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Thailandia in bici: l’arrivo a Bangkok

Asia, Itinerari • di

Il 27 aprile entriamo di nuovo in Thailandia, ma questa volta nel Sud del Golfo del Siam e delle spiagge, dal confine di Hat Lek.

For a piece of cake - Da Cesena a Singapore in bicicletta

La Cambogia ci saluta lasciandoci con un’ultima gastroenterite proprio nella città di confine di Koh Kong, quindi il nostro ingresso nel prossimo paese non è dei più convinti: pedaliamo a singhiozzi per i primi 100 km tra qualche linea di febbre e debolezza. Il caldo di questi giorni, poi, non lascia spazio a leggerezze: rimanere idratati, evitare il sole delle ore centrali e altre piccole accortezze sono fondamentali per non essere distrutti a fine giornata.

Mappa


Traccia gps | Mappa kml

La strada, la Sukhumvit Road, ci riporta subito alla mente i sali-scendi delle strade del nord della Thailandia. A sinistra concede una bella vista sul mare, almeno per i primi chilometri dopo il confine, mentre sulla nostra destra la vegetazione la fa da padrona sui rilievi cambogiani (la Thailandia qui è strettissima, appena una lingua di un paio di chilometri di larghezza). La prima cittadina che incontriamo è Klong Yai, colorata e caratteristica per il gran numero di edifici a palafitta della zona del porto e la rete di vicoletti che li collega.

For a piece of cake - Da Cesena a Singapore in bicicletta

Nelle soste successive dormiamo presso piccoli villaggi sul mare. Dopo 100 km dall’ingresso in Thailandia e diversi giorni di pedalate brevi, raggiungiamo finalmente Trat, la città che dà il nome all’intera provincia. Dispone di qualche modesta guest house nei pressi del piccolo fiumiciattolo, ma non è molto turistica, piuttosto è un appoggio comodo per i viaggiatori diretti alle isole di Koh Chang, Koh Mak e Koh Kut. Noi invece ci fermiamo qui per tre notti fino a che non ci sentiamo completamente in forma.

In uscita dalla città imbocchiamo di nuovo Sukhumvit Road in direzione nord per una cinquantina di chilometri. La strada è in perfette condizioni, con quattro corsie e un buon margine laterale per motorini e biciclette. Appena possibile, comunque, la lasciamo in favore della 3149 e poi della cosiddetta ‘scenic route’, la 4036, che in diversi tratti costeggia il mare. Alla prima spiaggia ci fermiamo, dopo una tappa di 70 km: a Laem Sing ci rituffiamo in mare e ci rilassiamo all’ombra delle palme. Purtroppo la spiaggia è sporca e poco curata, ma il panorama verdissimo che la circonda vale tutta la sosta.

Gli 80 km che seguono sono tutti sulla “scenic route” e su pista ciclabile: come già ci siamo accorti nei mesi spesi tra Nord e Nord-Est della Thailandia, il Paese sta investendo molto nello sviluppo della mobilità sostenibile e noi siamo lieti di poter pedalare per tutto il giorno in una corsia dedicata. Purtroppo abbiamo incrociato solo tre ciclisti in tutta la giornata, ma magari nel fine settimana ci si può aspettare più affollamento.

Seguendo la segnaletica della strada n.4036 superiamo una serie di baie, spiagge, ponti, zone di itticoltura, collinette verdi e punti panoramici che ci non ci fanno annoiare nemmeno per un secondo di pedalata. Quando raggiungiamo Ban Pak Nam Krasae facciamo una deviazione per visitare la sua foresta di mangrovie: una passerella di legno si inoltra tra alberi dalle radici fittissime. L’ombra dà un sollievo non indifferente ai nostri corpi accaldati. Non si paga un biglietto di ingresso e soprattutto nessuno ci impedisce di vedere questo spettacolo naturale con le bici al seguito.

mangrovie

Anche se il sole delle 11 picchia forte continuiamo fino alla vicina spiaggia di Laem Mae Phim, che si estende per diversi chilometri di lunghezza ed ha una bella barriera verde a separarla dalla strada.
Qua gli stranieri sono ancora pochi; per lo più sono thailandesi le famiglie che sguazzano in mare dentro alle camere d’aria dei camion noleggiate a riva per qualche baht e si concedono grosse cene di pesce con tanto di karaoke finale. L’atmosfera è vacanziera e rilassata.
L’indomani ci spostiamo di soli 30 km seguendo il lungomare fino a Rayong Beach (Lan Hin Khao) in cerca di onde da surfare, ma troviamo invece un mare piatto dall’acqua limpidissima e il solito contorno di folta vegetazione. Non gli sappiamo resistere e ci fermiamo qua per tutta la giornata.

Nelle località di mare degli ultimi giorni ci siamo accorti che l’accoglienza thailandese non è più quella del remoto Nord-Est, dove gli stranieri (farang in lingua thai) si contano sulle dita di una mano al massimo. Qua le leggi del turismo e del business hanno reso il popolo più freddo e indifferente, quando invece i mesi precedenti in Thailandia ci avevano assolutamente conquistati proprio per il calore umano che la gente ci riservava ogni giorno.
Il costo della vita, poi, è sicuramente più alto in queste zone costiere, come ci si aspetta da ogni destinazione turistica. Le stanze doppie vanno da un minimo di 500 baht (13 €) fino ad esorbitanti somme a quattro cifre.

Durante la notte a Lan Hin Khao infuria la tempesta e al mattino, pronti per partire, la pioggia ci mette i bastoni tra le ruote, bloccandoci sotto a tettoie di ristoranti o fermate di autobus coi suoi scrosci frequenti. Siamo diretti a Pattaya, che si trova circa ad un’ottantina di chilometri percorrendo la via n.36, una grossa e trafficata arteria a quattro corsie, con diversi sali-scendi prima di Pattaya. L’abbiamo scelta perché offre continuamente ripari in caso di acquazzone, ma in una giornata normale avremmo preferito tenere la via del mare, anche se più lunga.

