Il Monviso non è una montagna come tutte le altre. Ammirato dalla Pianura Padana, il triangolo sommitale si distacca dalle altre montagne delle Alpi Cozie guadagnandosi, grazie ai suoi 3814 metri di altezza, il titolo di Re di Pietra. Fino a pochi secoli fa, la sua incontestabile sovranità altimetrica aveva fatto credere che la sua vetta fosse il punto più alto del Vecchio Continente, un’ipotesi naufragata con le moderne metodologie di misurazione.
Sul versante orientale di questa iconica cima che, 652 km a monte dello sbocco nel Mare Adriatico, custodisce le sorgenti del Po, il grande ciclismo è arrivato due volte all’inizio degli Anni Novanta. Ai 2020 metri del Pian del Re, dove l’asfalto finisce e cominciano i sentieri d’alta montagna il Giro d’Italia è arrivato nelle edizioni del 1991 e del 1992 dominate, rispettivamente, da Franco Chioccioli e Miguel Indurain. In entrambe le occasioni a vincere furono ciclisti italiani: Massimiliano Lelli e Marco Giovannetti.

La salita inizia a Paesana (618 m), comune al quale si giunge risalendo la bassa Valle Po dal saluzzese oppure scalando la pedalabile Colletta di Paesana da Barge. Nei 20,25 km necessari per raggiungere i 2020 metri di Pian del Re, si supera un dislivello di 1402 metri con una pendenza media del 6,9% e una pendenza massima del 16%.
L’ascesa che conduce a Pian del Re è scandita da una cartellonistica specifica con informazioni su quota, pendenza e distanza dalla vetta. Ogni estate la salita viene chiusa al traffico motorizzato nei due appuntamenti delle Scalate leggendarie nelle Terre del Monviso.
L’inizio della salita a Pian del Re: da Paesana a Crissolo

La prima parte della salita si sviluppa su un’ampia sede stradale e conduce, in 11,5 km, ai 1341 metri di Crissolo. I primi 3,5 chilometri sulla SP36 sono caratterizzati da un lungo rettilineo, pendenze piuttosto pedalabili e una totale esposizione al sole. Una volta giunti a Calcinere le pendenze si acuiscono, ma la vegetazione si fa più diffusa mitigando con la propria ombra la fatica crescente.
Dopo 6 km di ascesa, in corrispondenza del bivio per Oncino, una rampa all’11% fa da preludio a due tornanti in pendenza seguiti da un tratto più pedalabile che permette di rifiatare prima delle pendenze in doppia cifra che conducono al bivio per Ostana, borgo montano con un’interessante storia di ripopolamento alle spalle. A un chilometro dall’ingresso a Crissolo la pendenza torna in doppia cifra, fino al 12%.
La piazza del paese, con la sua fontana di acqua sorgiva, è un buon posto dove fare sosta. Nel triangolo formato dall’innesto superiore di corso Umberto I sulla strada provinciale 234 si trovano la chiesa di San Rocco e il Municipio di Crissolo.
Fra pascoli e borgate

Lasciata alle spalle la piazza, si procede per un centinaio di metri per poi svoltare a destra e affrontare un tornante racchiuso fra due edifici che segna l’ingresso negli ultimi 8,7 km della salita.
Nell’avvicinamento a Serre Uberto e alla borgata di Giaromba tratti di leggero falsopiano si alternano a pendenze oscillanti fra il 5% e l’8%. È l’ultima opportunità per pedalare all’ombra prima che la salita diventi totalmente esposta.
Prima di raggiungere i 1727 metri di Pian della Regina bisogna superare un paio di rampe al 12%: la prima è quella dei tornanti che precedono il passaggio a Serre Uberto, la seconda è nel tratto di strada che segue Giaromba. Siamo a 3,5 km dalla conclusione e, da questo punto, si ha la possibilità di misurare con lo sguardo tutta la fatica che rimane.
Dalla Regina al Re

L’epilogo è un’ininterrotta sequenza di prati e rocce in cui l’unica traccia antropica è una ripida striscia d’asfalto. I pascoli d’alta quota sono erti e le mucche dimostrano di avere notevoli doti alpinistiche. Dal rifugio di Pian della Regina si svolta a destra e ci si immette in un tratto di un paio di chilometri con pendenze comprese fra l’8% e il 12%.
A un chilometro dalla fine della salita si entra nel Parco Regionale del Monviso. È un epilogo clemente, nel quale le pendenze si addolciscono e ci si può fermare a contemplare la vallata dove il Po è soltanto un ruscello. Negli ultimi 1200 metri la pendenza media è del 5,5%.

Se i primi tre quarti dell’ascesa sono piuttosto avari di punti panoramici, l’epilogo è altamente spettacolare. Il punto ideale per uno scatto panoramico è a mezzo chilometro dalla meta, dove lo sguardo può abbracciare l’alta valle fino alle borgate di Crissolo.
Terminata la fatica ci si può rifocillare al Rifugio Pian del Re situato poche centinaia di metri più a valle rispetto alle sorgenti del Po.
Info utili: il nuovo collegamento per il treno + bici
Dall’inizio del 2025 è possibile raggiungere Saluzzo e, quindi, l’imbocco della Valle Po in treno grazie ad Arenaways. A differenza di quanto accade sui convogli di Trenitalia, il trasporto delle biciclette sui treni di Arenaways è gratuito, un ulteriore incentivo per tutti i cicloturisti che scelgono l’intermodalità.













Fantastico!