosa; chiostro rigoglioso, refettorio austero, chiacchiere e caffè. Poi una stanza comoda e tutta per me che sfrutto completamente per un bel riposante pisolino di fine viaggio. Prima di cena mi concedo un altro giro in città e bevo una bella birra in un bar carino vicino al canale.

Bringing all back home

Bringing all back home

6° giorno, Pietrasanta – Lucca

38 km. Dal taccuino: provinciale per Camaiore, cartelli Francigena con l’icona della macchina (?), salita di Montemagno, ciclisti sportivi che mi superano, Valpromaro, bella casa del pellegrino, caffè con coppia di ospitalieri veneti, salita per Piazzano, dura ma breve, discesa molto ripida, arrivo dolce a Lucca, braccia che bruciano, parco fluviale, Duomo, Anfiteatro, convento dei cappuccini, caffè con Mario, lungo riposo, birra in città vicino ad un piccolo naviglio, cena con Mario, frate brontolone, decano novantunenne, vino, chiacchiere, grappa dell’est europeo che mena, storie di montagna.

Tracce

Tracce

Km percorsi in totale: 323

Libri sulla Via Francigena

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2 Risposte a La Via Francigena in bici da Pavia a Lucca

  1. fabio ha detto:

    ciao, ho visto che hai fatto questo tratto della via francigena con la bici da corsa. Volevo chiederti come ti sei trovato. io dovrei andare a maggio e non so se usare la MTB o la BDC… grazie.
    ciao!

    • Vincenzo ha detto:

      Ciao Fabio,
      Tutto molto bene con la mia vecchia Carraro… :)
      In pianura padana per evitare statali e provinciali, in genere molto trafficate, ho spesso deviato per strade di campagna ma non ho mai trovato sterrati difficili… In collina e in montagna, complice il poco traffico, vai tranquillo su strade asfaltate e… Ti godi il panorama! :)
      Ti consiglio cmq dei copertoni antiforatura; io ho montato dei marathon da 28mm, sono al loro terzo viaggio e non mi hanno mai dato problemi
      Buona pedalata!
      V.

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