CASCO OBBLIGATORIO. Uno scambio epistolare con il direttore di Quattroruote

1 Agosto 2012

Riassunto delle puntate precedenti: Dopo che Quattroruote ha pubblicato, nell’ultimo numero in edicola, un articolo dal titolo “vogliamo il casco obbligatorio”, ho scritto un post sul mio blog sul Fatto Quotidiano in cui contestavo la scelta e concludevo dicendo che prima di azionare la bocca bisogna assicurarsi che il cervello sia funzionante. Quest’ultima affermazione ha destato l’attenzione del direttore della rivista di riferimento degli automobilisti italiani che mi ha scritto un’email.

Il testo della mail del direttore la trovate in fondo, di seguito, la mia risposta.

Gentile Direttore,

La ringrazio molto per la sua garbata mail con cui mi fa notare che non ho nessun diritto di insultare chi la pensa in modo differente da me e su questo non posso fare altro che darle ragione. Tuttavia, nel caso specifico, non ritengo di aver insultato nessuno, ma semplicemente di aver constato la realtà dei fatti: se qualcuno ha delle serie difficoltà a stabilire delle banalissime correlazioni di causa-effetto, non posso fare altro che chiamare questo qualcuno con il suo nome: stupido.

Mi spiego meglio, l’articolo sull’obbligo del casco si apre con questa successione di argomentazioni logiche: “dal 2001 ad oggi il numero dei morti in bicicletta è diminuito del 21%, il numero dei feriti è aumentato del 40% e per questo chiediamo l’introduzione dell’obbligo d’uso del casco.”. Cioè, il numero dei feriti coinvolti in incidenti (e quindi il totale degli incidenti) in bicicletta è aumentato e voi come soluzione proponete l’introduzione obbligatoria di uno strumento che serve a limitare i danni in caso di incidente?

Mi faccia capire, all’interno della vostra redazione siete REALMENTE convinti che il casco possa ridurre il numero di incidenti? Oppure siete in malafede e avete fatto il giochino sporco dello spostamento dell’argomento per evitare di parlare di riduzione dei limiti di velocità e del traffico, di piste ciclabili, di formazione?

Le rivolgo queste domande perché la richiesta dell’introduzione dell’obbligo del casco per i ciclisti è pratica comune alle lobby dell’automobile di tutta Europa in modo da evitare che il traffico motorizzato possa subire una qualche forma di limitazione e spostando le responsabilità dei decessi sulle strade dal soggetto forte (quello che sposta una tonnellata di lamiera a velocità elevata in budelli di strade spesso costruite in epoca medievale) al soggetto debole (quello piccolo, leggero e che viaggia ad una velocità media di 20 km/h).

Mi dica lei, quindi, direttore, preferisce che io dubiti della sua intelligenza o della sua buona fede?

Quale delle due le è più cara?

La ringrazio per l’attenzione e la saluto.

Con immutata stima.

Paolo Pinzuti

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Gentile Pinzuti,

ho letto con molta attenzione quanto ha scritto sul suo blog, ma c’è una cosa che non capisco. Lei ha opinioni convinte e questo è un bene, lei la pensa in maniera differente da Quattroruote e anche questo ci sta, però perché ad un articolo che non la convince e con cui non è d’accordo lei non si limita a esporre le sue idee (probabilmente giuste, magari invece non condivisibili) ma aggiunge inutili insulti?

Io non mi permetto di scrivere che lei, che ha opinioni diverse, dovrebbe connettere il cervello. Provi a pensare che anche a Quattroruote ci possono essere dei giornalisti che fanno il loro mestiere con in impegno e magari pure con qualità: si meritano di essere trattati così soltanto perché vedono le cose in maniera differente?

Se abbiamo scritto fesserie ci contesti pure, ma abbiamo il diritto di avere delle opinioni senza per questo essere insultati. Le aggiungo anche che da sempre Quattroruote porta avanti una battaglia per il rispetto dei pedoni e dei ciclisti. Continuamente scriviamo articoli che invitano a guidare usando la testa e non il piede, a non prevaricare mai gli utenti più deboli, a tenere comportamenti che non mettano inutilmente a rischio le vite degli altri. Se chiede a chi ci legge scoprirà che Quattroruote è tutto fuorché un mensile che incita ad andare forte e a commettere infrazioni. Non fosse che per questo ci aspetteremmo da un ciclista innamorato un minimo di compiacimento per il nostro operare: se tutti gli automobilisti si comportassero come Quattroruote insegna saremmo tutti più al sicuro a cominciare proprio da chi pedala.

Cordialità

Carlo Cavicchi

Direttore Quattroruote

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