Ormai è un dato di fatto accertato: negli ultimi anni la bicicletta è diventata sempre più centrale nella mobilità europea. Le città investono sulle ciclabili, crescono le bici e le ebike, sempre più persone scelgono di spostarsi pedalando. Ma a questa crescita non corrisponde ancora un miglioramento adeguato della sicurezza dei ciclisti.
A evidenziarlo è il nuovo report “Improving the Safety of Cycling in Europe”, il PIN Flash 50 pubblicato dall’European Transport Safety Council (ETSC)*, organizzazione indipendente che monitora da anni i dati europei sulla sicurezza stradale. Il documento analizza l’andamento degli incidenti che coinvolgono i ciclisti e mostra come i progressi siano ancora troppo lenti rispetto agli obiettivi europei di riduzione delle vittime della strada.

I ciclisti restano gli utenti più vulnerabili
Secondo il report, tra il 2014 e il 2024 le morti dei ciclisti nell’Unione Europea sono diminuite appena dell’8%, una riduzione molto inferiore rispetto a quella registrata per gli occupanti delle auto. Nel 2024 i ciclisti morti sulle strade europee sono stati 1.926.
Per ETSC il problema principale resta la convivenza con il traffico motorizzato. Circa due terzi degli incidenti mortali avvengono infatti in collisioni con veicoli a motore, soprattutto automobili. Ma il report sottolinea anche un altro aspetto: molti incidenti in bici, specialmente quelli senza altri mezzi coinvolti, non vengono registrati correttamente nelle statistiche ufficiali.
Ricevi il meglio di Bikeitalia direttamente via mail: compila il modulo e iscriviti alla nostra newsletter settimanale, è gratuita!
Iscriviti alla newsletter

Ebike e categorie a rischio: un focus su chi paga il prezzo più alto
Il report PIN Flash 50 accende i riflettori anche su come sta cambiando la mobilità e su chi ne subisce maggiormente le conseguenze. C’è un dato che spicca su tutti: se le morti di chi pedala su bici tradizionali stanno lentamente diminuendo in diversi Paesi europei, quelle di chi utilizza le biciclette a pedalata assistita (ebike) sono in netto e preoccupante aumento.
A essere colpita è soprattutto la fascia più anziana della popolazione: i tassi di mortalità crescono in modo drastico per gli over 80, una categoria che sfrutta l’ebike per mantenere la propria indipendenza, ma che risulta più esposta in caso di impatto. Infine, emerge una netta sproporzione di genere: gli uomini rappresentano ben l’80% delle vittime in bicicletta, un dato che l’ETSC attribuisce sia a differenze nei chilometri percorsi, sia a comportamenti in strada percepiti come più a rischio.
Il nodo dei dati reali: il dramma dei “feriti invisibili”
C’è poi un elefante nella stanza che l’organizzazione europea sottolinea con forza: i numeri ufficiali che leggiamo ogni anno potrebbero essere solo la punta dell’iceberg. L’ETSC denuncia enormi lacune nella raccolta dei dati sugli incidenti a livello europeo, soprattutto quando non ci sono veicoli a motore coinvolti (come nel caso delle cadute dovute a buche o infrastrutture mal progettate).
Un caso emblematico citato a supporto del report riguarda il Belgio: confrontando i dati, è emerso che i registri ospedalieri hanno accolto un numero di feriti gravi della strada quattro volte superiore rispetto a quello riportato nei verbali della polizia. Insomma, molti incidenti in bici sfuggono completamente alle statistiche governative: se non vediamo il problema nella sua interezza, diventa impossibile progettare strade e soluzioni che proteggano davvero chi pedala.
Servono velocità più basse e infrastrutture migliori
Nel documento emerge con forza la necessità di mettere in pratica subito due azioni: ridurre le velocità urbane e creare infrastrutture ciclabili realmente protette. ETSC considera le “Zone 30” una delle misure più efficaci per diminuire la gravità degli incidenti e migliorare la sicurezza dei ciclisti.
Il report evidenzia inoltre come molte reti ciclabili in Europa siano ancora discontinue o progettate senza standard adeguati. E non si tratta soltanto di collisioni con le auto: secondo quanto riportato nel report, quasi un terzo delle morti dei ciclisti deriva da incidenti senza altri veicoli coinvolti, spesso causati da cadute o infrastrutture poco sicure.

