
Spesso si crede che per attivare la mobilità ciclistica sia condizione necessaria e sufficiente realizzare piste ciclabili, ma non è così.
In ambito urbano assieme alle corsie e piste ciclabili zone 30 estese consentono maggior sicurezza ai ciclisti, ma a fianco dell’infrastruttura (componente hard) che deve essere comunque di qualità, servono servizi, azioni di comunicazioni e politiche (componente soft) che aiutino i cittadini a cambiare abitudine orientandosi a stili di vita con meno auto.
In ambito extra-urbano le grandi infrastrutture ciclabili di lunga percorrenza, ciclopiste in sede propria o percorsi in sede promiscua su strade a basso livello di traffico, possono indurre una consistente ricaduta economico-turistica sul territorio; percorsi locali di minor interesse turistico possono comunque generare buon interesse nei residenti dei dintorni attivando stili di vita attivi, maggior salute tra coloro che le utilizzano e un attaccamento al territorio ed alla natura da parte dei residenti.
Il promotore della mobilità ciclistica non è un progettista, ma un soggetto esperto che sviluppa il marketing territoriale, fa sistema nel territorio costruendo relazioni che attivino e valorizzino la mobilità in bici. L’Università di Verona tramite il sottoscritto come coordinatore tecnico – didattico ha sviluppato nel 2013 un corso di formazione di 16 giornate su questi temi e detto corso verrà ripetuto nella primavera del 2014.
In questa rubrica svilupperemo di volta in volta aspetti diversi evidenziando le varie competenze ed illustrando alcune situazioni di successo.




















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