Hai voluto la bicicletta? Allora non pedalare

18 Febbraio 2011

Per più di un secolo ha resistito identica a se stessa o quasi. Ora ingegneri, architetti, istituti di ricerca tentano di disegnare per la bicicletta del futuro nuovi percorsi pieni di tecnologia, design, forme stravaganti, sistemi in grado di raccogliere dati su smog e traffico. E tutti i cicloinventori tirano la volata verso mezzi urbani ibridi, spinti sia dal motore umano che dall’elettricità o dall’idrogeno.

bici-idrogenoProprio sull’idrogeno, ad esempio, ha puntato il Cnr di Messina col suo prototipo di bici a pedalata assistita. Con un pieno da 18 euro ha un’autonomia elettrica di 150 chilometri che, ovviamente, possono allungarsi se il ciclista fa girare le gambe più energicamente. Un modello analogo, pronto per il mercato, lo ha realizzato una piccola azienda pisana, la Acta Energy. Con una bombola da un litro (pari a 600 litri di idrogeno) fila a 25 chilometri all’ora. A frenare l’entusiasmo dei potenziali acquirenti c’è il prezzo che si aggira sui 3.000 euro.

bici-idrogeno-1Il famoso Mit di Boston, invece, si sta concentrando esclusivamente sulla ruota posteriore. Ha escogitato un sofisticato mozzo elettrico che in poco spazio nasconde motore, batterie, dinamo e un sistema di sensori che si interfacciano via bluetooth a un iPhone montato sul manubrio dove compaiono posizione, distanza percorsa, meteo, livelli di smog.

ducati-mit-2La green wheel del Massachusetts Institute of Technology si può montare su una qualsiasi bici, trasformandola senza nessuna variazione estetica in un mezzo a pedalata assistita. C’è molta Italia in questo brevetto. A dirigere il team che lavora alla tecnoruota è un cervello in fuga, l’architetto Carlo Ratti, e il partner industriale del progetto è Ducati energia. Curiosamente per l’azienda di Borgo Panigale si tratta di una sorta di flashback: per 20 anni, dalla nascita nel 1926 all’immediato dopoguerra, aveva costruito apparecchiature per le radiocomunicazioni e la produzione di motociclette era iniziata quasi per caso dopo un esperimento: l’applicazione di un motore monocilindrico su una normale bici.

bike-2-0-1Non parla italiano, ma ha lo studio a Milano, il tandem nippo-danese di architetti che ha realizzato l’attraente Bike 2.0, vincitrice della Seoul Cycle Design Competion, il più prestigioso premio ai creativi del settore. Anche Kyoko Inoda e Nils Sveje hanno puntato sulla pedalata assistita e su tanta tecnologia, tutta integrata nel telaio, come la trasmissione a cardano che sostituisce la tradizionale catena. Ancora più fantasiose la ebiq elettrica del giapponese Yuji Fujimura, con pedali e manubrio che si ripiegano verso l’interno per diminuire l’ingombro quando è parcheggiata in casa o la yikebike, triciclo pieghevole che si ricarica in mezz’ora, si guida stando seduti sul manubrio ed è già in vendita negli States a 3.500 euro.

ebiqDietro l’attuale ciclofrenesia di brevetti c’è una comune convinzione dei progettisti: in città sempre più congestionate la bici diventerà il veicolo migliore per spostarsi. Tutto molto interessante, ma ho una domanda: se coi nuovi modelli c’è poco da pedalare, si può ancora parlare di biciclette?
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