La mobilità ciclistica cresce più della sicurezza dei ciclisti
Secondo ETSC, l’Europa sta incentivando sempre di più l’uso della bicicletta per motivi ambientali e sanitari, ma senza creare ovunque condizioni realmente sicure. È questa la contraddizione che emerge dal report: la bici cresce come mezzo di trasporto, mentre la protezione dei ciclisti procede molto più lentamente.
Qualcuno di questi dati ci ha particolarmente sorpreso? Forse no, ma il problema è proprio questo: vedere nero su bianco i dati che abbiamo imparato a considerare come “ovvi” può essere d’aiuto per spingere finalmente verso una soluzione definitiva.
*[Fonte]



















Devo dire che faccio parte di coloro che usano la bici, per raggiungere il posto di lavoro… e ci vorrei arrivare al posto di lavoro.
Purtroppo non tutti i driver di auto/moto/mezzi pesanti sono pronti a sorpassare in sicurezza una bici/ebike che sia,
Se l’autista è preparato, nessun problema, avvengono sorpassi in sicurezza, qualche secondo di attesa dietro il veicolo lento, e poi si riparte, ma invece se si ha la sfortuna di incontrare chi pensa che il suo tempo valga più di quello degli altri, ecco che è incline ad essere coinvolto in situazioni pericolose… che possono essere drammatiche.
Certo ci sono molti ciclisti che non rispettano il codice della strada, e non va bene, ma la differenza è che da una parte abbiamo un petardino…dall’altra un missile… le conseguenze sono ben diverse.
Ripeto che ci sarebbe la necessità di allargare di 1mt le strade extraurbane permettendo di far viaggiare noi lenti, in tutta sicurezza… ma prima di vedere delle corsie riservate ai lati… ne passerà di acqua sotto i ponti… purtroppo. chissà se la mobilità diversa da quella automobilistica verrà presa in considerazione dalle amministrazioni… abbiamo visto un PNRR scivolare via senza molti interventi strutturali.
Vivo in area rurale, c’è solo spazio, ma nessuna volontà (possibilità reale?) di destinarlo a percorsi sicuri…
Ma è tutto un approccio culturale, nel gestire questo argomento, dalle amministrazioni al privato cittadino, la realtà che posso riportare, qua nel nord Ovest, è che non ci sono amministrazioni (tranne rarissime mosche bianche) che provano a far ragionare i cittadini sulla diminuzione del mezzo privato nei piccoli centri urbani… l’uso inutile dell’auto è drammaticamente difficile da rimuovere. la legge dello status quo…
Rispondo al telegramma del Signor Mauro (è una battuta… ;-))
Da ciò che scrive sembra che la responsabilità degli incidenti di cui l’articolo tratta sia dovuta esclusivamente al comportamento del ciclista: “Dovrebbero avere casco ecc…”
“Fare capire loro… …Insegnare loro…”
E poi il solito cavallo di battaglia “per strada c’è anche chi lavora”.
Adesso, per parcondicio, dovrebbe scrivere qualcosa anche sul comportamento di alcuni automobilisti, o sono tutti perfetti?
Io uso la bici da anni ed anni e le assicuro che uno dei comportamenti più comuni degli automobilisti è quello di sorpassare senza mantenere la distanza di sicurezza, dandoci la stessa importanza che si da ad un cartello stradale.
Ho rischiato di essere investita dentro una rotonda da un uomo che si stava immettendo senza guardare chi era già dentro (e ho le luci lampeggianti davanti e dietro), ho rischiato di essere investita sulla banchina da un camion che mi ha quasi sfiorata e, non solo non si è distanziato nel sorpasso, ma percorreva la strada con le ruote sulla striscia che divide corsia da banchina.
Io ho rispetto per tutti, viaggio a destra, ho casco, luci ecc (targa no ovviamente) ma tutto quello che lei ha elencato non mi protegge se l’automobilista/camionista si comporta malamente.