Pattaya incarna ancora totalmente gli stereotipi che dagli anni della guerra del Vietnam l’hanno incoronata come una delle capitali mondiali del turismo sessuale: le sue strade, i suoi bar, i suoi ristoranti traboccano di migliaia di turisti bianchissimi a caccia dell’amore thailandese: quello di una notte, quello di una vita, quello illuso, quello senza età, quello senza vergogna…
Ci basta percorrere una cinquantina di chilometri verso nord, e più precisamente verso Bang Saen, per immergerci di nuovo nel clima della vacanza in famiglia thailandese.

lungomare

Quando non esistono strade secondarie sul mare percorriamo Sukhumvit Road pedalando nel margine stradale, riservato a biciclette e motorini. La strada è un susseguirsi di edifici industriali, hotel, attività commerciali e condomini lussuosi, in una urbanizzazione ininterrotta che va da Pattaya fino a Chonburi e poi aanche oltre in direzione di Bangkok.
Bang Saen è una cittadina vivace e curiosa: il lungomare, almeno durante il weekend, è invaso da bancarelle di street food e ristorantini con sdraio ed ombrelloni sulla spiaggia. Alcune famiglie arrivano attrezzate con stuoie da mare e viveri in abbondanza; altre si riforniscono di granchi, calamari, papaya salad, pollo allo spiedo e cocchi freschi dagli ambulanti, per poi consumarli seduti con vista mare fino a sera inoltrata.

Dopo Bang Saen ripartiamo, eccitati, in direzione di Bangkok. Riccardo ci è stato diverse volte e il suo ricordo della vibilità nella capitale Thailandese è quello di un groviglio di enormi strade su infiniti livelli ricoperte di macchine/motorini/tuk tuk senza regole, super inquinata, incredibilmente calda.
Pensiamo alla possibiltà di prendere un treno a Hua Takhe, una trentina di chiometri prima, e di entrare in città senza stress e con tutte le ossa intatte. Lo pensiamo solo, infatti a pochi chilometri dalla stazione il nostro orgoglio prevarrà.

Iniziamo la giornata pedalando alle 6.30 su Sukhumvit Road, fedele compagna da alcuni giorni. Passata Chonburi ha inizio una strada di servizio a due corsie a margine della carreggiata principale; solo qui è consentito il transito a biciclette, tuk-tuk e motorini. Spesso questi ultimi procedono contromano per comodità, creandoci attimi di nervosismo e pericolo. I livelli di transito in verticale crescono con l’avvicinarci a Bangkok: sopra le nostre teste corre adesso un’autostrada su giganteschi piloni. Gli snodi tra i vari percorsi si moltiplicano in prossimità dell’aeroporto. Passaggi pedonali e poi ferroviari coronano l’intrico di cemento.

Tutto sommato, però, la pedalata è meno difficile del previsto e, alla svolta per la stazione ferroviaria, decidiamo di proseguire dritti verso il centro. Dopo circa 85 km dalla partenza, quando già respiriamo il profumo della grossa città, lasciamo Sukhumvit Road e andiamo verso il Bangna Pier. Qui una chiatta affollata ci traghetta sull’altra sponda del Chao Phraya, il fiume sinuoso che attraversa Bangkok, per 20 baht (50 centesimi). Nel giro di due minuti siamo catapultati, a nostra insaputa, in una zona in cui la rete viaria fittissima e i grattacieli si interrompono lasciando il posto a vicoletti larghi un paio di metri tra la campagna. Il piccolo porto offre il servizio di noleggio biciclette e incontriamo un gran numero di turisti che pedalano a zonzo tra il verde e la quiete surreale di questo quartiere.

Dopo 5 o 6 km un altro porto: a Kamnamkao Pier una barchetta minuscola ci carica a fatica vista la mancanza di rampe e ci porta al Klong Toei Pier (di nuovo per 20 baht), dove ritroviamo l’urbanizzazione fitta della capitale.

attraversamento barchetta

Per quanto divertenti e folkloristici siano stati gli ultimi chilometri, siamo ancora parecchio lontani dalla nostra meta: un hotel nei pressi di Wat Pho, sulla sponda Est del Chao Phraya, in cui pernotteremo. Ci avventuriamo nel traffico pazzesco di Rama IV Road e poi di Sathon Thai Road nella speranza, non ancora sopita, di trovare un traghetto che risalga il fiume fino al porto di Tha Tien. In effetti lo troviamo, in partenza da Sathon Pier, ma la sfortuna vuole che il nostro porto di destinazione sia chiuso per lavori di manutenzione. Sbarchiamo allora a Tha Maharaj e poi pedaliamo in direzione sud per un chilometro o poco più. Quando entriamo in albergo sono le 14: dalle 6:30 di questa mattina abbiamo pedalato per 95 km a bordo dell’autostrada, superato svincoli infernali, discusso con i motorini contromano, preso due chiatte, rischiato di affondare per il peso eccessivo su una barchetta di legno e poi gioito per aver fatto tutto questo invece di salire comodamente su un treno.

 


piece_of_cake_thumb-1-699x366Siamo Chiara e Riccardo; abbiamo lasciato Cesena venerdì 10 giugno, direzione Singapore! Il nostro progetto si chiama ‘For a piece of cake’, perché la torta, per Chiara, diabetica di tipo 1 dall’età di 11 anni, è un piacere da conquistare con dosi extra di insulina o attraverso l’esercizio fisico, l’ingrediente principale di questa lunga avventura.

È possibile seguire la nostra avventura anche su:
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