Se il mare si popola di pesci, state sicuri che arrivano gli squali

21 Novembre 2013

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I ciclisti stanno aumentando vertiginosamente, questo è certo. Nessuno si è dato la pena di contarli, ma il semplice fatto che sempre più soggetti si stiano dando da fare per sfruttarli ne è la conferma. L’ultimo in ordine di tempo sono le assicurazioni, che non vedendo l’ora di mettere le mani su un bel gruppo di potenziali clienti, fanno lanciare all’Associazione nazionale esperti infortunistica stradale l’allarme sull’aumento degli incidenti causati dalle bici. I numeri sono ridicoli ma qualcuno, come la rubrica motori di Repubblica (quella per capirci dove si pubblicizzano auto spacciandola per informazione) abbocca.

E così parte uno sproloquio di parole, e di scuse, per dire che aumentando i ciclisti aumentano gli incidenti (finissimo giornalismo) e che addirittura a Milano sono lo 0,6% (15 su 819, che poi farebbe l’1,2% ma vabbeh). Capite l’emergenza? Il 5-6% dei mezzi provoca lo 0,6% degli incidenti. Mentre le auto, che sono il 70% ne provoca il restante 99. Ora se foste veramente preoccupati della sicurezza da dove partireste? Dal grosso? No, le assicurazioni sono pignole e vogliono prima occuparsi dei decimali. Perfezionisti!

Chiaramente l’articolo ha riacceso la mai sopita polemica dei detrattori delle due ruote che si lamentano del comportamento dei ciclisti, senza aver mai, chiaramente, messo il culo su un sellino. Qualcuno, probabilmente, scendendo dall’auto parcheggiata sul marciapiede ha incontrato un ciclista e per paura che gli possano rigare la preziosa carrozzeria, si è profondamente indignato per cotanta arroganza.

Sia chiaro, tutti devono rispettarsi reciprocamente e rispettare delle regole di sicurezza e convivenza (più che un CdS vecchio e iniquo) ma se proprio vogliamo affrontare il problema sicurezza non sarebbe meglio concentrarsi sul grosso della questione, su chi fa più danni (e più morti) e affrontare in seguito le questioni marginali?

Un consiglio per i giornali: la pagina motori vi dà da mangiare ma è prossima all’estinzione, provate a chiamarla mobilità e guardate un po’ al presente, potrebbe essere che riusciate a restare al passo coi tempi.

Pubblicato su Ciclofficina ABC

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