Stati Generali, ecco il brief del gruppo mobilità

30 Settembre 2012

Manca meno di una settimana agli Stati Generali della Bicicletta e della Mobilità Nuova che si terranno a Reggio Emilia il 5 e 6 ottobre prossimi. Ecco qui la base di discussione del gruppo “Mobilità Urbana”. Si tratta di uno spunto che – grazie agli interventi di chi parteciperà alla discussione degli Stati Generali – diventerà poi il documento finale di proposte su questo tema da sottoporre agli enti locali, al parlamento e al governo.

Stati Generali della Bici e della Mobilità Nuova. Appunti per il gruppo di lavoro Mobilità Urbana

sgb

Le città italiane sono il risultato di una lunga stagione di trasformazioni, di speculazioni edilizie, di consumo di suolo che ha moltiplicato gli spazi artificiali. Lo sprawling, l’urbe diffusa, ha fatto guadagnare chilometri quadrati alle città, ma ha annacquato la loro identità, le ha spersonalizzate e ha generato soprattutto nelle grandi aree metropolitane decine di sobborghi-trappola, privi di servizi e infrastrutture da cui è difficile e costoso spostarsi via via che cresce la congestione e il costo dei carburanti e s’indebolisce il servizio di trasporto pubblico.

Non si può dire esattamente in che misura, ma certo questa tendenza alla frammentazione, allo slabbramento del corpo urbano, da noi più vistosa che altrove, è anche figlia dell’automobile, divenuta “il” mezzo di trasporto mentre treno, bus e metropolitane (laddove ci sono), piedi e biciclette si spartiscono solo brandelli marginali di mobilità. Le macchine hanno reso plausibile – al prezzo di tempo perso, inquinamento, ingorghi, incidentalità – la scelta di costruire quartieri, uffici, università, ospedali e megastore distanti decine di chilometri e scollegati dalle reti del trasporto pubblico. L’auto apparentemente ha accorciato le distanze, nei fatti le ha moltiplicate.

Obiettivo di questo gruppo di lavoro è quello di proporre soluzioni per la progettazione di centri abitati a basso tasso di motorizzazione più silenziosa, più salutare, più efficiente, meno alienante, con spazi pubblici più vissuti e più sicuri, con più senso del quartiere e del vicinato. Si tratta, in altre parole, di ridare dignità allo spazio pubblico e di migliorare l’appeal della città per chi la vive o la visita, restituendo ai quartieri l’insieme delle loro funzioni residenziali, commerciali, terziarie e ricreative facendo in modo che queste siano raggiungibili a piedi, in bici o con i mezzi pubblici, con il duplice risultato di ridurre la domanda di mobilità.

I temi su cui il gruppo di lavoro intende concentrare la discussione sono quelli legati all’insostenibilità dell’attuale modello urbano dei trasporti, inefficiente da tutti i punti di vista: energetico, sociale, ambientale, sanitario, economico, umano. Le proposte, in particolare, dovranno contribuire alla definizione di una strategia realizzabile in tre fasi (nell’immediato, nel breve periodo e nel medio-lungo periodo) che tenda a ridurre a zero il numero di incidenti stradali con morti e feriti gravi, che offra una qualità dell’aria e una rumorosità tali da non costituire rischio per la salute, che permetta a tutti gli strati sociali l’accesso alle opportunità offerte dalla mobilità sostenibile, che tenda al miglioramento complessivo della qualità della vita.

In particolare si offrono come spunti di discussione l’opportunità di introdurre il limite di 30 orari nei centri abitati con esclusione delle principali arterie di scorrimento, la ridefinizione del sistema del parcheggio su strada con una progressiva diminuzione dell’uso dello spazio pubblico, l’introduzione del pay per use (ticket pricing e road pricing) per l’accesso e la sosta in determinate zone delle città con tariffe congrue e parametrate all’appetibilità dell’area e i cui introiti siano interamente destinati al trasporto pubblico e alla mobilità leggera, un potenziamento del trasporto pubblico a partire dalla definizione di percorsi protetti per la rete di superficie, la predisposizione di strumenti decisionali e finanziari per l’intermodalità, per servizi di vicinato e di quartiere, per favorire la partecipazione nella definizione/ridefinizione degli spazi urbani, per promuovere servizi alla pedonalità e alla ciclabilità (negozi bike friendly, ciclofficine, parcheggi protetti, rastrelliere) andando nella direzione dell’interconnessione dei percorsi per i veicoli non motorizzati e del tpl, definizione di un Piano della mobilità non automobilistica da associare obbligatoriamente alle nuove opere.

Si tratta di riprogettare le città, evitando di affrontare il tema con ottiche parziali, e provando a delineare una visione per il futuro che sposti la mobilità dall’auto privata a modalità più efficienti: mezzi collettivi, elettrici, su rotaia, trasporti a propulsione umana (bici, piedi) e l’auto solo quando serve, con formule on demand: taxi, noleggio o car sharing. Perché la mobilità del futuro sarà sempre più fatta di soluzioni flessibili, tagliate sulle esigenze del momento, che evitino l’inutile consumo di territorio di un sistema basato su auto di proprietà.

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