Grazie a chi ha utilizzato il proprio tempo per leggere
ai fenomeni che ci fanno il pelo anche avendo la corsia opposta libera ,vorrei dirgli che per terra non hanno i binari, quindi il buon senso di allargarsi visto che dovremmo avere 1,5 metri in base al nuovo codice della strada, ma sarebbe un lusso, e quando meno se rallentano e poi scalano anche due marce all’occorrenza non perdono certo il gran premio ,soprattutto ora che la maggior parte delle auto ha il cambio automatico e un casino di cavalli sotto il sedile e più di qualche ASINO alla guida.
suggerirei che i vari assessori comunali e i tecnici della viabilità percorressero, su un mezzo a due ruote, le strade da loro gestite affinché si rendano conto delle insidie create da buche, tombini sporgenti o infossati, crepe e altro. Che controllassero, dopo l’esecuzione di lavori, che il manto stradale sia correttamente ripristinato.
[Questo commento non è stato pubblicato > https://www.bikeitalia.it/linea-guida-moderazione-commenti-su-bikeitalia-it/ – Bikeitalia.it]
1. Troppe ciclabili si interrompono e costringono all’attraversamento di tratti potenzialmente pericolosi
2. È indispensabile fermare i fomentatori di odio verso i ciclisti e iniziare una campagna nella direzione inversa
per cominciare ad ovviare bisogna che le amministrazioni pubbliche,il governo giusto per essere chiari,decida di mettere mano alla manutenzione delle strade a prescindere dalle piste ciclabili e questo al netto che qui in Italia quelle poche che si ha il coraggio di chiamare ciclabili,sono delle vere ciofeche per non dire di peggio!
Le strade urbane devono essere tenute sempre in ottimo stato e senza ostacoli di ogni genere: la velocità ridotta ovunque ai 30 km/h.
[Questo commento non è stato pubblicato > https://www.bikeitalia.it/linea-guida-moderazione-commenti-su-bikeitalia-it/ – Bikeitalia.it]
bisogna stanziare fondi per le piste ciclabili con destinazione specifica e dare una priorità alla loro realizzazione. inoltre anche i ciclisti devono essere più attenti e moderare la velocità
[Questo commento non è stato pubblicato > https://www.bikeitalia.it/linea-guida-moderazione-commenti-su-bikeitalia-it/ – Bikeitalia.it]
Beh: in Italia bisogna essere veramente fessi per coinvolgere la polizia in caso di caduta accidentale dalla bicicletta: qualsiasi giudice o prefetto esclude all’istante le cause infrastrutturali, e procede con le dovute sanzioni per perdita di controllo del mezzo.
[Salve Alessandro, in realtà se si fornisce documentazione della caduta a causa di una buca è possibile essere risarciti dopo aver presentato denuncia (purtroppo ci vogliono diversi anni a causa della lentezza della giustizia in Italia, ma è difficile: non impossibile) > https://www.bikeitalia.it/cadi-dalla-bici-per-colpa-di-una-buca-scopri-come-far-valere-i-tuoi-diritti/. Proprio qui su Bikeitalia abbiamo riportato diverse notizie di risarcimenti importanti a causa di cadute accidentali in bici imputabili alla cattiva manutenzione delle strade > https://www.bikeitalia.it/2023/07/06/ciclista-cade-in-una-buca-il-comune-lo-risarcisce-con-53-000-euro/ + https://www.bikeitalia.it/2023/10/10/caduta-in-bici-a-causa-di-una-buca-ferito-e-risarcito-con-40-mila-euro/ + https://www.bikeitalia.it/2025/01/24/maxirisarcimento-per-una-caduta-in-bici/ + https://www.bikeitalia.it/2016/03/29/multata-perche-cadde-dalla-bici-vince-il-ricorso-contro-i-vigili/ – Bikeitalia.it]
I problemi sono più di uno. Strade dissestate e strette. Visto che danno l omologazione a suv e auto grandi come camion. Dovrebbero avere casco specchietti retrovisori e un numero di targa. Importante. Fare capire che loro sono i vulnerabili per strada un motivo per essere più attenti di altri Insegnare loro che le regole stradali. Valgono anche per loro Sto arrivando! Sapendo per strada c è anche chi ci lavora con vari mezzi trasporti vari. ( non sono in pensione o a fare giri per diletto).